Arantxa Rus batte la Clijsters e la Carolina Garcia spaventa la Sharapova

TENNIS – Sul Philippe Chatrier si sono passate il testimone due grandi promesse: la ventenne olandese Arantxa Rus e la diciassettenne francese Caroline Garcia, che ha spaventato Maria Sharapova, portandosi avanti 6-3 4-1 prima di subire la rimonta. Mentre le italiane della loro età faticano ad emergere, sono sempre di più i baby talenti pronti a sfondare. da Parigi, Alberto Giorni

Chi ha acquistato un biglietto per il Philippe Chatrier, nella giornata di giovedì, si preparava ad assistere ai monologhi di Kim Clijsters e Maria Sharapova, campionesse affermate e tra le principali favorite per la vittoria finale. Niente di più sbagliato. Invece del film preannunciato dalle locandine, gli spettatori sono stati testimoni di uno spot sul futuro del tennis. Arantxa Rus e Caroline Garcia non si sono accontentate di recitare un ruolo da comprimarie, ma hanno riscritto il copione e si sono ritagliate la loro fetta di celebrità. Che, c’è da scommettere, durerà più di quel quarto d’ora che secondo Andy Warhol la vita riserva prima o poi a ognuno di noi.

Tra le due, solo la ventenne olandese proseguirà la sua avventura parigina, tuttavia anche la diciassettenne di Lione resterà nella memoria di tutti coloro che hanno visto il suo match. Gli almanacchi freddamente riporteranno la vittoria della Sharapova, ma non racconteranno i patemi vissuti dalla tigre siberiana, sotto 6-3 4-1 contro una ragazzina nella quale un po’ si sarà rivista. La russa è stata ancora più precoce: a diciassette anni stupì il mondo vincendo Wimbledon, ma la grinta sfoderata dalla Garcia a ogni colpo non era da meno rispetto alla più titolata rivale.

Ha un bel caratterino questa francese, numero 188 Wta, che al primo turno aveva superato la Ondraskova. “Giocherò sul Centrale, e allora? – aveva detto alla vigilia con un po’ di sfrontatezza –. Le dimensioni del campo sono sempre le stesse e bisogna mettere la palla al di qua delle righe, giusto?”. In campo non ha sfoggiato solo un grande carattere, ma ogni colpo era preceduto da un’idea: il suo è un gioco creativo, aggressivo, diverso da quello dominante al giorno d’oggi. Allenata dall’ex pro Frederic Fontang, Caroline è seguita passo passo dal padre Paul Louis, che viaggia con lei e non la perde di vista un momento.

Fa un po’ male al cuore assistere agli exploit di una francese e di un’olandese, mentre le giovani giocatrici italiane non riescono a competere al loro livello. La Garcia, nata nell’ottobre 1993, è numero 188 del ranking; la Rus, giustiziera della Clijsters, ha tre anni in più ed è vicina alle top 100 (ora è 114). Scorrendo la classifica, le uniche speranze azzurre al di sotto del n°200 sono Corinna Dentoni (classe ’89, n°146) e Camila Giorgi (nata l’ultimo giorno del ’91, n°196).

Le altre sono piuttosto in ritardo: Julia Mayr, del ’91, è n°228; Anna Remondina, nata nell’89, è n°249. Poi c’è Giulia Gatto-Monticone (classe ’87 al n°269), per arrivare a Claudia Giovine (del ’90, n°323). Purtroppo da noi spesso manca la fame necessaria per sfondare ed è un discorso che si può allargare anche ad altre discipline sportive, calcio in primis, dove consideriamo ancora “giovani” giocatori di 24-25 anni, mentre gli altri Paesi europei sfornano diciannovenni o ventenni già pronti per confrontarsi ai livelli più alti.

Caroline Garcia è l’esempio più lampante della nouvelle vague, un talento che ha colpito anche Amelie Mauresmo: la ex campionessa, ora commentatrice, vi ha intravisto le stimmate della campionessa. Non può essere un caso che al suo primo Slam, gli Australian Open dello scorso gennaio, Caroline abbia sfruttato nel migliore dei modi la wildcard superando al primo turno la n°76 Lepchenko (che qui a Parigi ha eliminato la Pennetta) e abbia già superato quattro giocatrici fra le top 100. Continuando a frequentare una scuola per corrispondenza e avendo le idee chiare: “Più si comincia la carriera prima, più sarà lunga. Se mi capita l’occasione di vincere il Roland Garros nei prossimi due anni, non mi tiro certo indietro”. Volere è potere.

Alberto Giorni da ubitennis.com

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