E’ morto ad 84 anni il giornalista Luigino Mattei padre di Maria Concetta Mattei

luigino matteiMorto Luigino Mattei, sapiente narratore della vita dei trentini
Si è spento a 84 a Roma nella casa della figlia Maria Concetta. Giornalista attento e poi editore con il suo «Annuario»

TRENTO. Con la sua vena libertaria e con la sua capacità di approfondire gli argomenti Luigino Mattei è stato il punto di riferimento di una generazione di giornalisti e per molti ne è stato il maestro. Per i lettori invece era una “sicurezza”, per i palazzi del potere era una “preoccupazione”. Nella sua vita ha affrontato anche il campo dell’editoria con la sua casa editrice “Panorama” dalla quale è nato l’ “Annuario trentino”. Una persona quindi sempre impegnata nell’informazione e nella conoscenza.
Luigino Mattei se n’è andato ieri mattina a Roma (si era trasferito da alcuni mesi nella casa della figlia Maria Concetta, giornalista Rai) a 84 anni dopo una lunga malattia. Nel campo del giornalismo Luigino Mattei è entrato dalla fine degli anni Sessanta rimanendovi a pieno titolo fino alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso, dopo essere stato per un breve periodo all’ufficio stampa della Provincia quando era presidente Remo Albertini. Cambiato il presidente, sentì quell’ambiente stretto e approdò nella redazione dell’Alto Adige, ora Trentino. Qui seppe esprimere i suoi talenti avendo come base la convinzione che la professione nel giornale era soprattutto una funzione civile, laica ma non estranea al sacro. «Il giornale deve dire», era la sua frase per significare quella funzione civile, intendendo giornale e giornalismo come un interlocutore della comunità senza timore di graffiare gli intoccabili. Per fare questo però «bisogna conoscere», questa un’altra sua sollecitazione. Non per nulla ciò che ha insegnato a chi gli è stato vicino è che per fare il giornalista «bisogna saper leggere le carte», ossia documentarsi. Giustissimo partire a razzo sulla notizia, ma il pezzo alla fine doveva poggiare su quello che avevi visto e sentito, con un’attenzione in più su quello che avevi letto.
E’ stato anche maestro nell’indicare i segni dei tempi che cambiavano. Da responsabile della redazione capì, e fece capire, che Sociologia non era solo «casino» ma rinnovamento, che la stagione sindacale tra il 1968 ed il 1972 non era solo fatta di scioperi, ma di mutamento di mentalità di chi dalle campagne andava a lavorare in fabbrica, che gli scontri in piazza tra studenti, operai e polizia non erano solo manganellate e utopie, ma rischi per la democrazia, che l’autonomismo alla Pruner non era austriacantismo, ma grimaldello per intaccare lo strapotere della Dc nelle vallate.
Fu un uomo che seppe giornalisticamente opporsi agli intoccabili, primo fra tutti Bruno Kessler. C’era tanto odio-amore tra i due, così il giornale seppe tener testa al Piano urbanistico divenuto pensiero unico, ma seppe anche riconoscere la forza delle scelte che la Provincia faceva. La sua difesa di Sociologia sulle pagine del giornale, anche quando la Dc voleva chiuderla, è lì a testimoniarlo.
Alla metà degli anni Settanta, chiusa l’esperienza di capo della redazione divenne inviato speciale ed andò ad “arare” (questo il suo modo di dire) le valli trentine e fu un tornado perché seppe incidere nel ventre molle del potere periferico.
Due esempi. Il primo: seguì molto da vicino l’esperienza di “Caterina la rossa”, ossia l’attuale consigliere provinciale del Patt Caterina Dominici che alla fine degli anni Settanta divenne sindaco di Romallo, paese di Enrico Pancheri, capeggiando una lista di giovani. Donna, combattiva e “rossa”: divenne un simbolo, e Mattei le diede una mano.
Il secondo: rischiò in prima persona nell’estate del 1977 nel seguire la “rivolta per Tovel” quando una larga parte di persone di Tuenno si oppose duramente alla chiusura estiva della strada verso il lago. A capeggiare la rivolta fu Franco Tretter che di lì a pochi mesi divenne consigliere provinciale. Anche in quel caso c’era di mezzo una donna, una sindachessa, Maria Menapace, mal digerita dal blocco di potere del paese.
Non solo il giornalismo è presente nella vicenda umana e professionale di Luigino Mattei. Fu infatti il fondatore della casa editrice Panorama con la quale voleva creare un’enciclopedia del Trentino. L’idea era troppo avveniristica per quei tempi, come pure quella del “giornale a schede”. Lo inventò nella seconda metà degli anni Settanta avendo anche un supporto della Tecnofin. Era una start up troppo precoce, perché la tecnologia non era in grado di supportare l’idea. Basti pensare che allora non erano ancora stati introdotti i fax. Il “giornale a schede” durò poco, ma ben presto nacque la rivista “Letture trentine”, diventato poi “Letture trentine e altoatesine”. Era un mensile di approfondimento non accademico. Il suo scopo era soprattutto quello di “far conoscere”: durò dalla fine degli anni Settanta ai primi anni Novanta diventando l’incubatrice di quello che è stato il “tesoro” di Luigino Mattei editore, ossia l’imprescindibile “Annuario Trentino”. Il primo numero uscì nel 1981 e non si è più fermato. Come non si è più fermata la sua casa editrice Panorama.
Va ricordata anche la sua esperienza televisiva, quando nel 1988 contribuì a creare “Europa Tv” di cui per un periodo fu anche il direttore responsabile.
Negli ultimi anni abbandonò il giornalismo perché preso dall’attività di editore. Un paio di anni fa ebbe però un sussulto per la sua vecchia professione nel suo vecchio giornale. Quello che è certo è che seppe tornare a farsi leggere.

di Mauro Lando da corrieredellealpi 

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