Andrea Scanzi Grillo e quella insana passione per gli autogol L’ultimo caso è l’avvincentissimo sondaggio sul “Giornalista dell’anno 2014”.

Andrea ScanziGrillo e quella insana passione per gli autogol

È più forte di lui, ogni tanto Beppe  Grillo deve farsi  male da solo. L’ultimo  caso è l’avvincentissimo  sondaggio sul “Giornalista  dell’anno 2014”. Che senso  aveva farlo? Nessuno. Il sondaggio,  vinto con 3.822 voti  su 16.260 da Giuliano Ferrara  (Premio Stercorario 2014), è  una sorta di greatest hits della  rubrica “Giornalista del giorno”,  che a sua volta ha generato  gli spin-off “Vignettista  del giorno” e “Blogger del  giorno”: spesso ci sono finiti  disegnatori e blogger di questo  giornale, notoriamente  house organ del Movimento 5  Stelle. Grillo dirà che è una  goliardata, e certo le cose gravi  in Italia sono altre. Ma proprio  di questo dovrebbe parlare,  magari sottolineando come  perfino Delrio abbia dovuto  ammettere che gli 80 euro  erano poco più che una sòla,  o rivendicando come il  M5S avesse ragione quando  avvertiva che la ripresa tanto  millantata dal governo Renzi  fosse lungi dal verificarsi.

Invece  no: Grillo trova urgente  lanciare il Premio Stercorario.  DA SEMPRE il suo blog alterna articoli stimolanti  (per esempio i contributi di Aldo  Giannuli) e controinformazione meritoria a  sfoghi ridicoli di yesmen ottusi e articolesse  bolse dei primi Becchi che passano. Giornali e  tivù, quasi sempre, rilanciano solo ciò che, ancor  più se estrapolato arbitrariamente, può  mettere i “grillini” in cattiva luce: un alibi innegabile  per Grillo, ma qualcosa non torna. In  primo luogo, agli italiani interessa poco di quel  che scrive un giornalista. Al di là di qualche  caso sporadico, i giornalisti sono  emeriti sconosciuti. Nel  momento in cui Grillo li espone  al pubblico ludibrio, non  solo li rende martiri (regalando  ai detrattori ulteriori argomenti  per la mitraglia) ma li  toglie pure dall’oblio. Tra i nominati  ci sono figure che godono  a essere odiate (Ferrara,  Giordano, Sallusti), persone  nel frattempo scomparse (Federico  Orlando) e una galassia  di oscuri carneadi. Chi è Tony Jop? Chi è Michele De Salvo? Chi lo ha mai  letto Stefano Menichini? Nessuno, e infatti i  giornali su cui firmavano son tutti morti per  mancanza di masochismo (cioè di lettori disposti  a leggerli). Grillo ha regalato scampoli di  celebrità a firme che, spesso, neanche vengono  riconosciute quando entrano in casa loro. Figuriamoci  dagli italiani. Il secondo punto debole  risiede nella sensazione sgradevole che  provoca quella rubrica: spesso Grillo si è limitato  a pubblicare stralci fedeli degli articoli  sgraditi, senza commenti ulteriori (se non dei  lettori del blog, e non erano missive d’amore).  E molti di quegli articoli, in  effetti, facevano abbastanza  pietà. Era però nel loro diritto:  Repubblica , Huffington Post  o L’Unità (che nel frattempo  ha chiuso i battenti) hanno  tutto il diritto di criticare ferocemente  il Movimento 5  Stelle. Sono giornali vicini al  Pd, spesso gli dettano la linea  (e vanno capiti: se aspettano  Renzi, buonanotte). E Grillo e  Casaleggio tutto sono fuorché  infallibili. Sta poi al lettore capire chi scrive il giusto  e chi no. Grillo ha fatto  un calderone indistinto, al  cui interno ci sono mediani  del potere e talenti autentici.  Per esempio, e non  è l’unico in quella lista, Michele  Serra. Grillo lo conosce  bene. Un tempo erano  amici e adesso no. Lamentare  la pochezza di Pigi  Battista è come dire che  l’acqua è bagnata: una banalità.  Attaccare Serra perché  oggi è renziano e forse  (anzi sicuramente) ai tempi  di Cuore non lo sarebbe  stato neanche sotto tortura,  è una reazione infantile.  Grillo e Casaleggio, a questo  punto, direbbero che  nessuno come i 5 Stelle è  stato massacrato a prescindere  nella Seconda Repubblica.  Hanno ragione, e la  semplificazione vile (“Di  Battista sta coi terroristi”)  di un lungo post criticabile  ma certo non “terroristi –  co” (“Non sto né giustificando  né approvando,  lungi da me. Sto provando  a capire”) è solo l’ennesimo caso di un giornalismo  che ai 5 Stelle fa le pulci e ai  renziani perdona tutto.  Eppure i casi politicamente  disperati, da quelle parti, non sembrano  mancare: basta pensare alle Boschi, alle Bonafè,  alle Picierno. Tutto vero, ma non è  abbastanza per lanciare quel sondaggio.  Non serve a niente e non frega a  nessuno.  E POI C’È il terzo punto. Il più importante.  Ora che quasi tutti i media  incensano il “Pacioccone”  Mannaro Renzi; ora che l’Europa  comincia a rendersi conto che l’uni –  ca differenza tra lui e Berlusconi è  che il primo ascolta gli U2 e il secondo  Apicella; ora che i soli a fare  opposizione e difendere la Costituzione  sono i 5 Stelle: ora che tutto questo è  evidente, quei nove milioni che hanno  votato M5S nel febbraio 2013 – e che  nel frattempo guarda caso son diminuiti  – ne hanno pieni gli zebedei di  questa inclinazione tafazziana. Errori  simili rischiano di vanificare tutto il lavoro  fatto. Non c’è più tempo per il  cazzeggio, peraltro autolesionistico, e  le urgenze – per i 5 Stelle, ma più che  altro per il paese – sono davvero altre.

Da Il Fatto Quotidiano del 19/08/2014. andrea scanzi via triskel182.wordpress.com

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