Avatar

cameron-avatarCameron parla del suo nuovo film
in 3-D: “Vi farò vivere un’esperienza reale”
LORENZO SORIA
LOS ANGELES
Nella primavera del 1997 nessuno a Hollywood aveva dubbi: Titanic era destinato a diventare il più colossale fallimento della mecca del cinema, 200 milioni di dollari buttati via in una storia che aveva un finale tragico. Sappiamo come è andata a finire: Titanic è diventato il più grande successo commerciale di tutti i tempi, vinse undici premi Oscar, incluso quello per il miglior film e per la regia di James Cameron, che quella notte si auto-proclamò «King of the World». Poi, il silenzio: tutto quello che il regista e creatore di Titanic, Aliens e Terminator ha prodotto da allora sono stati una serie televisiva (Dark Angeles) e un documentario su un’esplorazione fatta al vero Titanic per il quale aveva acquistato con soldi suoi due sottomarini russi.

A dodici anni da quella primavera, Cameron è di nuovo al centro dell’attenzione di Hollywood per un film che finirà per costare oltre 200 milioni di dollari e che ha impiegato una troupe di oltre mille persone. Questa volta, tuttavia, anche se mancano ancora trailer di Avatar, chi ne ha visto degli spezzoni ha decretato che nulla sarà più come prima, il film trasformerà il cinema, lascerà un segno paragonabile all’arrivo del suono o del primo Technicolor. Steven Spielberg: «Sarà il più grande film in 3-D di tutti i tempi». Ridley Scott: «E’ fenomenale». Poi c’è il New York Times, che dopo avere ascoltato professionisti e fan ha concluso: «Il nuovo film di Cameron potrebbe: (a) cambiare il cinema per sempre; (b) alterare il vostro cervello; (c) curare il cancro».

La storia è ambientata nel futuro e ruota attorno a un ex-Marine ferito che è appunto un «Avatar», una mente umana dentro un corpo alieno, che viene mandato contro la sua volontà a colonizzare Pandora, un pianeta circondato da giungle e abitato da bizzarre creature, oltre che da un gruppo di indigeni.

Ma l’attesa sta tutta per le tecnologie e gli effetti speciali adottati da Cameron, che ha impiegato anni a mettere a punto lui stesso le 197 cineprese usate simultaneamente per riprendere le scene, e che ha utilizzato la tecnica cosiddetta «e-motion capturing», quella che cattura le emozioni e le immagini di attori veri per poi trasporle in animazione digitale.

La scelta di fare ricorso al formato tridimensionale è il trend di quest’anno. Dopo Monsters vs. Aliens, arriverà in Italia Up, il film della Pixar che ha aperto Cannes. E influenzati dai set virtuali, Spielberg e Peter Jackson stanno girando Tin Tin in 3-D. Quello che Cameron ha saputo fare è portare lo spettatore ad avere l’illusione di «abitare» le scene, un’esperienza sensoriale mai creata prima. «Vedere Avatar è come sognare con gli occhi aperti – ha ripetuto il regista recentemente -. Vedere le scene in 3-D è così vicino all’esperienza reale che può scatenare memorie vere».

Esagerazioni? Strategie di marketing? Sta di fatto che poche settimane fa il giornalista di tecnologia di Time, Joshua Quittner, ha potuto vedere quindici minuti di film. Risultato: ne ha parlato come di un «trip psichedelico». «E’ stato come essere sotto l’effetto di droghe – ha spiegato -. Non sapevo più che cosa era vero e che cosa era animazione».

Al tutto si aggiunge il parere professionale di Mario Mendez, neurologo comportamentale della University of California a Los Angeles. Secondo il dottore è possibilissimo che il nuovo film di Cameron sia in grado di stimolare circuiti nervosi altrimenti impermeabili ai film in 2-D. «Ho provato sensazioni simili quando ho assistito dei veterani per una simulazione virtuale della guerra in Iraq. Quell’esperienza – ha ricordato – è rimasta con me giorni e giorni».

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