Febbre suina su Internet

internet-reteLa febbre suina si diffonde su Internet
Tra informazione e disinformazione la febbre suina impazza su internet. Da Google Maps a Twitter fino a Wired e alla galassia dei blog, tutti parlano della pandemia messicana, chi informando correttamente sui rischi e chi invece spargendo inutile allarmismo. 

Gli utenti di Google e la mappa del contagio
Negli ultimi giorni le parole chiave “swine flu” sono tra le 30 più ricercate su Google, dove l’apporto degli utenti sta diversificando le notizie in circolazione rispetto ai media tradizionali.
È registrato come Niman l’utente di Google Maps che ha prodotto una delle mappe più consultate, che indicano l’esatta posizione dei vari casi segnalati in tutto il mondo di influenza suina. La mappatura è iniziata il 21 aprile e fino a questo momento ha avuto oltre 105mila visite. Da quanto riportato sul suo profilo Niman sarebbe un ricercatore biomedico di Pittsburgh. L’utente ha evidenziato con colori diversi i contagi accertati, quelli probabili, i decessi segnalati dalle autorità messicane e i falsi allarmi. La mappa consente un buon colpo d’occhio sulla localizzazione dei focolai, che dal Messico si stanno spostando negli Stati Uniti, in Europa e Oceania. Ma gli utenti hanno mappato anche i casi sospetti segnalati in Sud America, Medio Oriente e Russia.
A fargli concorrenza è Swine Flu (H1N1) Outbreak Map. Questa seconda mappatura è stata avviata appena 3 giorni fa ma ha già totalizzato 171mila visitatori.
Twitter
I siti di microblogging non sono stati risparmiati dalla pandemia. Da qualche giorno la parola “swine flu” risulta la più ricercata su Twitter. Tra i messaggi da massimo 140 caratteri inseriti dagli utenti c’è un po’ di tutto e il rischio di un facile allarmismo è in agguato. Alcuni esperti citati dal sito CNN.com ipotizzano che la pandemia possa essere usata da alcuni utenti solo per aumentare la loro fama all’interno del sito, inserendo messaggi sensazionali e allarmistici. Il sito americano cita Evgeny Morozov, un blogger di ForeignPolicy.com. Secondo l’esperto la pandemia sarebbe un incentivo per gli utenti di Twitter a postare di tutto, al solo fine di aumentare i loro contatti e così la loro fama on-line.
Ma tra gli utenti di Twitter ci sono anche fonti accreditate. È il caso del Center for Disease Control and Prevention. L’ente americano, vista l’emergenza e la dilagante disinformazione, ha deciso di utilizzare Twitter per informare la popolazione mondiale, insieme alle notizie pubblicate sul suo sito e agli annunci televisivi.
Wired
Anche il portale Wired sta valutando l’attendibilità delle informazioni in circolazione sul web. Anche per questo sito la fonte più accreditata per avere informazioni sull’influenza sarebbe il Centre for Disease Control. Buone informazioni si posso trovare anche sul blog Biosurveillance, gestito da VeraTect, una società americana specializzata sulla sorveglianza contro le malattie. Ma anche Wired invita alla cautela e a fare attenzione alle notizie false che potrebbero diffondere un allarmismo immotivato.
Dalla “spagnola” alla “suina” come cambia l’informazione
Visto al microscopio il virus H1N1 responsabile della febbre suina assomiglia molto a un altro virus che tra il 1918 e il 1919 colpì soprattutto l’Europa. Allora fu proprio la relazione tra epidemia e informazione a dare il nome alla pandemia. La “grande influenza”, come venne definita, fu chiamata “spagnola” perché gli unici giornali del tempo che ne diedero contro furono proprio quelli iberici. L’Europa era in piena Guerra Mondiale e i governi avevano imposto una forte censura. Per questo il violento diffondersi dell’influenza venne tenuto nascosto dai mezzi d’informazione, che tendevano a parlarne come di un’epidemia circoscritta alla sola Spagna.
da rainews24.it

One comment

  1. Pingback: Febbre suina su Internet