Alpi Eagles fallimento

Alpi Eagles «precipita» in Tribunale Nessun compratore: è fallimento
Non si trova il «salvatore» e il giudice dispone la liquidazione della compagnia low cost. Mille creditori, settanta milioni di debiti ma in cassa non c’è un euro

Anche l’ultimo «colpo d’ala»—è proprio il caso di dirlo — di Paolo Sinigaglia è fallito. Il volo di Alpi Eagles, che in realtà ormai non solcava più i cieli con i propri Fokker da più di tre anni, è definitivamente terminato. Giovedì il tribunale di Venezia ha decretato la conversione dell’amministrazione straordinaria in fallimento, ritenendo inutile attendere ancora il «salvatore» della compagnia di Sant’Angelo di Piove di Sacco, che era diventata il secondo vettore del Marco Polo di Venezia. Cambia dunque anche il ruolo del commercialista mestrino Gianluca Vidal, che da commissario diventa curatore fallimentare. L’assemblea dei creditori è stata fissata per il 26 ottobre. Lo stesso Vidal aveva chiesto il fallimento l’anno scorso, ma a fine novembre, quando era stata fissata l’udienza di fronte al giudice delegato Roberto Simone, si era materializzato Sinigaglia, ex presidente e fondatore della compagnia. «Chiediamo una proroga, abbiamo dei contatti con potenziali compratori», aveva tuonato l’imprenditore, rimasto a capo del cda della società, accompagnato dal suo legale, l’avvocato veneziano Sebastiano Tonon.

Il giudice ha rinviato l’udienza prima a febbraio, poi allo scorso 3 maggio, fissando dei paletti precisi: il presunto compratore avrebbe dovuto essere disposto a spendere almeno 1,5 milioni di euro, con un acconto del 10 per cento, ovvero almeno 150 mila euro. Di fronte alla richiesta di una nuova proroga, per concludere l’accordo con un fantomatico vettore asiatico intenzionato a entrare nel mercato italiano, il magistrato ha però deciso di sottoporre la questione ai colleghi Manuela Farini e Andrea Fidanzia e il collegio ha decretato il fallimento, che segue quelli di Myair, Club Air e prima ancora di Volare, che colpirono duramente lo scalo di Tessera. «Purtroppo i tempi delle trattative sono stati più lunghi rispetto a quelli del tribunale », è il laconico commento di Vidal, che ovviamente appoggiava lui stesso l’ipotesi di trovare un compratore.

Le «aquile» avevano smesso di volare il 2 gennaio 2008, piegate da una crisi economica gravissima che aveva portato l’Enac a revocare la licenza di operatore aereo. Secondo i conteggi fatti all’epoca della concessione dell’amministrazione straordinaria, i debiti complessivi ammontano a circa 70 milioni di euro, con circa mille creditori. In prima linea tra i creditori ci sono la banca Antonveneta con una richiesta di 14 milioni di euro e Save con 4 milioni, seguiti via via da decine di fornitori, in particolare per i leasing dei Fokker 100 usati dalla compagnia, le manutenzioni, il carburante, il Tfr dei dipendenti. Non molti invece sono i clienti, visto che la maggior parte ha deciso di lasciar perdere il rimborso dei biglietti divenuti carta straccia. I circa 300 dipendenti hanno potuto invece in questi anni godere di una cassa integrazione specifica, quella prevista dalla legge 291 del 2003, mirata su Alitalia. P e r tutti loro, comunque, la possibilità di vedere anche solo pochi euro è ridottissima.

L’attivo della società è praticamente inesistente. Ci sono un paio di aerei di difficile vendita, attrezzature con i marchi «Alpi Eagles » che dunque sono inutilizzabili e anche gli slot ormai sono persi. Gli unici soldi che potrebbero arrivare in cassa sono quelli della causa da 1,5 milioni di euro con la Eagles Airlines, accusata da Alpi Eagles di averla «mollata» un anno fa proprio nel giorno del rogito— la cifra della cessione è proprio quella oggetto della causa — per motivi inconsistenti. La battaglia giudiziaria tra le due compagnie è partita e ha già avuto un primo effetto: il tribunale ha infatti inibito alla Eagles l’uso del nome, stabilendo una sanzione di 500 euro per ogni utilizzo.

Alberto Zorzi da corriere.it

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