Beppe Severgnini Il romanticismo di un allenatore è a tempo non stupiamoci di Allegri alla Juventus Basta che poi non venga all’Inter, perché a tutto c’è un limite

beppe-severgniniIl romanticismo di un allenatore è a tempo

Conte, un tempo, era un ambìto titolo nobiliare. Oggi l’àmbito è cambiato: è diventato un titolo di giornale. Anzi, di moltissimi giornali, telegiornali, siti, blog, post, tweet. L’allenatore vincente della Juventus se ne va, rimpiazzato dall’allenatore allontanato dal Milan, società che a sua volta ha già sostituito il sostituto (Seedorf) con Inzaghi, che ha giocato quattro anni nella Juventus. Tutto regolare: se il calcio fosse logico, non ci divertirebbe. Il calcio, invece, è un gioco per eterni bambini che, come tutti i bambini, si prendono tremendamente sul serio.

Addio, Conte! Avrebbe potuto esclamarlo Dante Alighieri dopo aver lasciato Ugolino della Gherardesca alle sue abitudini alimentari. Invece lo dice Beppe Marotta, amministratore generale della Juventus Football Club S.p.A. I tifosi bianconeri sono in fibrillazione, il resto del mondo calcistico italiano discute appassionamente il caso del secolo per la settimana in corso.

Domanda: questa storia può insegnarci qualcosa? Secondo me, sì.

Il calcio è giocato, allenato e gestito da persone che non ragionano come noi tifosi. Chiamarli mercenari è offensivo; diciamo che sono professionisti pronti a cedere i propri servizi al miglior offerente. Nell’offerta di una squadra, ovviamente, stanno molte cose: denaro, prospettive, opportunità, stimoli. Da un professionista del calcio possiamo pretendere serietà. Non dobbiamo, invece, chiedere fedeltà. Perché non può darne. Un tifoso, di solito, non cambia squadra; un allenatore e un calciatore, molte volte.

Il guaio, qual è? Nel nostro imperioso infantilismo, chiediamo che il portiere, il centravanti e l’allenatore dichiarino imperituro amore per i nostri colori. E gli sventurati rispondono. Fin dalla conferenza stampa di presentazione, attaccano a dire che, in fondo, quella squadra l’hanno sempre voluta. Alcuni, sciagurati, baciano la nuova maglia. Altri camminano sul filo tra omissioni e mezze verità. Equilibrismo difficile, considerate le tracce lasciate su Internet. Ma come, lei non aveva dichiarato che la Juve (il Milan, l’Inter, la Roma) era sleale? E adesso allena la Juve (il Milan, l’Inter, la Roma)? Come la mettiamo?

Incoerenza, dite? Ma no. I professionisti del calcio sono come quegli adùlteri seriali che, messi alle strette (“Lei è fedele a sua moglie?”), rispondono: “Spesso”. Tecnicamente, non è una bugia. Ovviamente, è una colossale ipocrisia. Ma così va il mondo (del calcio). Costringiamo bravi, insensibili professionisti a recitare la parte degli eroici cavalieri, pronti a sacrificarsi per una squadra e i suoi colori. Scarichiamo su un povero tecnico, onesto vagabondo del pallone, le nostre ossessioni e le nostre aspettative. Smettiamola, per il nostro bene. Il romanticismo di un allenatore è a tempo, lacrime e promesse comprese. Diciamolo, quindi: Allegri alla Juve sta benissimo. Basta che poi non venga all’Inter, perché a tutto c’è un limite.

Beppe Severgnini da corriere.it

 

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