Checco Zalone non faccio il film di Natale era sulla crisi ma ho sbagliato intervista al Corriere

Zalone cambia idea sul film: «Non voglio raccontare la crisi. La gente non ne può più»
L’attore riscrive la sceneggiatura: «Mi chiudo in una masseria e invento un’altra storia». Salta l’uscita a Natale

ROMA – Checco Zalone è il grande assente alla presentazione del listino dei film di Medusa. Il nostro Avatar , l’outsider che ha tenuto in piedi il cinema italiano ( Che bella giornata, 43 milioni di incassi) manda un video che strappa l’applauso: «Quest’anno a Natale… Non mi vedrete».
E si racconta al Corriere : «Eravamo partiti, io e Gennaro Nunziante, da un film sulla crisi. Poi ci siamo resi conto che la gente non ne può più, al cinema vuole staccarsi dalla realtà che vive ogni giorno. Quest’estate ci chiuderemo in una masseria a scrivere un’altra storia». Non sarà contento il produttore Pietro Valsecchi: «Invece ha capito. Va troppo veloce ma ho capito come bisogna parlargli». Checco, il Sacha Baron Cohen italiano: «Lui è straordinario, in primo luogo perché non è un attore e si vede, non ne ha la presunzione, non si sforza nemmeno di farlo, e proprio per questo crea un feeling assoluto con lo spettatore. Con lui l’asticella sul confine tra scorrettezza è immoralità è più alta».

Sarà il caldo, è una corsa a chi la spara più grossa. Cassano è un amico e una vittima di Zalone. L’ultima «cassanata» sui gay? «Non riesco a capire come si possa prendere ira verso quest’uomo. “Se devo dire quello che penso succede un macello, sono affari loro”. Nemmeno Baron Cohen l’avrebbe tirata fuori una cosa così, questa è poesia comica».

Beppe Grillo: «Come comico è il numero uno, come politico non so dare un giudizio, non ha fatto ancora molto, più che ai contenuti, che non si conoscono ancora, bada alla forma. Ma è ovvio che vincerà. Tra 40 minuti suoi e di Bersani, o di quell’altro che lo paragonano a me fisicamente, Alfano, non c’è partita. La gente che segue Grillo è genuina, ha energia. Ho visto la sua capolista di Civitanova Marche: timidissima, una scena commovente».

Ma lei con la rete com’è messo? «Sto diventando dipendente anch’io. Su Facebook ho un milione e mezzo di persone a cui non so cosa dire, al contrario di Vasco Rossi. Così mi sono inventato una canzoncina senza niente, con strumenti del computer, che parla delle tasse: è arrivata prima nella classifica di iTunes».

Parliamo dei colleghi «puri». Meglio Corrado Guzzanti o sua sorella Sabina? «Non c’è storia, lei è troppo ideologizzata». Per Paolo Villaggio, il teatro è diventato «un dormitorio per povere vecchie». «Qualsiasi cosa lui dica la accetto, fa parte della mia infanzia». Diego Abatantuono ricorda sempre di essere stato truffato dal suo agente agli inizi. «Ho cominciato sei anni fa, che cavolo, datemi il tempo. Sto aspettando con ansia la fase di recriminazione e povertà. Mi iscriverò al Conservatorio, come fece Gianni Morandi dopo un periodo di declino». Rocco Papaleo dice che si emoziona stando un passo indietro. «È un poeta, siamo andati a cena fuori dopo Sanremo. Io tutto incappucciato, lui a volto scoperto, più popolare del Papa. Mettiti il cappello, gli ho detto. E lui: “Mo’ che c’ ho un po’ di popolarità, fammela godere”. Altro che passo indietro».
Il cinema sembra chiuso per ferie, botteghino a picco, meno 15 per cento, 5 milioni in meno rispetto al 2011. «Siamo messi male per la nostra furbizia, abbiamo aumentato in modo spropositato l’offerta di commedie, la gente non è che si riproduce per vedere i film. Io non mi permetterei mai di farne uno intelligente, ma non ci si può cullare sulle mode. E poi i biglietti costano troppo. A Bari c’è un cinema che costa 4 euro ed è sempre pieno. Ho visto che puntano sul nuovo Biancaneve, il trailer non mi piace. Ma io non capisco niente di cinema, come tutti quelli che fanno grandi incassi. Mi è piaciuto The Avengers per come lo commentavano i bambini baresi quando i protagonisti si picchiavano».

Che cosa pensa della guerra tra i festival, Roma contro Venezia e Torino… «Ascolto a qualche cena da Valsecchi. Interessa alla gente del cinema. Si infervorano di cose che ai miei amici che vivono in Terronia con me, non sanno nemmeno che esistono. Ho una sensazione di provincialismo, ma paradossalmente i provinciali mi sembrano loro e io mi sento del mondo».

Ha visto To Rome With Love di Woody Allen? «Ma proprio in Italia doveva fare una schifezza?».

Valerio Cappelli da corriere.it

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