E Wawrinka vince gli Australian Open battendo Rafa Nadal

wawrinka djokovicWawrinka fa il match della vita
piangono Rafa e i bookmaker

Povero Stan, condannato alla sconfitta da statistici e bookmaker ben prima che lui scendesse in campo nella finale al Melbourne Park con l’inarrivabile Rafa. I primi non facevano che sottolineare che lo spagnolo s’era preso tutti i precedenti dodici testa-a-testa senza lasciare allo svizzero un solo set sui 26 in palio: dieci vittorie in due set nei Masters ATP e due passeggiate negli Slam, 6-2 6-2 6-2 nel secondo turno degli Australian Open 2007 e 6-2 6-3 6-1 nei quarti del Roland Garros l’anno scorso. Pochi segnalavano, corti di memoria, che nell’ultimo match tra i due nel round robin delle Finals londinesi di novembre Nadal aveva prevalso nei tie-break in entrambi i set. Un segnale. Tanto per dare fiducia al numero 8 ATP, qualcuno aveva perfino calcolato che, fatto salvo Roger Federer, Nadal aveva vinto tutti i 46 match con gli altri attuali cinque Top 20 dotati di rovescio a una mano, specialità antica di cui Wawrinka è una specie di ambasciatore nel mondo (gli altri sono Gasquet, Haas, Robredo e Almagro). Insomma, un predestinato al martirio.

I bookmaker, cinici, avevano valutato attentamente dati, condizioni personali e ambientali e avevano deciso che una vittoria di Stanislas potesse essere molto ben pagata, tant’erano basse le probabilità di vederla realizzata: mediamente, puntando un euro se ne sarebbero incassati tra i 4.50 e i 5. Mal gliene incolse.

Il primo set lascia basiti i quindicimila della Rod Laver Arena. Per 37 minuti lo svizzero di riserva domina il numero uno al mondo, in evidente eppure al momento sconosciuta difficoltà, servendo prime e seconde potentissime e rispondendo forte e preciso. Fa il break al quarto gioco, rischia di restituirlo al nono con tre palle break non sfruttate da Nadal, recupera e va a chiudere sul 6-3.

All’inizio del secondo set accade quel che nessuno, nemmeno Wawrinka, avrebbe voluto. Nadal si tocca ripetutamente la schiena, non ce la fa più a servire decentemente né a correre su ogni palla come di solito gli riesce per ore ed ore. Il dolore è insopportabile. Sul 1-2 Rafa torna negli spogliatoi per sottoporsi a un controllo e a una terapia antinfiammatoria. Resta fuori qualche minuto, mentre lo svizzero tenta con troppa veemenza di farsi spiegare dall’arbitro cosa sta succedendo. Quando il match riprende, per Rafa comincia un calvario che dimostra, una volta di più, il suo grande rispetto per il tennis e per chi paga per seguire campioni come lui: altri nelle sue condizioni avrebbero sicuramente gettato la spugna. Rafa no, resta a lì a onorare l’impegno con gli organizzatori e con il pubblico. Per cinque game non c’è però partita, Wawrinka mette in cassaforte il suo secondo set sul 6-2 in 38 minuti.

Come tutti, a questo punto ho cominciato a fare programmi per l’anticipatissimo inatteso dopopartita, dando per scontato un terzo set più o meno a zero per Stan. Capita, al contrario, che Nadal, pur menomato, trovi un equilibrio basato su colpi dai cinque metri centrali della riga di fondocampo, rinunciando ad andare a prendere le palle estreme e concentrandosi nel piazzare quasi da fermo le risposte. Spinge meno con le gambe, non riesce ad arrotare ma intanto riprende a macinare quindici su quindici.

Wawrinka va in confusione, guarda sempre più spesso l’angolo presidiato dal coach Magnum Norman, non riesce a interpretare la nuova situazione, si limita ad angolare le palle sperando che l’avversario non ci arrivi. Una tattica poco lungimirante. Stan spreca due ottime occasioni per il break e consente a Nadal di conquistare il set in 33 minuti per 6-3.

Il quarto set è il primo non totalmente falsato da fattori esterni, anche se Nadal esprime non oltre il sessanta per cento del suo gioco. Si va avanti in equilibrio fino al sesto game, quando Wawrinka, psicologicamente rinfrancato, ottiene il break che lo porta sul 4-2. Sembra fatta per lui, ma lo spagnolo si riprende subito il maltolto. L’ottavo game è quello decisivo, con Rafa che cede di nuovo il servizio e consente allo svizzero di andare a servire per il match. E lo fa in scioltezza lasciando Nadal a zero. Finisce 6-3, ancora in 33 minuti. Durante la cerimonia di chiusura Rafa dirà con le lacrime agli occhi: “Mi spiace di aver chiuso in questo modo il torneo, ma ho fatto tutto quanto potevo”. Gliene va dato atto.

È un risultato davvero storico, non accadeva dal 2009 – Juan Martin Del Potro agli UsOpen su Federer – che uno Slam non andasse a Roger, a Nadal o a Murray. A 28 anni e 10 mesi Wawrinka diventa ufficialmente da domani numero 3 al mondo, facendo felici i molti estimatori del suo gioco spettacolare. Con il suo trionfo ha dato forse una soddisfazione un po’ sadica a Pete Sampras, chiamato quest’anno a premiare il vincitore degli Australian Open e già convinto di dover consegnare la massiccia coppa al tennista che avrebbe eguagliato il numero degli Slam da lui vinti, quattordici. Ma a 27 anni e sette mesi Rafa avrà tempo e modo per superare il record del più forte giocatore di fine secolo e per dare l’assalto a quello di Federer: diciassette Slam.

Claudio Giua da repubblica.it

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