D’Addario Berlusconi sceicco prepotente

patrizia-daddario-11D’Addario: “È uno sceicco prepotente Mi vogliono ridurre come Giovanna d’Arco»
Complotto? Io pagata? Da chi? Sto aspettando che il presidente del Consiglio faccia i nomi, che vada all’autorità giudiziaria. Ah, non si ricorda neppure il mio viso? Il mio nome? E perché, allora, prima che le sue guardie del corpo mi impedissero di avvicinarmi alla sala del Palace Hotel, quando lui è sceso dall’auto sono stata la prima persona a cui ha stretto la mano? Perché, quando si è fermato alla banca, mi ha anche baciato sulla guancia e mi ha fatto gli auguri per la campagna elettorale?». Eccola Patrizia D’Addario la «prostituta di alto bordo», per dirla con il direttore di «Chi» che ha intervistato il presidente del Consiglio, («ma io – mastica bile Patrizia – prima di essere una escort ho fatto altro nella vita, mica come tutte le altre…»). Ogni tanto si tormenta il braccio, nei momenti di tensione: «Adesso mi hanno messo al rogo come Giovanna d’Arco». Ma riesce anche a sorridere quando parla delle sue trasferte a Dubai: «L’harem è una cosa seria. Gli uomini davanti e le donne dietro. E’ una forma di rispetto. Qui, invece c’è solo uno sceicco prepotente…».

Nello studio del suo avvocato, ha portato anche le «carte», i «quattro permessi» per costruire quel benedetto-maledetto residence, il suo investimento per la pensione. Parla Patrizia, per quasi due ore le vengono rivolte domande sui particolari degli incontri a Palazzo Grazioli. La conversazione si perde tra i cadeux del Presidente, le collane, spille, tartarughe e soprattutto le farfalle che trovi dovunque, anche sui tavoli, come se fossero ghirlande. O su «meno male che Silvio c’è», la colonna sonora di quel ballo lento di Silvio e Patrizia (era «My Way»). Ma sul complotto, sul regista che l’avrebbe pagata profumatamente per svelare uno scandalo che non c’è – è questa l’accusa del presidente del Consiglio -, Patrizia è disarmante: «In questa storia chi ci perde è la sottoscritta, io mantengo la mia famiglia, mia figlia, mia madre. Sarebbe stato più semplice se fossi stata zitta, ma non potevo non rispondere alle domande del magistrato che mi aveva convocata. Sarei stata più tranquilla se avessi continuato a fare l’escort. Muta, e con le buste regalo, così come fan tutte le altre».

E allora perché ha deciso di svelare il suo segreto professionale? Perché ha confessato candidamente di documentare (con le registrazioni) tutti i suoi incontri di lavoro? «Da quando ero bambina – risponde Patrizia – non ho mai accettato di subire soprusi, angherie da chi ti fa del male e ti ferisce al cuore. Mi sono sentita ingannata e ho reagito quando (domenica 31 maggio, ndr) le guardie del corpo del presidente Berlusconi mi hanno allontanata da lui. Sì, è vero, io documento tutti i miei rapporti. Non per ricattare ma per difendermi. Ho iniziato quando mi sono dovuta difendere da una violenza… Quello lì poi è stato arrestato e condannato…». Gli avvocati degli indagati, dei probabili iscritti sul registro degli indagati, o semplicemente dei sospettati sono convinti che l’inchiesta sulla prostituzione sia giunta in dirittura d’arrivo. C’è fibrillazione, a Bari. Ma l’inchiesta, intanto, prosegue. Si indaga sui festini a Cortina, in un albergo di lusso e in una villa di un facoltoso imprenditore. E si approfondisce la posizione del «mediatore», di quel Max, ovvero Massimiliano Verdoscia, imprenditore e, soprattutto, l’amico che presentò a Gianpaolo Tarantini l’escort Patrizia D’Addario. E probabilmente fu a Max (e non a Gianpi) che Patrizia rivelò di avere le registrazioni della sua notte d’amore con Silvio Berlusconi.

Appalti, prostituzione, festini e polvere bianca. La gran confusione giudiziaria barese riserverà sicuramente sorprese. E’ difficile azzardare le prossime mosse degli inquirenti. Il clima, però, è «intossicato». I sospetti degli uomini del Presidente Berlusconi si concentrano sui silenzi degli investigatori. Sul perché «neppure il ministro Tremonti» abbia avuto la percezione della portata dell’inchiesta (e delle intercettazioni) che la Guardia di finanza stava portando avanti su delega del pm Pino Scelsi. Patriza d’Addario è soltanto una «escort» che ha voluto reagire «a un sopruso», che si è «sentita ingannata»? Colpisce la sua ingenuità: «Una volta che non ho potuto partecipare alla manifestazione elettorale con Silvio Berlusconi, io che ero candidata al consiglio comunale, un fotografo ha iniziato a farmi domande. Mi è montata la rabbia, mi sono sentita umiliata e ho realizzato che potevo raccontare tutto su un settimanale. Ma il mio avvocato mi ha bloccata. Poi è arrivata la convocazione del magistrato. E oggi sono diventata Giovanna d’Arco. Al rogo…
Guido Ruotolo lastampa.it

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