digitale america paura

tv1L’America e l’arrivo del digitale
La paura dello schermo nero
Mille canali spegneranno i segnali analogici il prossimo 12 giugno
Hanno arruolato i vo lontari, le associazioni per i diritti civili, addirittura i vigili del fuoco. Non c’è tempo da perdere: bisogna aiutare gli americani a installare i decoder nel le loro case. Entro il 12 giugno. È quel la infatti la data stabilita dagli Stati Uniti per lo switch-off analogico: mille emittenti spengono la vecchia tv e passano al sistema digitale. Ma c’è un problema: milioni di persone rischiano di rimanere senza segnale. Da un giorno all’altro. Secondo una ricerca Nielsen, rilanciata dal New York Ti mes, oltre il 10% dei 114 milioni di famiglie americane alla fine di maggio era ancora totalmente o parzialmente impreparato alla conversione. Un dramma per un Paese che vive gran parte del tempo davanti alla tv. La possibilità di rinvio è già stata scartata. Barack Obama è stato perentorio: dopo lo slittamento già deciso a febbraio, ha assicurato che «non ci saranno altri ritardi». Il presidente americano ha sollecitato «chiunque non sia ancora pronto ad agire subito» e ha invitato «tutti gli americani che si sono già adattati al passaggio a parlare con i loro amici, i familiari, i vicini di casa per essere certi di essere preparati prima che sia troppo tardi». Un appello lanciato durante gli impegni in ternazionali tra Il Cairo e la Francia: segno che la questione preoccupa non poco l’amministrazione Obama.
LIBERAZIONE DELLE FREQUENZE – «La transizione — ha detto il presidente — libererà frequenze a favore della banda larga e rafforzerà le comunica zioni d’emergenza per la polizia, i vigili del fuoco e altri servizi di prima necessità ». Gli Stati Uniti hanno speso oltre due miliardi di dollari per lo switch-off (tre quarti dei quali già stanziati durante l’amministrazione Bu sh). Grazie anche ai buoni da 40 dolla ri per l’acquisto dei decoder, negli ulti mi mesi il numero di americani che rischiano di restare senza programmi televisivi sarebbe stato dimezzato. Si tratta del maggiore sforzo tecnologico dai tempi del «millenium bug», quan do l’amministrazione Clinton dovette correre ai ripari per prevenire il temuto (e scongiurato) collasso informatico legato all’arrivo del 1˚ gennaio 2000. «Negli ultimi cinque mesi — afferma Michael J. Copps, presidente democratico della Commissione federale Usa per le comunicazioni — abbiamo provato a completare il lavoro che andava fatto negli ultimi quattro anni ».

«RISCHIANO» IN TRE MILIONI – Ma non basta. Oltre tre milioni di persone, che non sono abbonate alla tv via cavo o via satellite, perderanno totalmente il segnale. Per non parlare delle abitazioni con più di un televiso re: milioni di apparecchi rischiano di diventare poco più che soprammobili. Il problema riguarda soprattutto le persone a basso reddito, gli anziani, i disabili e le famiglie dove non si parla inglese: quelle cioè più difficilmente raggiungibili dalle campagne informa­tive. «Ciò che si sta verificando negli Stati Uniti è un problema comune a tutti — spiega Maurizio Decina, professore di Telecomunicazioni al Politecnico di Milano — perché è molto difficile ga rantire al 100% della popolazione la ri cezione del segnale digitale. C’è sempre una parte che rimane tagliata fuori. Negli Usa ci sono 110 milioni di abitazioni: anche se la copertura raggiun gesse il 99%, ci sarebbero comunque un gran numero di persone che rimarrebbero escluse. Io penso che la que­stione riguardi 6 o 7 milioni di americani ». In Italia il passaggio al digitale è già iniziato in alcune regioni (Sardegna, Piemonte, Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige e, dal 16 giugno, Lazio): come sta andando? «Il nostro Paese sta seguendo un programma di switch-off progressivo per aree geo­grafiche che terminerà nel 2012. I problemi, inutile negarlo, ci sono e continueranno a esserci. Il caso americano ci dimostra perlomeno una cosa, però: di quanto fosse velleitaria l’ipotesi italiana di passare al digitale già nel 2006».

Germano Antonucci corriere.it

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