Apple e lo sfruttamento del lavoro minorile

La Apple: «Scoperti operai minorenni»
L’ammissione dell’azienda Usa riguarda «ditte fornitrici esterne»

Marco Del Corona

apple2PECHINO— La Apple ha ammesso che aziende esterne che forniscono parti dei suoi prodotti hanno impiegato lavoro minorile. Il dato è contenuto in un rapporto che sintetizza i controlli compiuti dall’azienda americana su 102 fabbriche specializzate in componentistica. Gran parte si trovano in Asia, alcune in Cina. Il dossier (on line all’indirizzo http://images.apple.com/supplierresponsibility/ rt.pdf) dà conto di ispezioni condotte per verificare eventuali violazioni delle leggi locali e del codice etico interno della Apple. Si va da forme di discriminazione a un numero di ore eccessivo, senza indicare a quali Paesi si riferiscano le infrazioni rilevate.

«La Apple ha scoperto tre stabilimenti che avevano precedentemente assunto operai quindicenni in Paesi dove l’età minima per il lavoro è 16 anni. Nei tre stabilimenti — si legge a pagina 17— i nostri ispettori hanno trovato 11 operai che erano stati assunti prima di raggiungere l’età legale, anche se ormai non erano più sotto quel limite o non erano più dipendenti al momento dell’ispezione». La Cina, appunto, è uno dei Paesi dove l’età minima per un operaio è 16 anni. La Repubblica Popolare tuttavia non viene mai menzionata, se non in un altro passaggio in cui la Apple spiega come ha fatto correggere con successo una retribuzione inadeguata al numero di ore effettivamente lavorate.

Il sospetto che almeno alcuni degli 11 casi di lavoro minorile citati possano riferirsi alla Cina è alimentato dal fatto che in diverse occasioni aziende fornitrici della Apple hanno avuto problemi.

A Suzhou in una fabbrica della taiwanese Wintek, che produce touch screen per la Nokia ma anche per la Apple, sono stati registrati decine di avvelenamenti la cui cura sta richiedendo mesi.

E l’estate scorsa un ingegnere cinese venticinquenne di un’altra fornitrice taiwanese della Apple, la Foxconn, si era suicidato dopo essere stato accusato del furto di un prototipo dell’iPhone. Nonostante una nuova legge sul lavoro che assicurerebbe maggiori garanzie per i lavoratori, in Cina il rispetto delle norme è spessissimo come minimo approssimativo. La crisi e il calo dell’export hanno contribuito a peggiorare le condizioni nelle fabbriche. Mancano sia gli strumenti sia la volontà da parte delle autorità locali per effettuare controlli negli stabilimenti.

da IL CORRIERE DELLA SERA

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