Dighe cinesi

digaNon sicure” 37mila dighe cinesi, molte rischiano il crollo
Lo denuncia il China Daily, che parla di costruzioni mal eseguite, personale poco capace, sottrazione di fondi pubblici. Con l’arrivo delle piogge di luglio c’è massima all’erta, per evitare crolli.

Circa 37mila dighe cinesi, il 40% del totale, sono “non sicure” e rischiano il crollo, appena dopo un anno o due dalla costruzione. La denuncia viene oggi dal quotidiano China Daily, organo semiufficiale del Partito comunista cinese, che parla di costruzioni scadenti, mano d’opera poco qualificata e ripetuta sottrazione dei fondi pubblici.
E’ grave la situazione delle dighe sul Fiume Giallo nella provincia del Gansu, un tempo fiore all’occhiello dell’efficienza dello Stato per provvedere energia pulita ed economica.  Invece diverse tra loro sono vicine al crollo. Una diga nella contea di Yuanxian costruita nel 2006, lunga 80 metri e alta 20, ha una crepa larga 10 metri proprio al centro. Secondo i residenti, sono in pessime condizioni almeno altre 5 dighe della zona.
Chen Lei, ministro per le Risorse idriche, a maggio ha ammesso che la situazione diventa critica durante la stagione delle piogge, da luglio a settembre, quando il maggiore afflusso d’acqua pone i bacini sotto grande pressione. Di recente sono state rinforzate 3.642 dighe e per altre 7.611 occorrono immediate opere di rinforzo.
Dal 2003, il Paese ha speso circa 83 miliardi di yuan (oltre 8,3 miliardi di euro) per costruire le dighe. Dal 1999 al 2008 si sono aperte brecce in 59 dighe (circa una ogni 2 mesi), per le piogge torrenziali e i difetti di costruzione. Per quest’estate è alto l’allarme nel Sichuan, devastato dal terremoto del maggio 2008 e dove sorge il 90% delle dighe cinesi.
Peraltro molte dighe non hanno nemmeno fornito le previste quantità di energia. La loro costruzione, poi, ha avuto alti costi per l’ambiente e per le popolazioni residenti: interi villaggi e milioni di persone sono stati costretti a lasciare la casa e le coltivazioni, destinati ad essere sommersi
da asianews.it

I commenti sono chiusi.