Chelsea Handler Vodka ci sei?

chelsea_handler51Il libro (in uscita anche in Italia da Mondadori) si chiama «Vodka, ci sei? Sono io Chelsea» e racconta la storia autobiografica di una giovane donna che adora il sesso e, quando si trova in difficoltà, fa appello al «potere superiore» della vodka.

IL LIBRO DI CHELSEA HANDLER
Il fatto che sia rimasto per diverse settimane ai primi posti delle classifiche del New York Times ha tutto a che vedere con la fulminea ascesa della sua autrice: la trentatreenne comica Chelsea Handler, quasi sconosciuta in Italia ma popolarissima negli Stati Uniti, soprattutto tra la generazione degli under30.

Eppure fino a due anni fa anche in America quasi nessuno aveva sentito parlare di lei. Poi, nel luglio 2007, la tv via cavo E! decide di lanciare «Chelsea Lately», il talk show comico della not­te dove la Handler — una splendida bionda, ultima di sei figli di una ma­dre mormona e di un padre ebreo del New Jersey — sfodera tutta la sua iro­nia per fare a pezzi la superficialità del­le star hollywoodiane, senza per altro risparmiare se stessa. Il resto è storia.

Nonostante debba competere con una sfilza di rivali agguerriti (e quasi sempre al maschile) la serie — una ver­sione hollywoodiana del mitico «The Daily Show With Jon Stewart» è uno hit istantaneo, con una media di oltre mezzo milione di spettatori a puntata: molto più di tutti gli altri programmi via cavo trasmessi nella stessa fascia oraria. Da allora i clip di Chelsea su YouTu­be hanno milioni di clic e lei oltre a posare praticamente nuda per il nume­ro di maggio della rivista Allure (oltre che per una foto ironica pubblicata da Playboy) è ospite fissa di David Letter­man, Jay Leno e del popolarissimo «The View». Autorevoli quotidiani si precipitano a dedicarle lusinghieri profili, cercan­do di radiografare i motivi che l’hanno trasformata tanto rapidamente in ciò che il New York Times definisce «una figura di culto» e il magazine W «un mito giovanile». «Chelsea è l’antidoto spudorato e onesto a un certo giornali­smo edulcorato al silicone»,— teoriz­za il Times, che la definisce «una fero­ce critica dei costumi sociali contem­poranei, come lo era Sandra Bernhard 20 anni fa. Una che non considera gli eroi dei tabloid come persone in carne e ossa».

Il successo è arrivato nonostante la lista di ospiti del suo show includa quasi solo celebrità minori — vi dico­no qualcosa i nomi di Kim Kar­dashian, Jenny McCarthy, Cloris Leach­man, Ricki Lake, Candy Spelling, Rob Schneider, Sharon Osbourne o Vivica Fox? — Mai star di serie A. «Mentre David Letterman invita Madonna, la Handler deve accontentarsi di suo fra­tello Christopher Ciccone», ironizza il New Yorker. «Più gli invitati sono orrendi e pate­tici, più divertente è lo show», ribatte lei che come assistente ha ingaggiato un nano, facendo drizzare i capelli dei politically correct. «L’ho assunto tra centinaia di candidati, quando ho scoperto che non sapeva né scrivere né contare», spiega. E precisa: «Per­ché sono quelle le due doti che cer­co in un assistente». La sua ossessione per le persone piccolissime e grasse è già leggenda­ria. «La mia è una sorta di feticismo — afferma —. Adoro gli gnometti».

Ma nel suo show la Handler non ha paura neppure di demolire i miti più sacri d’America — in una puntata ha addirittura scherzato sulla malat­tia del campione Lance Armstrong — infischiandosene delle potenziali ramificazioni che questi continui at­tacchi potrebbero avere un giorno sulla sua carriera. Forse perché, co­me ha scritto il Times, «non impor­ta quanto brutale e politicamente scorretto è il suo senso dell’humor, il pubblico la trova simpatica». «Non sono mai stata una fan del politically correct — si difende lei —. La comicità è un diritto costituzionale e poi gli stereotipi sono sempre spas­sosi. Purché — precisa — non rasenti­no l’orribile. Dire che gli afroamerica­ni sono ritardatari, che gli asiatici non sanno guidare e che gli ebrei sono otti­mi contabili è non solo vero, ma an­che piuttosto divertente».

In una delle ultime puntate Chelsea ha preso in giro i due nuovi reality show della stessa E!: «Living Lohan» e «Denise Richards: It’s Complicated». Una mossa temeraria che può permet­tersi, visto che il suo fidanzato Ted Harbert è il chief executive dell’impe­ro Comcast Entertainment Group, pro­prietario del canale E!. «Chelsea dice ciò che ogni ragazza vorrebbe dire ma non può, per paura di essere punita», afferma il suo ami­co Brad Wollack, uno degli sceneggia­tori dello show. «Ovviamente il fatto di essere anche molto bella non gua­sta », gli fa eco il suo agente, Jim Wiatt, CEO della William Morris Agency.

Ma anche se la «E!» le ha rinnovato il contratto sino al 2012, non tutti la trovano divertente. Tra i suoi detratto­ri c’è il potente critico di Variety Brian Lowry, secondo il quale «Chelsea La­tely è un contenitore perfetto riempi­to dal talento sbagliato». Che cosa pen­sa la Handler degli altri comici ameri­cani come John Stewart, Sarah Silver­man, e David Letterman? «Mi piaccio­no — risponde —. Però l’unica cosa che hanno in comune con me è il colo­re della pelle: siamo tutti bianchi». E aggiunge: «Anche loro usano il sarca­smo, la mia qualità preferita, in una persona o in un animale».

da IL CORRIERE DELLA SERA



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