Amanda maltrattata dalla polizia

amanda-knoxMeredith, Knox: sotto pressione quando accusai Lumumba
Amanda Knox, sotto processo a Perugia per l’omicidio della studentessa britannica Meredith Kercher, ha detto oggi in aula che era “sotto pressione” quando mosse delle accuse contro Patrick Lumumba durante gli interrogatori della polizia, e di aver “immaginato tante cose diverse”.
“Andando in questura non credevo che mi avrebbero fatto tante domande, anche sugli orari”, ha dichiarato la ragazza di Seattle — che compirà 22 anni il prossimo 9 luglio — rispondendo alle domande di Carlo Pacelli, legale di Lumumba. “Tutte le dichiarazioni sono state prese con forza, contro la mia volontà”.
“Ero sotto pressione ed ho immaginato tante cose diverse”. “Erano loro che suggerivano il percorso”, ha aggiunto riferendosi agli agenti della polizia. “Mi è stato suggerito dal pubblico ministero”.
Knox deve rispondere anche dell’accusa di avere calunniato Patrick Lumumba, un congolese arrestato subito dopo l’omicidio e poi rilasciato, quando gli investigatori hanno appurato che era estraneo ai fatti.
Quando Pacelli le ha chiesto se sia stata la polizia a suggerirle che Meredith quella notte ebbe rapporti sessuali, Knox ha risposto semplicemente “sì”, come anche alla domanda se l’avessero picchiata. Poi ha descritto la scena, mimando i due schiaffi alla testa che dice di aver ricevuto dagli agenti.
Amanda, vestita di chiaro con i capelli raccolti e seduta al posto dei testimoni insieme a interprete e due guardie, ha quindi negato di aver incontrato Patrick e di essere stata nella casa di via della Pergola la sera del delitto.
“Ero a casa di Raffaele. Ho guardato la mail, abbiamo visto un film, abbiamo chiacchierato”, ha detto quando le è stato chiesto dove si trovasse quella sera.
“Mi hanno chiamata stupida e bugiarda. Urlavano e mi dicevano che sarei andata a finire in prigione, che stavo proteggendo qualcuno. Ero traumatizzata”, ha detto Knox.
RIBADITA LA SUA VERSONE DEI FATTi
Interrogata nel pomeriggio dai legali della difesa, la ragazza ha ripercorso nuovamente la sua versione dei fatti come l’ha sempre raccontata, spiegando di aver visto Meredith per l’ultima volta il 1 novembre a pranzo.
Ha ribadito di aver dormito a casa di Sollecito la sera dell’omicidio: “Dopo il film abbiamo fatto l’amore, abbiamo fumato uno spinello e siamo andati a dormire”, ha detto, spiegando di essere stata felice di ricevere il messaggio in cui Lumumba — all’epoca suo datore di lavoro — le diceva che quella sera non avrebbe dovuto lavorare.
Knox ha ripetuto di essere tornata nella casa di via della Pergola solo la mattina dopo, di aver trovato la porta aperta, gocce di sangue nel lavandino e feci nell’altro bagno, e di essere quindi tornata da Sollecito per raccontargli di queste stranezze.
Da casa di Raffaele avrebbe provato a telefonare prima a Meredith, senza ottenere risposta, e poi a Filomena — l’altra coinquilina che si trovava dal fidanzato — prima di tornare nella casa insieme a Raffaele e telefonare alla sorella del ragazzo, un’agente della polizia postale.
“Amanda guarda dritto negli occhi il presidente, vuol dire che dice la verità. E’ molto sicura di sé e parla dei fatti in modo molto dettagliato”, ha dichiarato il padre della ragazza, Kurt Knox.
In aula è presente anche Raffaele Sollecito, imputato insieme ad Amanda per il delitto avvenuto nel novembre 2007.

da reuters

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