E la cena segreta di Obama in Italia con Renzo Piano, la scienziata Fabiola Gianotti, il presidente della Fiat John Elkann e sua sorella Ginevra

Obama rossetto sulla camiciaSUL «WALL STREET JOURNAL»
Quando Obama preferì l’arte
ai noiosi fatti di Kiev
L’editorialista Noonan accusa il presidente degli Stati Uniti di essere disinteressato e passivo riguardo alle sue incombenze. Come dimostra una certa cena romana

Peggy Noonan è la decana dei columnist conservatori di Washington. Celebre per essere stata la speech-writer prediletta di George Bush padre, l’editorialista del Wall Street Journal non risparmia nulla a Barack Obama. Ieri poi è stata durissima, in un commento al vetriolo nel quale ha accusato il presidente di essere disinteressato, passivo, minimalista, almeno riguardo alle incombenze della carica: «Obama non fa il suo lavoro, ma aspetta che la Storia riconosca la sua grandezza». L’unica cosa, sempre secondo Noonan, che lo entusiasma sono i contatti con l’esterno, le frequentazioni e le cene sempre più numerose con personaggi della cultura, dello sport, dello spettacolo.
La cena di 4 ore con «italiani interessanti»
Non entriamo nel merito degli argomenti di Noonan. Qui ci interessa un passaggio della sua column, nel quale la giornalista cita ad esempio la cena con «italiani interessanti», che il presidente americano chiese di organizzare a John Phillips, il suo ambasciatore a Roma, in occasione del viaggio di primavera in Italia. Coperto dal più assoluto segreto, il dinner si svolse a Villa Taverna e andò avanti per quattro ore, fin oltre la mezzanotte. Come ha rivelato il quotidiano online Politico.com , Philips mise intorno al presidente un parterre prestigioso: l’architetto e senatore a vita Renzo Piano, la scienziata Fabiola Gianotti, il presidente della Fiat John Elkann e sua sorella Ginevra. «Ricchi e famosi», ha commentato velenosamente Noonan. «Voleva trascorrere una serata parlando di ciò che è interessante discutere in questo Paese – ha raccontato il senatore Piano a Politico – arte, scienza, comunità, architettura, città. È stata una cena molto tranquilla». Obama, che da giovane sognò anche di fare l’architetto, conosceva bene i lavori del maestro genovese a San Francisco, Chicago e Parigi ed era pieno di curiosità sulla fase creativa della progettazione. Piano, sempre amico delle contaminazioni, ha anche paragonato i suoi schizzi preliminari ai primi appunti che Obama mette giù per un discorso. «Abbiamo parlato e parlato, il presidente non ha mai dato l’impressione di volersi alzare». Bocche cucite sul tema della politica, di cui pure si è parlato.
Dall’arte alle «minuscole cose della politica»
Anche se pare che il presidente americano, al primo contatto uno a uno con Matteo Renzi e fino a poco prima molto in sintonia con la calma zen di Enrico Letta, avesse trovato il giovane premier italiano «un po’ vivace». In verità, poche ore prima a Villa Madama, Renzi non aveva fatto nulla per nascondere l’entusiasmo di avere accanto una delle sue icone. Così intensa era stata l’esperienza extra moenia a Villa Taverna, che la mattina dopo, incontrando i suoi collaboratori che dovevano prepararlo per un’intervista con la Cbs su Ucraina e riforma sanitaria, Obama era sbottato: «Appena la scorsa notte parlavo dell’arte e della vita, temi grandi e interessanti. E ora voi mi riportate alle minuscole cose della politica». SUL «WALL STREET JOURNAL»
di PAOLO VALENTINO da corriere.it

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