Bernardo Raimondi riceve mille Euro dal Papa ma nessuna banca o posta gli cambia l’assegno se non apre un conto corrente

Chiede aiuto al Papa e riceve mille euro
ma nessuno vuole cambiargli l’assegno
La carità di Papa Francesco messa in crisi dalle banche: per incassare l’assegno occorre aprire un conto corrente

Chiede aiuto al Papa e l’aiuto arriva: un assegno da mille euro per fronteggiare, almeno per qualche settimana, le gravi difficoltà economiche. Peccato che ci si mette di mezzo la burocrazia. L’assegno non può essere incassato alle poste e in nessuno degli istituti di credito della sua città, che per pagare l’assegno chiedono l’apertura di un conto corrente. A meno che il malcapitato non si metta su un aereo e vada a riscuotere a Roma, direttamente presso la banca che ha emesso l’assegno.

IN MANO AGLI USURAI – La singolare disavventura vede come protagonista un artigiano palermitano, Bernardo Raimondi, da anni in mano agli usurai. La storia è stata raccontata al quotidiano siciliano LiveSicilia dallo stesso artigiano e dalla moglie Antonina Meli. Sopraffatto dai problemi economici e strozzato dagli usurai 10 anni fa l’uomo fu costretto a chiudere la sua piccola azienda di ceramiche e licenziare tutti i dipendenti. Oggi vive di espedienti. «In questi anni – ha raccontato a LiveSicilia- lo Stato mi ha dato un piccolo aiuto in base alla legge sulle vittime di usura, la Caritas mi ha pagato qualche bolletta, ma la mia situazione è molto difficile e oggi mi sono ridotto a elemosinare».

MILLE EURO DAL PAPA – Alcuni mesi fa è stata la moglie a prendere l’iniziativa di scrivere a Papa Francesco, raccontando la loro storia e chiedendo un aiuto. E il 4 dicembre scorso è arrivata la risposta di monsignor Konrad Krajewski, elemosiniere del Papa. «Desidero anzitutto significarle – si legge nella lettera – che l’elemosineria apostolica, la quale ha il compito di erogare modesti e saltuari sussidi ai poveri che nelle loro necessità si rivolgono al Santo Padre, non ha la possibilità di concedere somme elevate. Tuttavia poiché la situazione da lei descritta esige un rapido intervento, ho il piacere di rimetterle in via eccezionale l’unito assegno di mille euro». Aiuto, che, precisa l’arcivescovo Krajewski, «è rimesso a nome di Sua Santità Francesco, il quale l’accompagna con la preghiera e con una particolare benedizione apostolica».

UN VAGLIA POSTALE – Con la lettera arriva anche l’assegno di mille euro. E qui comincia il piccolo calvario per cercare di incassarlo. L’artigiano e la moglie provano prima alle poste e poi in banca. Tutti inutile. Non lo si può incassare se non si è titolare di un conto corrente, né girare a terze persone. Per ricevere il contate vi ci può rivolgere solo alla banca che lo ha emesso, che però ha sede a Roma. Va bene che ad emetterlo è stato il Papa ma le regole bancarie non si possono assolutamente infrangere. Niente da fare, o quasi. La soluzione, infatti, la troverà sempre la Santa Sede che qualche giorno fa ha fatto sapere che risolverà il problema aggirando la burocrazia bancaria: quanto prima al posto dell’assegno arriverà un vaglia postale e Raimondi potrà andare tranquillamente ad incassarlo.

Alfio Sciacca da corriere.it

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