Callipo e il onno sequestrato per un cavillo dissequestrato dopo due mesi ma che costringe alla cassa integrazione 150 operai

Filippo CallipoCallipo: “Tonno sequestrato per un cavillo
costretto a cassintegrare 150 operai”
Lo sfogo dell’imprenditore calabrese contro la direzione marittima di Bari per avere bloccato per due mesi 400 tonnellate di materia prima. E scrive a Renzi: “Dalla mala burocrazia chi ci difende?”

Callipo: “Tonno sequestrato per un cavillo costretto a cassintegrare 150 operai”
Il tonno sequestrato un paio di mesi fa
“Dalla mafia con la pistola ti difendono le forze dell’ordine e dalla mafia con la penna, la mala burocrazia, chi ti difende?”. Non le manda a dire l’imprenditore calabrese Pippo Callipo, all’indomani del dissequestro del tonno destinato alla sua azienda di inscatolamento, rimasto a Bari per oltre un mese dopo essere stato messo sotto sequestro amministrativo dalla Capitaneria di porto del capoluogo pugliese lo scorso 20 dicembre.

“Questo tardo ravvedimento non ha purtroppo evitato la cassa integrazione a circa 150 operai” accusa il re del tonno calabrese. Che, anzi, rincara la dose: “Alla burocrazia ignorante e ottusa sono serviti quasi due mesi perché si ravvedesse di un macroscopico errore nel sequestrare circa 400 tonnellate di tonno congelato per presunti problemi di etichettatura”.

È il 20 dicembre, in effetti, quando la Capitaneria di porto di Bari dà notizia di aver provveduto al “sequestro più ingente di esemplari di tonno interi che risulti mai essere stato eseguito nel territorio nazionale”.

La Capitaneria parla di 480mila chilogrammi di tonno, scovati all’interno di una piattaforma logistica a Modugno: “Gli esemplari interi di tonno, presumibilmente appartenenti alla specie pinna gialla, sono stati rinvenuti allo stato congelato, stipati alla rinfusa in centinaia di cassoni in acciaio, del tutto privi delle informazioni obbligatorie necessarie ai fini di assicurarne la rintracciabilità, ovvero la provenienza e le caratteristiche alimentari. Dalle verifiche al sistema ed alle procedure aziendali è emersa l’impossibilità di stabilire la provenienza del prodotto ispezionato”.

È allora che parte un ping pong di atti di opposizione, mentre la stessa Capitaneria di Bari chiede a quella di Vibo Valentia di verificare la regolarità dei quantitativi di tonno giunti quello stesso giorno nello stabilimento calabrese. Solo che per la Capitaneria di Vibo è tutto in regola.

Soltanto un equivoco, dunque, avrebbe fermato il tesoro di Pippo Callipo e sarebbe costato la cassaintegrazione per 150 operai. Ma tant’è. L’altro ieri gli uomini della Capitaneria di porto di Bari si sono recati nel magazzino frigorifero e con un verbale di compiute operazioni hanno provveduto al dissequestro e alla restituzione della merce.

Fatto sta che, a conclusione dell’incidente amministrativo, Callipo ha anche lanciato un appello al segretario del Pd, Matteo Renzi, il quale, a suo dire, “anche evitando questi problemi agli imprenditori, può convincerli a rimanere in Italia e forse a farne venire dall’estero”. Una richiesta d’aiuto, tuttavia, e non un annuncio di imminente trasferimento altrove della fabbrica dalla Calabria. “Io resto e lotterò – assicura Callipo – in tutti i modi, e con ogni mezzo, con chi ha voglia di far cambiare questo sistema”.

di ANTONIO DI GIACOMO da repubblica.it

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