Aldo Grasso aprite le scuole al film sulla Grande Guerra ( Ma noi alle medie fecero vedere Uomini Contro )

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sulla Grande Guerra
Il documentario a 100 anni dallo scoppio della Prima guerra mondiale

«Meditabile, circa l’inizio della Grande Guerra, un pensiero di Johan Huizinga in Lo scempio del mondo , che di quella che tuttora, tanto per definire, è detta Belle Époque, frantuma l’essenza: “La povera Europa si avviava verso la Prima Guerra Mondiale come un’automobile sgangherata in mano a un conducente ubriaco per una strada tutta buche e cunette”… Ad un certo punto di quella strada tutta buche si trova un giovane bosniaco imbevuto di idee estremiste, Gavrilo Princip, che con due pistolettate contro l’arciduca erede della corona asburgica e la moglie, in visita di Stato a Sarajevo, mette a nudo senza affatto pensarci una inimmaginata degenerazione spirituale della civiltà e della figura umana». Così Guido Ceronetti. Cent’anni fa, era il 1914, esplodeva l’incubo della Grande Guerra.

Si chiama «Rewind». La vera storia della Prima Guerra Mondiale ed è un viaggio nella storia e nel tempo, corredato dalle immagini d’archivio della Bbc, che si snoda dal Sacrario militare di Redipuglia, in Friuli Venezia Giulia (dove sono racchiusi resti di circa 100 mila soldati), per poi ripercorrere le tappe principali degli anni del conflitto (DeASapere HD, canale 415 di Sky, lunedì ore 21,50).

Pierluigi Vercesi racconta e spiega tutti i momenti più importanti del conflitto: dall’assassinio dell’Arciduca Francesco Ferdinando alla Conferenza di pace di Parigi. La Prima Guerra Mondiale è stata una grande carneficina: una lunga, estenuante guerra di trincea che, a un certo punto, ha sentito il bisogno di sperimentare le prime armi di distruzione di massa. Così, d’improvviso, dalla baionetta si passa all’uso del lanciafiamme, dei gas letali: «Pietà l’è morta». Un evento devastante, rovinoso, mortale che ha cambiato non solo la storia ma l’anima della gente. Un programma così andrebbe proiettato in tutte le scuole. Ci vuole molto per farlo?

di Aldo Grasso da corriere.it

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