Roberto Bolle a New York

Il più incredulo è lui, Roberto Bolle, che da oggi sarà il primo ballerino italiano uomo con il prestigioso titolo di «Principal», di primo ballerino dell’American Ballet di New York.

bolleL’avventura americana di Bolle inizia stasera, al Metropolitan di New York con il balletto Giselle «che fra i balletti del repertorio classico è quello che mi emoziona di più, quello che considero di maggiore pathos». Data storica per la danza italiana. «È una grande gioia e una forte emozione – commenta l’étoile che in questi anni, con talento, carisma e bellezza è diventato popolare come una popstar -, ho sempre sognato di ballare a New York con l’American Ballet ma adesso la realtà ha superato il sogno; a differenza del mio debutto di due anni fa in cui ero ospite, ora sono il primo ballerino della Compagnia, un titolo di indiscusso prestigio mondiale. Sento molto questo ruolo di ambasciatore della cultura italiana. Questo americano è un traguardo importante non solo per me, ma per tutto il Paese; oggi più che mai c’è bisogno di esportare una immagine positiva dell’Italia, della sua cultura, della sua arte. Sono questi i nostri punti di forza».

Infatti fu un trionfo quello del danzatore scaligero nel giugno 2007 a New York, quando insieme a Alessandra Ferri ha incantato il pubblico americano interpretando Giulietta e Romeo e L’histoire del Manon riscuotendo grande successo di critica e pubblico. Un ritorno annunciato e atteso, quindi, un vanto per l’eccellenza italiana: la prima volta che un ballerino italiano – scoperto alla Scala da Rudolf Nureyev – viene invitato come primo ballerino entrando organicamente nella stagione dell’American Ballet. Sarà in compagnia di étoile quali Maxim Beloserkovsky, José Manuel Carreno, Angel Corella, Herman Cornejo, Marcelo Gomes, David Hallberg, Ethan Stiefel. Dopo il debutto Bolle sarà ancora protagonista dell’American Ballet con altre tre opere: Il lago dei cigni il 26 giugno sempre al Metropolitan, Sylvia il primo luglio ancora al Met, Romeo e Giulietta il 7 e 11 luglio a New York e a Los Angeles. Alla vigilia del debutto americano qual è per Roberto Bolle il prezzo personale del successo? «Più si diventa popolari e famosi e più diventa importante difendere la propria privacy, soprattutto per chi come me ha sempre voluto farsi conoscere solo per la propria arte e nient’altro». Nel futuro di Bolle però non c’è solo il classico: «Nella prossima stagione interpreterò per la prima volta alla Scala Bejart. Non l’ho mai affrontato e ne sono entusiasta. E anche la nuova creazione di John Neumeier, che considero un genio del balletto narrativo».

Bolle non è contrario ai talent show televisivi, ormai un surrogato delle scuole di ballo. «Hanno il grande merito di far arrivare veramente in tutte le case il ballo e la danza. L’importante è capire che sono show televisivi e comprenderne i limiti mantenendo la consapevolezza che per diventare ballerini professionisti bisogna cominciare da bambini. Non si può improvvisare e soprattutto non ci sono scorciatoie».

da IL GIORNALE

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