Alessandro Sallusti se non lavorano, licenziateli Alitalia Etihad

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C’è l’accordo con Etihad, ma i dipendenti Alitalia ricattano e si mettono in malattia Draghi avvisa Renzi: se non fate le riforme alla svelta, ci penserà l’Europa a commissariarvi

I dipendenti Alitalia non ci stanno ad essere salvati. O, forse, non ci stanno a lasciare la comoda posizione di dipendenti pubblici (la semi privatizzazione italiana era appunto all’italiana) e andare sotto padrone vero, gli arabi di Etihad, che pretendono di stare sul mercato con le regole di efficienza che il mercato impone. Insomma, Alitalia oggi, con la firma della cessione, potrebbe diventare un’azienda normale e i suoi dipendenti lavoratori altrettanto normali nei diritti e nei doveri. Su quasi dodicimila persone, diecimila manterranno il posto, poco più di 1600 entreranno in mobilità con tutte le garanzie e i paracadute del caso. La risposta dei dipendenti, aizzati dai sindacati (in particolare dalla Cgil), è durissima. Nei giorni scorsi è iniziato un boicottaggio che ha lasciato senza bagagli migliaia di viaggiatori, da oggi si potrebbe aggiungere la paralisi degli aeroporti e dei voli con l’invio di massa di certificati medici.

Siamo all’incoscienza. Il Paese è in gravissima difficoltà economica, in crisi di immagine e credibilità, la stagione turistica entra nel pieno e noi, che facciamo? Blocchiamo gli aeroporti, scoraggiamo i turisti a venire e lasciare un po’ di vitali euro e dollari. Non è accettabile e – se paralisi sarà – spero che la risposta sia dura e adeguata. Come fece Ronald Reagan nel 1981. Fresco presidente, Reagan sfidò i potenti sindacati americani e l’opinione pubblica licenziando in tronco 13mila controllori di volo che con la loro agitazione stavano bloccando il Paese e la sua economia. Fu un vero choc. Personale militare fu spedito nelle torri di controllo e in pochi giorni la situazione tornò alla normalità. Fu stabilito un principio – applicato poi dalla Thatcher coi minatori inglesi – che cambiò la storia economica, politica e sociale dell’Occidente e che garantì anni di crescita e sviluppo: non c’è diritto di singole categorie che sia superiore all’interesse generale di un Paese. O in Italia si imbocca questa strada, oppure siamo morti davvero. E avrebbe gioco facile l’Europa a commissariarci. Come ci ha avvisato ieri il governatore della Banca Centrale, Mario Draghi: o ce la fai da solo – ha detto a Renzi, fresco di batosta del Pil negativo – o ci pensiamo noi. Non penso che Renzi sia Reagan, ma non è neppure uno stupido. Se permette che gli aeroporti diventino campo di battaglia, noi restiamo a terra ma lui ci finirà sotto(terra).

Alessandro Sallusti  da ilgiornale.it

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