Disney nella bufera di polemiche

Povera Disney. Nell’età di Obama pensava di fornire all’America un modello d’integrazione razziale con il suo prossimo cartone animato «La principessa e il ranocchio», che uscirà a dicembre.

princess_and_the_frogIl film, ambientato a New Orleans negli anni Venti, è una storia d’amore tra una fanciulla nera e un principe bianco, vittime di un maleficio e salvati dalla fata di turno; l’ultimo di un filone che va da Biancaneve e i sette nani a Pocahontas, la fiaba della principessa pellerossa innamorata di un ufficiale inglese nell’America del ’600.

Ma anziché il plauso delle associazioni antirazziste «La principessa e la rana» ne ha suscitato l’ira. Subissata dalle critiche, la Disney è stata costretta a difendersi. «Si è scelto il colore della pelle della principessa — ha ribattuto — per inaugurare una nuova linea cinematografica nella nostra più grande tradizione. Protagonisti e vicende saranno trattati con il massimo rispetto e la massima sensibilità».

Ha scatenato la tempesta Jennifer Daniels di Bet, editrice musicale nera. «Questa storia di una ragazza di colore che sposa la grande speranza bianca nel profondo sud nell’epoca che precedette i diritti civili è offensiva», ha dichiarato la Daniels. «Bisogna diffidare dei bianchi che raccontano dei neri ai nostri figli. Dov’è finita la parità razziale?».

Ha aggiunto Angela Helm di Black Voices: «Oggi è un nero a ricoprire la massima carica dello stato ma la Disney, evidentemente, pensa ancora che un nero non meriti il titolo di principe».

Conclude James Collier del sito internet Acting White (Comportarsi da bianchi): «Di che cosa ha paura la Disney? Non vuole che in età così precoce le futuri madri di un’America bianca in declino si abituino all’idea di un pretendente nero?».

La polemica è esplosa sebbene la Disney, dopo le prime proteste degli integralisti, avesse tentato di prevenirla apportando alcune modifiche al film. La Disney aveva mutato il nome della giovane da Maddy, diminutivo di Madeleine, in Tiana, perché Maddy evocava immagini schiaviste, alla Via col vento (vi ricordate Mammy?). Da umile cameriera, inoltre, ne aveva fatto una capace aspirante ristoratrice. Infine, aveva conferito al principe bianco un colore olivastro, ribattezzandolo Naveen invece che Harry, che forse sapeva di élite. Aveva trasformato la fatina in sacerdotessa nera, Mamie Odie, in grado di neutralizzare i voodoo. E aveva persino reso omaggio alla New Orleans nera del jazz affidando la colonna sonora a Randy Newman, uno dei grandi compositori del genere.

Uno sforzo di correttezza politica che confidava desse buoni frutti, ma non è servito a nulla: «Il film conserva un tono paternalistico e discriminatorio», ha commentato la comunità nera di New Orleans. È possibile che la Disney rischi un boicottaggio de «La principessa e il ranocchio», anche se lo ritoccasse di nuovo. Il potenziale del film è fuori discussione: tratto dal libro «Il principe ranocchio» di E.D. Baker, i registi sono John Musker e Ron Clements, gli stessi de La sirenetta e Aladino. La trama? Il cattivo, il dottor Facilier, fa di Naveen uun ranocchio che riacquisterà sembianze umane solo dopo il bacio di una principessa. Tiana lo bacia — con riluttanza — ma è un inganno, diventa una rana anche lei. I due vivono nelle paludi finché, con l’aiuto di Louis, un alligatore che suona la tromba, non trovano la sacerdotessa che li salverà e coronerà il loro sogno d’amore.

E se si trattasse di un pregiudizio sessista invece che razziale?

Esteticamente scorretto, politicamente scorretto, fate un po’ voi. Un principe bianco e una principessa nera. Ma cosa sarebbe cambiato se ad essere black fosse stato il principe e pallida la principessa? Forse le proteste non sarebbero state così accese, forse la coppia sarebbe risultata più princess_and_the_frog1accettabile. Ma allora il politicamente corretto diventerebbe scorrettissimo. Perché un principe nero che sposa una principessa bianca in fondo sta a significare una conquista: l’uomo che vince non solo l’amore ma anche una donna bianca. E allora sarebbe meglio un principe nero e una principessa bianca, comunque donna, comunque terreno di conquista. Un ragionamento che puzza di maschilismo e che nessuna postilla di   può migliorare. Perché l’altra possibilità di amori a colore unico, principe e principessa uniti dalla razza,  non la prendiamo proprio in considerazione nel 2009. E anche il retro pensiero che ha portato alle proteste e cioè il sospetto che un nero non meriti titoli nobiliari. E come la mettiamo allora con la principessa nera, non ha forse un titolo nobiliare? Non c’è che un’unica, triste spiegazione, a questa alzata di scudi contro la fiaba . I pregiudizi sessisti sono più duri a morire di quelli razziali.

da IL CORRIERE DELLA SERA e LA STAMPA

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