Biocarburanti necessitano di ogm

I lieviti e i batteri geneticamente modificati sono essenziali
Biocarburanti 2.0: impossibili senza Ogm
Per gli obiettivi prefissati non basta l’incremento di produzione o l’utilizzo di vegetali più adatti

Le rivolte nei Paesi arabi si sono subito riverberate sul petrolio portando il greggio a raggiungere i 120 dollari a barile per la prima volta dall’estate 2008. I biocarburanti sono tornati perciò al centro dell’attenzione e non solo per il loro contributo nelle politiche ambientali e nella diminuzione delle emissioni di anidride carbonica.

Pur ottenendo notevoli risultati, come il record di velocità su ghiaccio e l’utilizzo sui voli Lufthansa e sulle navi della Marina Militare americana, i biocarburanti presentano ancora numerosi punti di domanda.

Lo scorso ottobre l’Ente di protezione ambientale statunitense (Epa) ha autorizzato l’impiego dell’E15 – il carburante composto per il 15% da bioetanolo e per l’85% da benzina – nelle automobili costruite dopo il 2007 – aumentando la percentuale dall’attuale 10%.

L’Associazione delle raffinerie e altre due associazioni petrolifere all’inizio di gennaio si sono appellate alla Corte federale contro la decisione dell’Epa in quanto presa «senza adeguati test». In precedenza erano stati presentati altri due ricorsi dell’industria dell’auto che citavano i danni derivati dal misfueling, cioè gli automobilisti che alla pompa di benzina mettono l’E15 nei serbatoi delle loro vecchie auto non adatte a questo carburante (entro l’anno l’Epa dovrebbe dare il via libera per l’utilizzo dell’E15 anche per le vetture costruite tra il 2001 e il 2006).

Secondo queste associazioni i consumatori sarebbero incoraggiati a usare l’E15 se il prezzo del bioetanolo dovesse essere più competitivo rispetto ai carburanti tradizionali. Contro l’Epa però hanno fatto ricorso anche associazioni ambientaliste, come la Renewables Fuels Association, ma per il motivo opposto: secondo loro il 15% è troppo poco.

PAOLO VIRTUANI continua

da CORRIERE.IT

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