Aldo Grasso Bonolis inadeguato per il senso della vita non so se gli manca intelligenza virtù o benevolenza

Bonolis inadeguato come oratore dotto
Il senso della vita o il senso del palinsesto? Per il ritorno in prima serata della trasmissione che più gli sta a cuore, Paolo Bonolis ha invitato Walter Bonatti, sulla cui vita pesa come un macigno, a proposito della conquista del K2 (1956), una vergogna nazionale. Per anni si sono sparsi veleni su Bonatti, si è accennato a misteriosi sabotaggi delle bombole. Dopo 50 anni finalmente la verità: Bonatti consegnò con sforzo indicibile ai due compagni le bombole d’ossigeno necessarie per raggiungere la vetta e da questi fu abbandonato, rischiando la morte.

Questo sì che è senso della vita. Peccato che Bonatti sia apparso verso mezzanotte. Alle 21.30 c’era Christian De Sica a promuovere il suo ennesimo cinepanettone, a raccontare per l’ennesima volta le stesse, inutili cose. Bonolis ci tiene, eccome!, a questo programma, per lui «Il senso della vita» rappresenta il riscatto da tutta la spazzatura che è «costretto» a produrre per non venir meno al senso degli affari (Canale 5, domenica, ore 21.14). Solo che è obbligato a combattere, e a soccombere, contro due fantasmi retorici: la pretenziosità e l’inadeguatezza. Anche lui compila liste, anche lui s’interroga sul dolore universale, anche lui crede nella realtà della salvezza, anche lui vuole impedire di vivere e morire in pace a coloro che hanno troppa buona coscienza. Però è pretenzioso e lo spasmo salvifico non tollera il barocco: non appena si atteggia a «finto colto» o dice frasi tipo «mi è sovvenuta notizia che…», il senso del ridicolo lo travolge impietosamente.

Bonolis è storicamente inadeguato al compito che si prefigge con questo programma, sia che usi come spalla Luca Laurenti o quello spiritosone di Piergiorgio Odifreddi. A rendere un oratore credibile, diceva Aristotele, sono l’intelligenza, la virtù e la benevolenza. Quando manca una di queste tre caratteristiche, la sua credibilità è compromessa. Non sappiamo dire quale, ma l’impressione è che a Bonolis una delle tre caratteristiche manchi sempre.

Aldo Grasso da corriere.it via il televisionario

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