E Google e Facebook dovranno aprire una partita iva italiana

google taxAPPROVATA LA “GOOGLE TAX”, I GIGANTI
DEL WEB COSTRETTI AD APRIRE LA PARTITA IVA

ROMA – Scossone ai colossi del web. Le multinazionali online saranno tassate e costrette a vendere beni e servizi in Italia attraverso società locali.
L’Italia fa da apripista e, primo Paese nell’Unione Europea, introduce la cosiddetta «Web tax», sulla quale a Bruxelles si discute da diversi mesi. La novità arriva con un emendamento alla legge di stabilità approvato dalla commissione Bilancio della Camera, con il governo che si è rimesso alle decisioni del Parlamento, dando cioè un tacito assenso. La nuova imposta, introdotta dall’emendamento proposta da Edoardo Fanucci (Pd), prevede che i giganti del Web, da Google ad Amazon, dovranno avere la partita Iva italiana.

In questo modo i volumi di vendita realizzati in Italia (sia nella vendita di pubblicità che nell’e-commerce, che nel gioco on line) sarebbero anche fatturati nel nostro Paese, con il conseguente gettito, mentre oggi vengono fatturati in altri paesi con regimi fiscali agevolati (per esempio l’Irlanda). Dubbi li hanno sollevati Giampaolo Galli e Marco Causi del Pd, timorosi che questa norma possa andare in contrasto con le normative europee visto che il dossier a Bruxelles non è stato ancora affrontato. La commissione ha pure approvato un emendamento di Stefania Covello (Pd) che mira alla tracciabilità: esso stabilisce che l’acquisto di servizi di pubblicità on-line deve essere effettuato mediante bonifico bancario o postale.

Arriverà invece domani la soluzione al nodo delle spiagge e degli stadi, i due temi della legge di stabilità più discussi alla Camera. Il governo e il relatore Maino Marchi (Pd), presenteranno infatti sabato pomeriggio una serie di emendamenti su diverse materie, su alcune delle quali c’è un intesa nella maggioranza, mentre su altre, come appunto spiagge e stadi, si sta costruendo un punto di equilibrio. La commissione Bilancio della Camera ha in giornata approvato una serie di altri emendamenti, mentre il Nuovo centro destra, con il presidente Renato Schifani, ha rimesso in discussione quello approvato giovedì che vieta il pagamento degli affitti con il contante. L’annuncio dell’emendamento è stato fatto in mattinata dal sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta in commissione Bilancio, mentre il vicepremier Angelino Alfano incontrava le associazioni dei balneari. I problemi sono due: da una parte il contenzioso sui canoni che vede coinvolte circa 300 imprese medio-piccole, e il riassetto complessivo della legge sulle concessioni del demanio marittimo. Di sicuro nella legge di stabilità, spiegano fonti di governo, entrerà la soluzione al primo punto con una sanatoria dei contenziosi: il contenzioso verrà chiuso o saldando subito una somma intorno al 30%, oppure aumentando gradualmente la percentuale in caso di rateizzazione.

La legge quadro potrebbe viaggiare in un provvedimento a parte. Più complicata la vicenda dei nuovi stadi, con il presidente della Lega di serie A Maurizio Beretta che ha sollecitato oggi l’inserimento in legge di stabilità della soluzione. Le ricette sono assai diverse: si va dalla semplice possibilità di un credito agevolato per la costruzione o ristrutturazione degli impianti tramite credito sportivo, alla possibilità di semplificazioni procedurali per le autorizzazioni, sino a quella di edificare altre edifici a ridosso degli impianti. Bocciato invece l’emendamento di Renato Brunetta, più «hard», che dava ai costruttori il permesso di costruire uffici e case anche in aree diverse dagli stadi.

da leggo.it

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