Cannavaro non sono finito

cannavaroIl difensore respinge le accuse:
«Italia vecchia? Mandatemi pure
a casa, ma non vedo fenomeni»

Anni di trincea non l’hanno ancora cucinato, «o bollito», come dice lui, per questo Fabio Cannavaro si sente di poterci stare a lungo, con l’uniforme della Juve e della Nazionale.

Fabio Cannavaro, in ditta con Giorgio Chiellini ha preso tre gol dal Brasile: i tifosi della Juve si devono preoccupare?
«No, a loro dico di stare tranquilli. Primo, non si getta la croce addosso ai singoli, ma gioca la squadra. Secondo, oltre che da me, la difesa della Juventus è composta da due grandi giocatori, Chiellini e Legrottaglie».

Arrivava da due mesi di stop, e qui in Sudafrica non era al massimo: si sente ancora affidabile?
«Non sono un bollito, e non mi sento tale».

La leggenda dei vecchietti ha avuto molto successo anche in Nazionale.
«Basta con questa storia dei vecchi, ormai è diventata una moda. Se proprio dò fastidio, il mio posto è a disposizione: ma decide Lippi».

La Russa ha detto che il ct ha il cuore tenero: cioé, dovrebbe mandare in pensione qualcuno.
«La solita storia, ripeto. Se vi sta bene, mandate a casa tutti i campioni del mondo, ma bisogna vedere chi viene dopo. Io non mi sento vecchio e se sono qui non è solo perché ho alzato la Coppa».

Non ci sono ricambi all’altezza?
«C’é un terzino sinistro più forte di Grosso? Me lo trovate? Allora teniamoci questo gruppo e prepariamoci».

Anche tra i centrali non va meglio: ma la difesa non era l’orgoglio del made in Italy?
«Ai giovani difensori bisogna tornare a insegnare la marcatura, uomo contro uomo, con maggiore attenzione, non seguire sempre la linea. Oggi invece se sei alto, bello, biondo, e fai un dribbling, allora puoi giocare in difesa».

Brutta cartolina questa Confederations Cup, e dire che lei ci ha fatto il record di presenze azzurre.
«E’ il momento più brutto della gestione Lippi, non della mia carriera: delle 126 partite giocate, non è che le ho vinte tutte. Certo, dispiace aver fatto il record così, fa tristezza tornare a casa in questo modo. Ma condizione fisica e voglia non erano quelli giusti».

Davvero non c’è nessuno di meglio?
«Se siamo in Nazionale vuol dire che ce la meritiamo».

Problema del serbatoio, allora.
«Infatti. Non è solo la Nazionale, qui bisogna ricostruire il calcio italiano: io di fenomeni emergenti, in giro, proprio non ne vedo».

Come la sua generazione, intende.
«Di Totti, Baggio, Del Piero, non ce ne sono, e dimentichiamo che aver vinto il Mondiale ha salvato il nostro calcio per due anni. Guardiamo le Coppe, guardiamo il campionato: tanti errori sono stati fatti, e ora bisogna trovare il rimedio. Penso agli stadi, certo, ma anche ai settori giovanili. Mi dicono che anche lì c’è la caccia allo straniero: nulla in contrario, ma non dovrebbero servire a far crescere i talenti che abbiamo?»

Ce ne sarebbe uno, Cassano, ma è rimasto a casa: perché?
«Un po’ ha pagato gli errori che ha fatto in questi anni, gliel’ho detto spesso, e l’opportunità di Madrid doveva sfruttarla».

S’è detto che il gruppo azzurro non lo vuole.
«Non è vero. Io, Gattuso, Buffon, siamo molto legati ad Antonio».

Potrà esserci al Mondiale?
«Ora ha trovato la squadra e la città tranquilla, l’amore, che può tutto, e di cassanate non ne sento più. Se continua così tornerà e farà parte di questa Nazionale. Ha le qualità per starci».

Amauri?
«Gattuso disse solo che era giusto che scegliesse, come Camoranesi. E’ forte, gioca nella Juve e conosce il calcio italiano, valuterà Lippi. Ma ben venga chi vuole difendere i colori dell’Italia».

Tre nomi di giovani?
«Balotelli, ma deve giocare, Marchisio, che ha prospettive importanti, e Santon».

Prenderanno il posto degli anziani?
«Quando nel ’98 arrivai in Nazionale davanti avevo Bergomi, 33 anni, e Costacurta, 31: non è che lì buttammo via tutto d’un fiato. Io a 32 anni ho vinto un mondiale, a 33 il Pallone d’oro».

In Spagna, però, dicono che siamo ormai dei pensionati.
«Figuriamoci, ci massacrarono dopo il Mondiale vinto. Loro vedono il calcio in modo diverso. Io però mi tengo stretto la mia tradizione calcistica, la nostra cultura, di cui andare fiero. Bisognerebbe tornare alle nostre origini. Vedo come giocano alcune squadra inglesi, il Chelsea, il Liverpool, lo stesso Manchester United, anche se ha perso la finale: un po’ hanno preso da noi».

Fin qui l’Italia ha imbracciato il tridente.
«Lippi ha detto che qualcosa cambierà. Con il 4-4-2 eravamo più equilibrati. Lo so, c’é chi storce il naso, ma così giocano anche le inglesi, appunto. E quelle sono le nostre origini».

E’ tornato alle origini, juventine, anche lei: la fischieranno.
«Facciano pure, se lo credono giusto, ma sappiano che ci metterò tutto l’impegno per far loro cambiare idea. Come sempre».
Massimiliano Nerozzi da lastampa.it

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