Fratello di Marco Carta

federico-cartaDi Marco Carta, vincitore di Amici e dell’ultimo Festival di Sanremo, ormai si conosce quasi tutto. Meno, invece, si sa sul fratello Federico, nato a Cagliari il 30 marzo del 1984. Sul suo sito scrive: “Inizio subito a disegnare, volevo fare lo scienziato pazzo… osservavo le formiche e volevo entrare anch’io dentro quei formicai. Nel 1995, avevo 11 anni, mia madre muore (mio padre quando avevo nove anni, ma non lo conoscevo) e da quel momento inizio a dipingere con le bombolette… mia zia ed il suo ragazzo mi portavano a dipingere di notte… il primo graffito era dedicato a mia madre, una scritta col suo nome pieno di colori; in quel periodo mio fratello ed io uscivamo spesso con i miei zii, disegnavamo su fogli più grandi di noi e inventavamo oggetti con vari materiali. La passione per i graffiti era appena nata, volevo dipingere il mondo. Avevo 13 anni nel 1997 e uscivo con ‘l’amico più grande’ con abiti larghi a disegnare i muri, io firmavo crisa.db (crisalide del bruco). Nel 1999 divento manuale, pratico, dipingevo da 3 anni e conoscevo sempre più persone che avevano la mia stessa passione… uscivamo di notte fonda nelle strade più trafficate… scritte colorate, poesie e…fughe improvvise!”.
SPEGNI LA TV… L’Unità, però, non si è accontentata di questo profilo (sicuramente curioso e sui generis) e ha deciso di saperne di più su quest’artista. E così si scopre che ha una grande passione per la pittura e un’antipatia viscerale per il piccolo schermo. Gira con una spilla con la scritta: “Spegni la tv”. Ma la finale di Sanremo non se l’è persa e ha atteso il verdetto che ha incoronato vincitore suo fratello. “Ero sicuro che avrebbe vinto lui, è sempre stato bravissimo – dice – ho provato una fortissima emozione”. Ma il rapporto con la televisione per Federico lì è iniziato ma è anche finito. Quel giorno è stata un’eccezione, c’era da ascoltare il fratello che cantava, dopo di che per lui è un capitolo chiuso. Si contano su “un dito” di una mano i programmi che gli piacciono: ‘Report’ di Milena Gabanelli è il suo preferito. “È un giornalismo di inchiesta che racconta la verità, tanti programmi sono di un appiattimento totale, possono fare danni”, dice.
LA PITTURA, UN SOGNO… Pittore, attore di teatro, ha avuto una parte anche in un film, Jimmy della Collina, del regista Enrico Pau. Se Marco Carta è avviato ad una duratura carriera musicale, lui insegue il suo sogno di pittore e da anni con le sue opere riesce a mantenersi. Fabbriche in disuso, edifici abbandonati, scarafaggi, discariche, depositi di rifiuti dell’umanità, con i suoi lavori pulsano di nuova vita. Per lui è vivido il ricordo di quando da bambino sua zia Manu, amante del riciclo, lo porta assieme a Marco in una discarica alla ricerca di oggetti utili. Federico fissa l’attenzione su oggetti finiti alla vita, che nel suo inconscio riprendono a pulsare e col tempo riemergono sotto forma di quadri. La lavatrice che compare in tutti i quadri, casette, cuoricini, blatte subacquee, impressi con tratto infantile, forte e vigoroso che richiama le rappresentazioni rupestri preistoriche. Ancora, immaginari animali, paesaggi marziani costellati da ipotetiche antenne o fiori metallici messi lì per captare chissà quali segnali. O figure sfumate tra i colori, senza una fisionomia definita e che sembrano apparire e svanire allo stesso tempo. Somigliano tanto a degli angeli e forse rappresentano i genitori scomparsi troppo presto.
INFANZIA DIFFICILE… A 11 anni perde la mamma e si ritrova con Marco a dover vivere una vita con un grosso punto interrogativo, anche perché il padre già da tempo era una figura assente. “Ci saremmo potuti perdere io e mio fratellino – racconta – per fortuna attorno a noi si sono stretti come chiocce super protettive zia Manuela e nonna Elsa”. Per Federico i dolori della vita sono un’opportunità creativa. “C’è un destino per tutti – dice – per difendere il mio spazio vitale da bambino avevo tirato su un muro divisorio tra la mia cameretta e quella di Marco e nella sua porta gli avevo disegnato una grande luna colorata. Per una curiosa fatalità Marco dopo aver vinto Amici emozionato, mi ha detto: ‘Ti ricordi quella luna? Alla fine mi ha portato fortuna, era diventata il simbolo del mio gruppo ad Amici'”. Ha un passato da writer Federico. Ha tappezzato i muri di Cagliari di balene. Il primo graffito è una dedica a sua madre: il suo nome pieno di colori. Poi arriva la pittura. Opere in mostra a Cagliari, Roma, anche a Berlino. “Lavoro con l’asfalto liquido, colori minimi, piccoli raschi e tracce di matita nascoste, c’è molta luce e segni primordiali, è un’ alba chiara, per abbracciarci. Buona vita a tutti”, scrive sul suo sito. Nella sua opera c’è il senso di un desiderio di un riscatto contro questa vita frenetica e per certi versi insulsa. Riscatto e utopia. Quell’aspirazione gelosamente cullata da ogni artista che cerca di lasciare ad altri parti del suomondo interiore, la sua esperienza e la sua visione della vita. “Io e Marco abbiamo preso due strade diverse, ma una cosa è certa: è orgoglioso di me, e io lo sono di lui”.

da leggo.it e blogosfere.it

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