Aldo Grasso La Resistenza di Mike Bongiorno

mikebongiorno2La Resistenza di Mike Bongiorno

Nella sua galleria di ritratti dei personaggi che hanno cambiato il volto all’Italia dopo la Seconda guerra mondiale, trasformando un Paese devastato dalla tragedia bellica in una nazione moderna, «La Grande Storia» ha dedicato spazio a una figura importante: Mike Bongiorno (Rai3, venerdì, ore 21.10). Solo alcuni anni fa, sarebbe stato impensabile riconoscere a un personaggio televisivo un ruolo così importante nella costruzione dell’identità nazionale, di una radice comune.

La puntata, curata da Nicola Bertini, si è concentrata sul periodo meno noto della vita di Mike, quello precedente al successo stellare di «Lascia o Raddoppia?», vissuto tra gli Usa (dove era nato nel 1924) e l’Italia. La puntata ha raccontato una vicenda cui Mike teneva tantissimo, cioè la sua partecipazione alla Resistenza, cui prese parte come staffetta incaricata di trasmettere messaggi su Torino e Milano. Com’è noto, nell’aprile del 1944 finì catturato da un plotone della Gestapo: a salvarlo dall’esecuzione fu il suo passaporto americano, che lo rese un valido candidato per eventuali scambi di prigionieri tra tedeschi e alleati.

Venne deportato a Milano e imprigionato nel carcere di S. Vittore: seguirono un primo, durissimo periodo di isolamento, poi lo spostamento in mezzo ad altri detenuti (tra cui anche Indro Montanelli, che, intervistato anni dopo da Enzo Biagi, si ricordava bene di Mike), e infine il rilascio, nel settembre 1944. Seguì il ritorno a New York, gli inizi presso alcune radio locali e poi le prime esperienze in Rai. Genialmente, nel fare la tv, ha sempre scelto il punto di vista del «semplice». Come ha ricordato Paolo Mieli a inizio puntata, Mike, con il suo spirito naïf, intuì «per un puro caso» dove stava andando la società italiana: di fronte alla modernizzazione dei costumi, all’americanizzazione, fu al contempo testimone e agente di cambiamento.

di Aldo Grasso da corriere.it

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