Alberto Alesina e Francesco Giavazzi i moltiplicatori della spesa

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Nei giorni scorsi i senatori hanno modificato la legge costituzionale che definisce i poteri del «nuovo Senato», ampliando le sue competenze sul bilancio dello Stato. Il nuovo testo rischia di aprire un perenne contenzioso fra Camera e Senato rendendo molto più difficile il controllo dei conti pubblici. L’emendamento alla legge, proposto dai due relatori, Finocchiaro (Pd) e Calderoli (Lega Nord), modifica l’articolo 81 della Costituzione là ove esso attribuisce il potere di approvare «le norme fondamentali e i criteri volti ad assicurare l’equilibrio tra le entrate e le spese dei bilanci e la sostenibilità del debito del complesso delle pubbliche amministrazioni», in altre parole le leggi di bilancio. L’emendamento prevede che tali leggi «siano esaminate dal Senato della Repubblica che può deliberare proposte di modificazione entro quindici giorni dalla data della trasmissione (dalla Camera). Per tali disegni di legge il Senato della Repubblica delibera a maggioranza assoluta dei suoi componenti». Se il Senato propone modifiche, «la Camera, entro i successivi venti giorni, si pronuncia in via definitiva».
Apparentemente vi sono quindi due protezioni: il Senato può modificare le leggi di bilancio solo votando a maggioranza assoluta, e la Camera può vararle anche se il Senato le ha bocciate. Ma si tratta di protezioni molto deboli. Il nuovo Senato dovrebbe essere composto in maggioranza da rappresentanti designati dalle Regioni. È facile prevedere che i nuovi senatori faranno gli interessi delle assemblee che li hanno designati, in modo largamente indipendente dal partito in cui militano. Nel nuovo Senato, così, ogniqualvolta vi sarà da proteggere le spese delle Regioni la maggioranza assoluta sarà pressoché automatica. Non appena il governo propone una legge di bilancio, le Regioni subito protestano sostenendo che non ricevono fondi sufficienti, in particolare per la sanità. Ciò che accadrà è che il Senato boccerà le leggi di bilancio sostenendo che esse non assegnano fondi sufficienti alle Regioni. E la Camera finirà per modificarle. Il nuovo testo della legge è quindi un significativo peggioramento della situazione attuale, in cui i senatori rappresentano i cittadini che li hanno eletti e non sono solo dei portavoce delle Regioni.
Il problema è questo. La spesa delle Regioni è per lo più finanziata da tasse nazionali, pagate allo Stato. Le Regioni quindi non internalizzano i costi delle loro spese (talvolta faraoniche) appunto perché non sono responsabili delle tasse che le finanziano. È un federalismo costruito male e creatore di deficit. Il nuovo Senato formalizza e rafforza questo modello sbagliato . Certo, rimane la salvaguardia della Camera la quale, essa pure a maggioranza assoluta, può varare una legge di bilancio anche se bocciata dal Senato. Ma comunque l’emendamento Calderoli-Finocchiaro aumenterà il potere contrattuale delle Regioni e quindi la capacità di spesa di enti che sono diventati la maggior fonte di squilibrio dei conti pubblici. È infatti impensabile che anno dopo anno la Camera approvi leggi di bilancio regolarmente bocciate dal Senato. L’emendamento ha quindi creato una legge distorta, che favorisce chi deriva benefici dalla spesa senza sopportarne i costi.

di Alberto Alesina e Francesco Giavazzi da corriere.it

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