Disney tenta di registrare il marchio Seal Team Six la Us Navi si Incazza

La Us Navy fa guerra alla Disney
“Giù le mani dal Seal Team Six”
Il giorno dopo la morte di Bin Laden, la casa di Topolino ha tentato di brevettare il nome della squadra protagonista del blitz per usarlo su abbigliamento, merchandising e videogame. Ma i militari costringono il colosso a ritirare la domanda. Un destino già toccato in passato a Sony e NovaLogic

TOPOLINO contro la Marina degli Stati Uniti d’America: detta così, nella sua sintetica essenzialità, la notizia appare perfino più clamorosa di quanto già non sia. La sostanza, comunque, c’è tutta, anche al di là dello slogan giornalistico. Perché negli ultimi giorni, dall’altra parte dell’oceano, si è svolta una forte, sorda contesa che ha opposto la Walt Disney co. a un pezzo importantissimo del mondo militare a stelle e strisce. Oggetto della disfida: il marchio che ormai l’intero Pianeta identifica con la cattura e la morte di Osama Bin Laden. Chi ha vinto? Ovvio: gli alti vertici della Difesa.

DOSSIER: LA CADUTA DI BIN LADEN 1

Ma facciamo un passo indietro, e ripercorriamo l’intera vicenda. Tutto comincia il 2 maggio scorso, quando il presidente Barack Obama rivela che il leader di Al Qaeda, il ricercato numero uno al mondo, il capo terrorista autore delle stragi dell’11 settembre, è morto in Pakistan. Scovato nel suo rifugio da un gruppo sceltissimo di uomini in armi, il cosiddetto Seal Team Six, e ucciso. E mentre, 24 ore più tardi, tutto il mondo comincia a interrogarsi sulla dinamica precisa di un evento ancora avvolto nel mistero, e dall’andamento quasi cinematografico 2, la Disney – che è un’impresa,
e come tutte le imprese cerca di fare più soldi possibile – decide di presentare richiesta di registrazione del marchio di fabbrica di quel blitz. “Seal Team Six”, appunto. Allo scopo, sottolinea il colosso dell’intrattenimento nelle tre diverse domande indirizzate all'”U.s Patent and Trademark” (l’ufficio brevetti Usa), di utilizzarlo su abbigliamento, scarpe, giocattoli, giochi elettronici e qualsiasi altro tipo di “servizio legato al tempo libero e all’educazione”.
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E non si tratta di una prima volta. Perché è già capitato che grandi imprese private abbiano tentato di sfruttare loghi, o sigle, o slogan, legati a grandi eventi di attualità. Esempio classico: nel 2003, la Sony cercò di ottenere i diritti di “Shock and awe” (colpisci e stupisci), nome dato da George W. Bush alla campagna irachena. Anche in quel caso, però, nulla da fare: il gigante mondiale dell’elettronica restò a bocca asciutta. Stesso destino, nel 2006, toccò a un’altra azienda, la NovaLogic: chiese di poter usufruire proprio del marchio “Seal Team Six”, esclusivamente per i videogame; ma fu respinta con perdite. In entrambi i casi, furono gli stessi richiedenti a ritirare la domanda di registrazione.

Stesso destino che tocca, adesso, alla Disney. Incauta, nell’ignorare la lezione del passato. Forse perché contava sulla tempestività, su quella richiesta inoltrata pochissime ore dopo la morte di Bin Laden, per incassare i dividenti – a moltissime cifre – che l’uso di quel gruppetto di tre parole avrebbe potuto portarle. Ma anche stavolta, i vertici della Marina non sono stati a guardare. Anzi: dopo dieci giorni, precisamente il 13 maggio, è stato il corpo stesso a presentare due differenti richieste di utilizzo del marchio. A questo punto, di fronte alla potenza di fuoco (metaforico, almeno in questo caso) della prima superpotenza militare al mondo, la casa di Topolino ha fatto marcia indietro. Ritirando – come riporta il Wall Street Journal – la sua domanda.

Nel frattempo, attorno alla morte di Bin Laden e ai protagonisti americani della vicenda, continua a esserci fermento: l’evento, per ovvi motivi, continua a emanare – sul piano mediatico – l’odore dei soldi. E così, qualche giorno fa, si è saputo che la Columbia Pictures (in pratica, la Sony) ha acquistato il film della regista premio Oscar Kathryn Bigelow sulla caccia e la fine del leader di Al Qaeda: le riprese comiceranno a fine estate, l’uscita è prevista per la fine del 2012. Il titolo è ancora da definire. In questi giorni, poi, c’è anche un interesse febbrile per il libro – scritto ovviamente in epoca preblitz – Seal Team six: Memoirs of an Elite Navy Seal Sniper, che racconta dall’interno le avventure del gruppo. E che arriva questo week end nelle librerie americane. A Hollywood, manco a dirlo, la caccia ai diritti è cominciata. Già la sera del 2 maggio…

di CLAUDIA MORGOGLIONE  da repubblica.it

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