Andrea Scanzi Panda e bombe d’acqua, la tragicommedia del sindaco di Roma Ignazio Marino

Andrea ScanziPanda e bombe d’acqua, la tragicommedia Marino
Il sindaco di Roma.Vizi Capitali.

Probabilmente si aspettava una trama diversa, lui come chi lo ha eletto sindaco di Roma. Neanche un anno e mezzo fa, Ignazio Marino era percepito come una delle espressioni meno furbastre del Partito democratico. Dunque una delle figure migliori. Ora è cambiato tutto e non in meglio. La vita da sindaco di Marino, 59 anni da Genova, ha un che di costantemente tragicomico. La bomba d’acqua, paventata e mai arrivata, è solo l’ultimo inciampo di una lunga serie. Oltretutto, mentre esortava i romani a non uscire di casa, tra scuole e stazioni metro chiuse, lui se ne stava a Milano. Un’assenza più o meno giustificata, perché era un impegno istituzionale, ma anche questo ha alimentato la sensazione del sindaco alieno: del corpo estraneo. Non è un caso che Max Paiella, quando lo imita su RadioDue, lo tratteggi come un politico disperatamente bisognoso di dimostrare agli elettori la propria “romanità”: peccato che poi, alla prova dei fatti, non sappia nemmeno dire daje (ma un mestissimo “dage”). Secondo sondaggi ormai neanche più clandestini, Marino ha oggi la fiducia di due soli romani su dieci: una Waterloo vera, su cui provano a far leva politici con un senso del ridicolo poco pronunciato.

PER ESEMPIO ALEMANNO, quello che se la prendeva con i pini (“Colpa degli alberi di Roma, non sono abituati alla neve”). Decenza minima gli imporrebbe il silenzio, ma lui twitta a mitraglia: “Roma sotto la #pioggia e @ignaziomarino fugge a Milano con una falsa scusa. Bel modo di #mettercilafaccia. #ora-basta”; “Roma in emergenza maltempo e #IgnazioMarino a Milano all’assemblea #anci2014 a fare nulla?”. Spesso Marino non è difeso neanche dal suo partito: non essendo granché renziano, vanta ben pochi santi al Nazareno. Agli errori legati alla gestione maltempo si sono unite le vicende fantozziane della mitica (vabbè) Panda rossa, parcheggiata “in deroga” 14 mesi nei posti riservati ai senatori. Il sindaco, che abita a due passi e verosimilmente preferiva quel posto gratuito agli esosissimi garage a pagamento, aveva addotto motivazioni d’emergenza (minacce e atti vandalici seguiti alla sua elezione). Alla fine, tardivamente e dopo i servizi de Le Iene, l’ha spostata. Poi però sono arrivate le otto multe per essere entrato nella zona a traffico limitato con pass scaduto. Dal 23 giugno al 21 agosto 2014, sempre con la Panda rossa. Ottanta euro a infrazione: due pagate, sei no. Secondo il senatore Ncd Augello, che ha vergato una interrogazione parlamentare ad hoc, le multe sono state “bloccate d’ufficio dall’amministrazione comunale, sanando i due mesi di mancato rinnovo del permesso come se si trattasse di un errore del Comune”. Se la bomba d’acqua non è arrivata, di sicuro sopra Marino non smette mai di piovere . Politicamente e ancor più mediaticamente. Lo crivellano di continuo: per avere pressoché regalato il Circo Massimo ai Rolling Stones; per avere officiato matrimoni gay ben sapendo che in quei casi la sua firma sarebbe valsa quanto un autografo; per i litigi rabbiosi con Bruno Vespa sui rifiuti; per le ordinanze ambientaliste, per l’aumento delle rette per gli asilo nido.   A INIZIO MANDATO, Marino amava farsi ritrarre mentre pedalava allegro per la città, il casco in testa e la povera scorta ad arrancare dietro. Forse credeva che, per governare Roma, bastasse qualche selfie bucolico. La realtà si è rivelata appena diversa, e oggi Marino sembra una brava persona finita in un gioco   – quasi mai divertente – troppo più grande di lui.

Da Il Fatto Quotidiano del 08/11/2014. andrea scanzi via triskel182.wordpress.com

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