Chiude geocities

geocitieslogoGif animate e sfondi pesantissimi. Un tripudio di colori (senza troppe preoccupazioni per la leggibilità o il buon gusto), tante tabelle fai-da-te, e soprattutto il regno del tag <blink> per il testo lampeggiante. Ma anche il primo laboratorio vivente dei contenuti generati dagli utenti e di quel web 2.0 che sarebbe esploso qualche anno più tardi.

Questo ed altro ancora è stato GeoCities, il servizio di web-hosting gratuito in cui un po’ tutti abbiamo mosso i primi passi online. E che ora, dopo un lento declino (iniziato già nel 2000, subito dopo l’acquisizione di Yahoo!), ha annunciato la chiusura definitiva sia per gli account Free che Pro.

Già da ora non è possibile creare nuovi account, mentre bisognerà aspettare l’estate per avere maggiori indicazioni su cosa accadrà alle pagine già pubblicate. Intanto è meglio prepararsi per far migrare le vecchie (e nostalgiche) pagine su un altro servizio di hosting. Qui una lista di servizi alternativi ancora attivi, ma molto probabilmente Yahoo! proporrà anche la migrazione (a pagamento) sul proprio servizio di web-hosting.

Per la sua semplicità (pagine statiche, poco interattive) e artigianalità (che pure ha portato molte persone ad imparare l’Html o quantomeno a saper utilizzare gli editor alla Frontpage), GeoCities è considerato l’emblema del web 1.0. Ma forse, ha sottolineato Dave Winer via Twitter, sarebbe meglio dire che è “stata una delle prime applicazioni 2.0, se questo termine ha ancora un senso”. E cioè, GeoCities è stato il pioniere dei servizi per i contenuti generati dagli utenti, il primo nucleo di quella “parte abitata della rete” che sarebbe esplosa molti anni più tardi all’insegna della personalizzazione e del desiderio di community. Da questo punto di vista, blog e social-network non hanno inventato nulla di nuovo.

Eppure, la dura legge della crisi non permette di abbandonarsi ad operazioni-nostalgia: le ultime trimestrali di Yahoo! sono state cupissime, si annunciano centinaia di nuovi licenziamenti; lo sfoltimento dei servizi non redditizzi è già partito (la scorsa settimana è stata annunciata anche la chiusura di Jumpcut entro giugno 2009).
Forse al giorno d’oggi c’è qualcuno che nemmeno sa che cosa sia GeoCities; eppure, soltanto dieci anni fa per molti era l’unico – o quasi – modo per avere uno spazio web personale.
Nel 1999, il servizio di web hosting gratuito ospitava più di 3,5 milioni di siti e faceva gola a Yahoo che, per assicurarsene la proprietà, sborsò la bellezza di 3,6 miliardi di dollari.
Nel corso del tempo GeoCities ha iniziato a perdere utenti e importanza e già nel 2001 alcuni analisti ritenevano che non fosse più in grado di generare profitti. Oggi, a otto anni di distanza, lo storico servizio cade sotto la scure di Carol Bartz.
Nei piani di risanamento elaborati dal nuovo Ceo una delle priorità è la riduzione dei costi: sono recenti l’annuncio dell’intenzione di tagliare il 5% della forza lavoro della società (circa 700 persone) e quello relativo alla chiusura di JumpCut, servizio per la gestione e l’editing online dei video.
La morte di GeoCities non sarà immediata: già da oggi non è più permessa la creazione di nuovi account ma la chiusura definitiva è fissata entro la fine dell’anno; in questo modo gli utenti avranno tempo di spostarsi verso altri lidi.
A Yahoo piacerebbe che prendessero in considerazione l’offerta Small Business che offre spazio e banda per 12 dollari al mese (ora in offerta speciale con il 50% di sconto); chi volesse continuare a usare un servizio gratuito forse si interesserà a Google Sites, da quasi un anno aperto a tutti.
GeoCities chiude non solo perché Yahoo ha bisogno di tagliare i rami secchi, ma anche per la concorrenza di nuovi modi di essere presenti nel Web: se una volta crearsi un proprio sito era l’unica via, oggi chi vuole solo segnalare la propria presenza o restare in contatto con gli amici probabilmente preferisce usare un social network, mentre i siti personali diventano la scelta di chi cerca qualcosa di più.

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