Diteci quanto prenderemo di pensione ne abbiamo diritto

pensione dei giovaniDIRITTI NEGATI
E ora diteci quanto prenderemo di pensione

L’arancione è il colore dell’ottimismo. Sarà l’incrollabile fiducia verso il proprio Welfare, che ha spinto molti Paesi del Nord Europa a stampare con questo colore la busta contenente l’estratto conto contributivo. La lettera viene spedita periodicamente a casa dei lavoratori per informarli sulla loro situazione previdenziale e sulla prevedibile pensione che incasseranno a fine carriera. Un atto di trasparenza, ma anche un incentivo a far da sé nel caso in cui i risultati non siano all’altezza delle proprie attese.
Un’operazione simile era prevista anche in Italia, ma nel Paese del sole le pensioni rimangono avvolte in una pericolosa nebbia grigiastra. Eppure sono passati quasi vent’anni da quando l’impegno di copiare in qualche modo il modello scandinavo è stato preso: la riforma Dini nel 1995. Quasi vent’anni fa. Come mai questo ritardo? Mancanza d’informazioni negli archivi? Problemi di budget? O la preoccupazione, comprensibile, di non voler mettere gli italiani di fronte a una verità scomoda: le pensioni, come le stagioni, non sono e, soprattutto, non saranno più quelle di una volta? Una risposta ufficiale non è mai stata data. Dalla promessa di trasparenza a oggi si sono succeduti ben undici governi e altrettanti ministri del Lavoro. Più volte è stato annunciato che le buste sarebbero state spedite. Tutte false partenze. In vent’anni l’estratto conto previdenziale è arrivato a poco più di 100.000 persone a fronte di circa 24 milioni di lavoratori.
Il precedente ministro del Lavoro Enrico Giovannini, aveva annunciato che la busta arancione sarebbe diventata operativa nel 2014. Metà anno è passato, è cambiato il governo, ma la busta chi l’ha vista? Non si conoscono nemmeno le intenzioni dell’attuale titolare del ministero Giuliano Poletti. Sarebbe auspicabile, poiché il dialogo diretto con gli elettori è stato uno dei cardini nell’attività del nuovo governo.
I cittadini sono stati invitati a dare suggerimenti per combattere la burocrazia. Ora si faccia un passo in avanti e si vari una vera e propria opera di trasparenza previdenziale. Forse meno propagandistica, ma sicuramente più necessaria. I lavoratori hanno il diritto di sapere quale futuro li attende, anche sulla semplice base di elaborazioni statistiche e anche se si tratta di una verità amara. In campo pensionistico il tempo è una variabile fondamentale: prima ci si pensa meglio è. Ogni ritardo può costare caro. E non si tratta del benessere personale, ma del benessere di tutti. Un atto dovuto, verso i più giovani, soprattutto, e verso chi si prepara a lasciare il lavoro.

di Massimo Fracaro e Nicola Saldutti da corriere.it

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