Anche Draghi scarica Renzi poco impegno per le riforme meglio cessione di sovranità

Mario Draghi guida senza cinture e al telefonino 05ANCHE DRAGHI SCARICA RENZI: POCO IMPEGNO PER LE RIFORME (Salvatore Cannavò).

IL PRESIDENTE DELLA BCE PUNTA IL DITO CONTRO L’ITALIA: “MEGLIO UNA CESSIONE DI SOVRANITÀ ALL’EUROPA. E NEI PAESI VIRTUOSI L’OCCUPAZIONE CRESCE”.

Il momento difficile del governo Renzi viene accentuato anche da Mario Draghi. Il presidente della Banca centrale europea, l’italiano più potente d’Europa, durante la consueta conferenza stampa del giovedì si è lasciato andare a giudizi secchi sulla situazione economica italiana. Fino a ribadire l’esigenza di una “cessione di sovranità” da parte dei paesi dell’Eurozona alle istituzioni comunitarie per quanto riguarda le “riforme strutturali” mai fatte. Parole subito apprezzate da Matteo Renzi ma che sembrano, invece, costituire una sorta di sfiducia nei confronti del suo operato.

DRAGHI SI È PRESENTATO alla stampa al termine del Consiglio direttivo della Bce con una relazione in larga misura attesa. Ha ribadito che i tassi di interesse rimarranno inalterati, come deciso “all’unanimità dal Consiglio” pur in presenza di una crescita “moderata e irregolare” in un contesto di bassa, bassissima inflazione. Ha poi ribadito la positività delle iniezioni di liquidità alle banche (Tltro) in funzione del credito come via per stimolare la liquidità delle imprese. La disoccupazione continua a “restare alta” mentre, qui la prima novità, l’area euro potrebbe avere conseguenze negative dall’“intensificarsi di rischi geopolitici” con riferimento a quanto sta accadendo in Ucraina ma anche nei mercati emergenti. Dopo aver concluso sulla centralità delle riforme strutturali, in particolare per favorire investimenti e creazione di lavoro, Draghi si è sottoposto alle domande dei giornalisti. Ed è qui, che sono venuti fuori i riferimenti all’Italia.   “L’incertezza e la mancanza di riforme strutturali scoraggiano gli investimenti in Italia” ha scandito Draghi. “Gli investitori privati – ha aggiunto il presidente Bce – sono scoraggiati perché devono aspettare mesi per ottenere autorizzazioni, 8-9 mesi per arrivare alla fine di un vero e proprio percorso a ostacoli”. La colpa è l’assenza “di riforme strutturali sui mercati dei prodotti, burocratico, del lavoro e a livello giuridico. Tutte queste riforme farebbero sentire rapidamente i loro effetti”. Le priorità indicate, quindi, sono giustizia, lavoro e fisco. I paesi che hanno condotto le riforme strutturali “hanno registrato dei miglioramenti e l’occupazione è aumentata”. La Germania, ad esempio, potrebbe subire effetti negativi dai rischi geopoliticima le riforme “lì sono state fatte”. Il problema per l’Italia, sottolinea Draghi, è che “le riforme non sono condotte con sufficiente impegno”. Renzi ha subito detto di apprezzare moltissimo il discorso. Ma le parole di Draghi non sembrano confermare questa lettura. Tanto più che il presidente della Bce ha ribadito quanto va ripetendo da diverso tempo: è arrivato il momento di “cedere sovranità” all’Europa per quanto riguarda le riforme strutturali così come “ è stato fatto a livello di bilancio”. Una soluzione che, presa alla lettera, potrebbe rappresentare una sorta di commissariamento di un paese come l’Italia, incapace finora di realizzare riforme targate Ue e dunque incaricato di attuare quanto deciso dalla Commissione. Non a caso, Renato Brunetta, che lo va ripetendo da tempo, ha fatto notare che “la lettera della Bce è finalmente arrivata”. Un riferimentoall’analoga lettera recapitata nel 2011 al governo Berlusconi e che segnò l’inizio della sua fine.   Le parole di Draghi , in effetti, seguono il “caso Cottarelli”, poi l’editoriale di Eugenio Scalfari su Repubblica, in cui si augurava il commissariamento da parte della Troika fino alle frizioni con il ministro Padoan. Al di là della valutazione politica sulle intenzioni e il coordinamento di tutte queste pressioni, è chiaro che il governo si trova in una fase di emergenza. A cui è chiamato a rispondere su due piani.   A LIVELLO EUROPEO, riprendendo la trattativa sulle possibili flessibilità nell’applicazione dei vincoli finanziari. Flessibilità che, però, le parole di Draghi rendono meno probabile e che, in ogni caso, devono fare i conti con la trattativa sulla Commissione europea e con l’impuntatura di Renzi su Federica Mogherini alla politica estera. A livello interno, invece, occorre lavorare sulla prossima legge di Stabilità che dovrà tenere conto dei nuovi numeri. Ieri, alla Camera dei deputati, il ministro Piercarlo Padoan, ha riferito sugli interventi “in materia di revisione della spesa”. Un intervento piatto, durato pochi minuti in cui si è ribadito che la spending review resta “indispensabile” e sarà decisa dal governo. Il nodo, in parte aggirato da Padoan, non è però quello della revisione di spesa, che per quanto rilevante non potrà da sola fare fronte agli impegni. Il problema è capire dove saranno operati i tagli o le nuove entrate, per onorare agli impegni europei messi in forse dalla recessione in atto. Nello scorso Def, l’Italia si era impegnata a un rapporto deficit/Pil del 2,6% nel 2014, dell’1,8 nel 2015 per arrivare al pareggio di bilancio nel 2016. E questo con previsioni di crescita dello 0,8% quest’anno e dell’1,3% nel 2015. Ora cambia tutto e per arrivare all’1,8% nel 2015 Renzi potrebbe farsi male.   Ieri Padoan ha confermato che il “bonus” da 80 euro rimarrà anche nel 2015 ma ha anche ricordato che dal prossimo annoscatterà automaticamente “la revisione di agevolazioni e detrazioni fiscali per 3 miliardi nel 2015, 7 miliardi nel 2016 e 10 miliardi nel 2017”. Evitabile solo con un piano di revisione della spesa davvero efficace. In ogni caso, Padoan ha chiesto di attendere per verificare gli effetti delle misure già varate dal governo: “Sarebbe sbagliato e fuorviante prendere in considerazione un quadro macroeconomico di pochi trimestri per valutare l’efficacia e l’impatto dell’azione di governo”.   LA RIPRESA, ha detto, arriverà nel 2015 ed è quindi in un contesto di medio periodo che si pone la politica economica del governo. Non è detto, però, che Renzi abbia tutto questo tempo.

Da Il Fatto Quotidiano del 08/08/2014. slavatore cannavò via triskel182.wordpress.com

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