Facebook sorry a Obama le scuse degli italiani per Berlusconi

IL CAVALIERE SI ERA LAMENTATO CON IL PRESIDENTE USA ATTACCANDO «LA DITTATURA DEI GIUDICI»
Gli italiani chiedono scusa a Obama
«Sorry, Berlusconi non parla per noi»
Invasa dai commenti dall’Italia la pagina Facebook del capo della Casa Bianca dopo l’episodio di Deauville
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Deauville, Berlusconi a Obama: da noi dittatura dei giudici di sinistra (26 maggio 2011)

Uno scorcio della pagina Facebook di Obama con i post dei suoi fan italianiMILANO – «Mr Berlusconi is not speaking in my name». Berlusconi non parla a nome mio. La pagina Facebook del presidente americano Barack Obama è invasa dai commenti di cittadini italiani che hanno voluto prendere le distanze dalle parole del capo del governo, che a margine del summit del G8 di Deauville, si era accostato al capo della Casa Bianca parlandogli della giustizia in Italia definita «una dittatura dei giudici di sinistra». Un gesto che, come hanno dimostrato le immagini mandate in onda dal Tg3, non è apparso molto spontaneo, con il premier italiano che prima di raggiungere Obama alla sua postazione si avvicina ad un fotografo spiegandogli quello che si appresta a fare e dandogli, apparentemente, indicazioni su come effettuare le inquadrature. La chiacchierata fuori programma ha creato anche qualche momento di imbarazzo tra gli altri partecipanti al vertice, Sarkozy e Merkel in primis, essendo stata causa di un ritardo nell’avvio dei lavori.

Berlusconi «aggancia» Obama
«E’ OSSESSIONATO DA DONNE E PROCESSI» – I messaggi postati ad Obama sono tutti più o meno simili, segno di una mobilitazione virale della rete: i fan italiani di Mr. President chiedono scusa e sottolineano di non sentirsi rappresentati da Berlusconi. Il quale, anche nella conferenza stampa di venerdì da Deauville, è tornato a parlare di interferenze della magistratura giustificando l’intervento con la volontà di «spiegare anche all’estero quello che sta davvero succedendo in italia». Tra tanti commenti standard ne emerge qualcuno più articolato, che non si limita al «sorry» e alla presa di distanze. Come quello di Gabriella Casiraghi, che sottolinea come il vertice del G8 non fosse il luogo adatto per quelle esternazioni: «La maggior parte degli italiani è contraria a questo comportamento, lui non parla in nome degli italiani onesti. Per favore perdonalo e credi in noi». O quello di Marco Pinto: «Berlusconi è un vecchio uomo malato, ossessionato dalle donne e dai suoi problemi giudiziari e non è adatto a rappresentarci». E, ancora, Manuela Frustaci: «Non parla in nome di migliaia di studenti senza futuro, di migliaia di lavoratori precari, di tutti quelli che oggi in Italia non hanno la possibilità di mantenere una famiglia. Parla solo a nome di chi, come lui, sta facendo di tutto per distruggerci».

Altri commenti in cui gli italiani chiedono scusa a Obama per le parole di BerlusconiCOMMENTI FOTOCOPIA – Alcuni messaggi sono del tutto identici tra loro, ovvero sono stati semplicemente copyncollati da diversi utenti, mobilitati probabilmente attraverso blog e mailing list. In ogni caso, l’effetto ricercato dai promotori dell’iniziativa è stato ottenuto: le prime pagine degli oltre 6 mila commenti a margine del post che Obama ha dedicato alla situazione della General Motors che sta riassumendo migliaia di lavoratori (ma anche in calce agli interventi precedenti) sono interamente occupate da messaggi provenienti dall’Italia. E questo porrà la questione anche all’attenzione internazionale, avendo Obama un pubblico di quasi 21 milioni di fan su Facebook, cosa che fa di lui una delle principali star nel firmamento del social network creato da Mark Zuckerberg.
SPAZIO ALLA SATIRA – Non poteva mancare anche l’angolo più satirico. Sempre su Facebook è nata ad esempio la pagina «Dillo ad Obama», una sorta di «sfogatoio» virtuale attraverso cui al presidente americano vengono raccontate tutte le confidenze e inoltrate le richieste più disparate ed esilaranti: «Salve signor Obama – chiede ad esempio Daniel Libralato -, stasera devo comprare un regalo che posso trovare solo a 40 km da casa mia, ma non ho tempo di andarci. Potrebbe mandarmi un’elicottero di Navy Seals che mi scorti fino al negozio?».

Alessandro Sala da corriere.it

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