Patrizia D’Addario a Oggi

patrizia-daddario-4Lo scandalo delle ragazze a Palazzo Grazioli, residenza privata di Berlusconi a Roma, scoppia mercoledì 17 giugno, quando il Corriere della Sera rende nota l’esistenza di un’inchiesta della Procura di Bari sulla malasanità e manda in stampa l’intervista-confessione di Patrizia D’Addario, escort barese che dice di aver passato la notte del 4
novembre col premier.

Ma Oggi ha seguito tutta la vicenda (con interviste e verifiche sul campo) fin dai primi di giugno, quando ancora la D’Addario non era stata sentita dai giudici. Abbiamo visto nascere, crescere e poi esplodere il caso. La ricostruzione che siamo in grado di proporre è inedita ed esclusiva. E «decisiva» perché fa piazza pulita dei sospetti di complotti circolati nei giorni scorsi: lo scoop del Corriere non obbedisce a trame misteriose, ma è l’esito di un buon lavoro di cronaca e della furia di una donna che si è sentita emarginata
e abbandonata. Ecco allora tutta la storia.

Il primo incontro
Quando, giovedì 4 giugno, intorno a mezzogiorno, la incontriamo nel bar Moderno di Poggiofranco, a Bari, è vestita di nero, ha occhiali e umore scuri, il telefonino che squilla senza interruzioni, i nervi che friggono perché «mi hanno svaligiato l’appartamento e io so che non è un furto: è un avvertimento». Dice di fare l’imprenditrice, ramo costruzioni.

Dice, soprattutto, di essere stata a letto con Berlusconi a Palazzo Grazioli, di averne le prove audio («Ho registrato le sue chiamate e pezzi di dialogo delle due feste a cui sono stata») e video («filmini» girati nel bagno e nella camera da letto presidenziali), di volere «spiattellare tutto perché il premier aveva promesso di sbloccarmi una licenza edilizia e invece non si è mosso [anche se l’amica Barbara dà una versione più
articolata]».

Dice di chiamarsi Alessandra, ma è Patrizia D’Addario, la escort che due settimane dopo finirà sui giornali come la donna che fa tremare il Cavaliere. La decisone di dire tutto è di fine maggio.

La rabbia
Il 31 maggio Berlusconi è a Bari per tirare la volata all’aspirante sindaco Di Cagno. All’hotel Palace, dove il premier tiene un applauditissimo comizio, si agita dal primo mattino la D’Addario, 42 anni, di Carbonara, hinterland barese, e vita sparsa tra Stati
Uniti, Dubai e Montenegro. Vuole parlare col Cavaliere. I «gorilla» le impediscono di avvicinarlo, anche se lei, in fondo, è una «collega» di partito, candidata alle comunali per Puglia prima di tutto, movimento del ministro Raffaele Fitto.

A noi, Patrizia dirà: «Avevano paura che salissi sul palco, strappassi il microfono a Silvio e raccontassi qual era il mio vero rapporto con lui». Fuori dall’albergo Berlusconi la riconosce tra mille fan, forza il cordone dei bodyguard, le regala una stretta di mano e il solito sorriso con gli abbaglianti. Un «contentino» che la non placa. Tornata al Palace,
la D’Addario vede una decina di fotografi e ne sceglie uno: «Quello», ci dirà, «che a pelle mi ispirava più fiducia». È il «nostro» Paolo Altamura.

il nostro uomo a bari
Altamura raccoglie Patrizia e i suoi sfoghi. Per due giorni le fa da confidente e guardia del corpo. Racconta: «Mi chiamava ogni tre ore, aveva paura, viveva in fuga. Stavamo nella mia macchina fino alle due di notte a parlare dei suoi viaggi, dei suoi guai, di Berlusconi. Al Palace mi agganciò così: “Sei un giornalista? Allora ti racconto una storia su Silvio”.
Le chiesi, ridendo: “Non dirmi che sei la seconda Noemi…”. Rispose: “Molto di più”. E
giù a spiegarmi. All’inizio pensavo fosse una mezza pazza. Poi ho cambiato idea».

Altamura cambia idea quando sale con Patrizia nello studio di un’avvocatessa che difende le donne maltrattate. Guarda i video girati col telefonino a Palazzo Grazioli: «Mostrano l’interno di una camera da letto. Un letto grande, con attorno tende bianche. La D’Addario mi ha spiegato che servono a riparare l’intimità del premier da due telecamere. Immagini
mosse, ma chiare. Il video sfuma su una cornice e due ritratti. Nelle foto ci sono Berlusconi, Veronica e dei bambini. I nipoti, suppongo».

L’altro “filmino” ritrae il bagno: «Tutto bianco. La telecamera fa un movimento circolare, alla fine si vede uno specchio e dentro Patrizia col cellulare in mano». Materiale che
brucia e che viene secretato dalla procura di Bari. Altamura ci chiama. Noi lo raggiungiamo.

puzza di trappole
Dopo l’incontro con Alessandra-Patrizia, in mano abbiamo la testimonianza di una donna
sull’orlo di una crisi di nervi. L’inchiesta sugli appalti sanitari, le intercettazioni in cui il suo nome si mischia a quello di Berlusconi, sono ancora un segreto. La sua deposizione davanti al pm Scelsi è di là da venire. Per verificare l’attendibilità della D’Addario chiediamo di visionare i filmini e ascoltare le registrazioni, ma l’avvocatessa è irremovibile:
«Voglio tutelare la mia cliente, essere sicura che voglia davvero uscire sul giornale: se lo fa, la sua vita non sarà più la stessa».

È la vigilia delle elezioni, in giro c’è l’eco di Noemi e puzza di trappole. Lei non chiede soldi, noi naturalmente non gliene offriamo. Temporeggiamo. Passano 10 giorni di telefonate, verifiche, appuntamenti che Patrizia fissa e annulla. Quando il Corriere della
Sera scopre l’inchiesta sugli appalti sanitari (con costola boccaccesca), spedisce un’inviata a Bari.

L’avvocatessa, che collabora col Corriere del Mezzogiorno, la riceve. E probabilmente riflette sul fatto che la «rapidità» di un quotidiano, in edicola poche ore dopo l’intervista, avrebbe meglio protetto la sua cliente. È la notte del 16 giugno.

palazzo grazioli
Il 17 giugno, il Corriere srotola il racconto di Patrizia. L’imprenditore Gianpaolo Tarantini che la «recluta», il volo per Roma con due ragazze di Modugno, la sosta in un hotel per «mettersi eleganti, ma con poco trucco», l’autista Dino «che ci porta a Palazzo Grazioli», il premier che è come in Tv: «Simpatico, affascinante, guascone».

La prima volta, a metà ottobre, Patrizia incassa 1.000 euro, ma non si ferma per la notte.
È questo rifiuto, forse, la molla che accende la curiosità di Berlusconi, che gli fa preferire, tra tante ragazze più giovani e belle, proprio Alessia, il nome di copertura con cui gli si presenta Patrizia. Passano una decina di giorni e il presidente del Consiglio prenota un altro incontro. «Da soli», precisa lei. L’appuntamento è per il 4 novembre, la notte di Obama.

La escort ripercorre con noi le ore passate sotto al piumino, le docce continue, le assenze di Silvio che le consentono di scattare foto e girare video tremolanti «perché avevo paura di essere scoperta». Come paga, la promessa che sapevamo: «I soldi non mi interessavano, ne faccio abbastanza per conto mio. Silvio disse che avrebbe sbloccato una pratica burocratica. Stavo costruendo una villa nel quartiere di Japigia, volevo trasformarla in un residence, il sogno di mio padre. L’ufficio urbanistico negava l’autorizzazione, mi serviva un intervento dall’alto».

il ritratto
A leggere i quotidiani, Patrizia D’Addario pare quel che la Russia sembrava a Churchill: «Un rebus, avvolto in un mistero, chiuso dentro a un enigma». Ci si può fidare solo dei documenti: la sua carta di identità dice che è nata il 17 febbraio 1967, lo stato di famiglia che ha una figlia, Elisabetta, oggi tredicenne. Il resto è un tourbillon di identità e nomi
che cambiano a seconda dell’interlocutore e del mestiere.

È Patricia Brummel negli anni in cui prova a sfondare in Tv e si mantiene come prostituta. Diventa Phoebe Barbieri quando vola in America a fare l’assistente di maghi e illusionisti. Tra i clienti che pagano la tariffa di 2.000 euro, è nota come Ivana. A Berlusconi dice di chiamarsi Alessia, a noi Alessandra.

Patrizia Coca è l’ennesimo travestimento anagrafico e sulle sue origini circolano tre versioni: la prima professionale (ha fatto l’estetista in un centro relax chiamato Coca), la seconda pubblicitaria (ha recitato in un paio di spot Coca Cola) e la terza stupefacente. Dopo l’intervista al Corriere, la donna dai mille nomi è sparita. Non per noi. Le abbiamo chiesto di abbozzare un’autobiografia.

“questa è la mia vita”
«Sono nata a Bari. Ho la licenza media. La scuola l’ho lasciata al primo anno di liceo. A 15 anni ho cominciato a lavorare come modella. Poi mi sono innamorata di un ingegnere di Roma. Mi sono trasferita nella capitale, la nostra storia è durata 10 anni. Quando è finita, sono tornata a Bari, dove ho conosciuto il ragazzo che sarebbe diventato il padre di mia figlia.

Il rapporto è naufragato perché lui non voleva riconoscerla. Qualche mese dopo, ha cambiato idea e ha dato alla bimba il suo cognome. Ci siamo rimessi insieme, ma è durata un anno: mi tradiva, non sono riuscita a perdonarlo. Allora sono volata negli Stati Uniti, base a Miami. Sono stata l’assistente del grande David Copperfield, che avevo conosciuto a un congresso di maghi a Losanna. In America sono rimasta 2 anni.

Quando è morto mio padre, sono tornata a Bari. Dopo un anno, ho conosciuto l’uomo che mi ha stravolto la vita. Un amore folle, pieno di botte e di denunce. Dopo 5 anni, mi ha avviato a fare la escort. È la persona che mi ha messo la mania di girare col registratore: per liberarmi di lui, l’ho registrato e denunciato. Volevo cambiare vita, fare l’imprenditrice, costruire un residence.

Al Comune facevano resistenze, Silvio mi aveva promesso di intervenire. Non l’ha fatto e io mi sono sentita ingannata e tradita: per questo ho vuotato il sacco. La politica? È una strada che ho tentato due volte: nel 2004, col centrosinistra [nell’Udc, prese 2 voti, ndr], ora nel partito di Fitto [7 voti, ndr]». Il resto è cronaca di questi giorni.

«Patrizia? Difficile da gestire, capace di tutto. Ma non vorrei parlarne male: è una delle mie migliori amiche». Ci accoglie così Manila Gorio, conduttrice trans di solida fama regionale, titolare di un’agenzia di spettacoli. La incontriamo nel suo studio a Triggiano, fuori Bari. È un vulcano di aneddoti, una «testimone» importante perché informatissima: «Avremo fatto 200 serate insieme. La piazzavo nei miei show: cantava, ballava. Su di lei potrei raccontarvi molto».

L’incursione a Uomini e Donne, per esempio. «Ce la accompagnai due anni fa. Lei era una delle corteggiatrici. Ne combinò una delle sue. Per stupire il tronista, tentò un gioco di prestigio col fuoco e si incendiò il vestito. La De Filippi ci cacciò», ricorda Manila. O la festa dell’ultimo capodanno a Corato: «Cenone tragicomico. Patrizia stava a tavola 10 minuti, si alzava e spariva due ore. Quando tornava, aveva sempre un vestito diverso:
anche a San Silvestro faceva marchette».

L’uomo che l’ha trasformata da modella in escort, giura la Gorio, non esiste: «Macché
protettore! È un signore sposato che la voleva scaricare. E lei lo ricattava. Un po’ la capisco: ha sofferto tanto. La sua famiglia è uno sfacelo, il padre è morto e uno dei fratelli si è suicidato. E la figlia: neppure 13 anni, sempre truccata, già coi tacchi alti… Meno male che c’è la nonna, una signora per bene».

Pure il corpo della D’Addario sarebbe una «bugia»: «Andiamo dallo stesso chirurgo:
si è rifatta tette, naso e zigomi. Per questo dimostra la metà degli anni che ha», confida Manila. Che coltiva dubbi pure sulle ragioni che hanno spinto Patrizia a parlare: «Lei dice che si è vendicata per una pratica edilizia. Sarà…Io so che quando vedeva Noemi
in Tv o sui giornali, sbottava: “Non sa far niente e sta diventando famosa. Io so far tutto, e resto una puttana”».

da oggi Alessandro Penna (via dagospia)

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