E’ morto Norino Lodolo, 97 anni di Udine era reduce di Buchenwald

norino lodoloUdine: morto Norino Lodolo, era reduce di Buchenwald
Aveva 97 anni e fino all’ultimo raccontò ai giovani la sua esperienza nel lager. Udinese, dopo la prigionia lavorò in Comune e visse sempre in via Laipacco

UDINE. Si è spento a 97 anni uno degli ultimi reduci del terribile campo di concentramento nazista di Buchenwald. Norino Lodolo, udinese, classe 1916, era stato arrestato nel 1944 a causa della sua partecipazione alla lotta partigiana. Nonostante il dolore del ricordo, Norino non perdeva occasione per raccontare le sofferenze patite.
«I giovani devono sapere perché atrocità simili non si ripetano», aveva detto in occasione della Giornata della memoria al Messaggero Veneto. I funerali saranno celebrati domani, alle 10.30 nella chiesa della Beata Vergine del Rosario di Laipacco.
Questa la storia che il sopravvissuto ai lager raccontava. Sono le 7 del mattino del 1944 quando due soldati delle SS bussano alla porta della famiglia Lodolo in via Laipacco. Non lasciano neppure il tempo d’aprire. È un lampo. Si avventano sul giovane Norino e lo portano in via Spalato.
Detenuto per motivi politici. La stessa condanna che lo condurrà fino a Buchenwald. Numero di matricola 75555. Da quel momento la parola d’ordine per Boris, il nome in codice durante le battaglie partigiane, è sempre stata “ricordare”. E a distanza di quasi 70 anni da quei terribili attimi, Norino l’ha fatto a gennaio per l’ennesima volta, con lucida freddezza.
«È il compito imposto alla mia generazione», aveva detto. E con quella lucida determinazione aveva raccontato le atrocità della prigionia: «Ci facevano spaccare le rocce. A noi che non avevamo nemmeno la forza per stare in piedi. Fino alle 18, quando c’era l’appello. Non so se era per arginare le fughe o contare i morti – raccontava Lodolo –. Eravamo nel cortile accanto alle baracche. Freddo, vento, pioggia. Non ci potevamo mai sedere. I moribondi erano retti a spalla dai compagni. E qualcuno moriva in piedi. I decessi erano così tanti che i compagni venivano accatastati in un angolo della baracca per poi essere portati ai forni crematori tutti assieme, il giorno successivo».
Buchenwald è uno dei campi affidati all’autogestione dei delinquenti comuni, i “triangoli verdi”. Lì si sperimenta l’annientamento attraverso il lavoro.
«Ci mandavano nei boschi, nelle fabbriche – rammentava Lodolo – Mai nessuno dei padroni disse una parola circa le condizioni in cui eravamo costretti a lavorare. Sfruttati, denutriti, malmenati. Nessun vincolo morale. Niente. Il terrorismo di SS e kapos passava inosservato».
Lodolo dopo gli anni della prigionia ha lavorato in Comune a Udine. «Con l’avanzare dell’età gli sono subentrati vari acciacchi – ricorda la nuora Maria Stella Masetto –. Ha assistito la moglie malata con amore e pazienza. Ha sempre continuato a vivere nella sua casa natale in via Laipacco, circondato dall’affetto del figlio Denis, dei nipoti Andrea, Cristina, Marianna e Lorenzo. 97 anni dedicati alla Patria e con una splendida memoria».
di Michela Zanutto da messaggeroveneto.it

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