Federico Rampini È feeling tra Barack Obama e Papa Bergoglio ma la sintonia non cancella i contrasti su aborto e nozze gay

obama-papa-francescoÈ feeling tra Barack e Bergoglio ma la sintonia non cancella i contrasti su aborto e nozze gay

CHE l’incontro più importante di ieri a Roma sia avvenuto in Vaticano, lo fa capire chiaramente Obama. Facendo un piccolo strappo al protocollo, il presidente americano dedica a quello un’ampia parte iniziale della conferenza stampa con Matteo Renzi. Ci tiene a rivelare il suo retroscena, sul dialogo a tu per tu con papa Francesco. Lo fa con intensità, comunica l’emozione che quel dialogo gli ha lasciato. Al primo posto, dice Obama, «abbiamo discusso il problema di una globalizzazione tutta squilibrata verso l’alto, a favore dei più ricchi, delle élite. In questa crescita economica, i salari di chi sta in basso non crescono. I più vulnerabili sono quei lavoratori le cui professionalità diventano obsolete, le cui aziende possono delocalizzare attività all’estero».
Obama prosegue elencando tra i temi centrali nel dialogo col papa «la tragedia della disoccupazione giovanile, quelle giovani generazioni che se rimangono troppo a lungo senza lavoro saranno condannate a non recuperare mai tutto il reddito perduto, non riusciranno a sviluppare il loro potenziale». Il tema delle diseguaglianze, Obama e papa Francesco lo discutono all’interno delle singole nazioni, e su scala planetaria. Il pontefice argentino richiama all’attenzione del presidente le forme più estreme di sfruttamento, il lavoro minorile che in certi paesi poveri sconfina con lo schiavismo. Parlano anche di immigrati clandestini, «spesso meravigliose persone, che lavorano duro, e tuttavia rischiano la deportazione».
Obama precisa che non vuole strumentalizzare il Papa a fini politici. «Il suo mestiere è più elevato, lui ci ricorda degli obblighi morali. Il tema che lega assieme tutta la nostra conversazione è la convinzione che nella politica e nella vita è cruciale l’empatia, la capacità di mettersi nei panni dell’altro, di preoccuparti di lui anche se non ha il tuo stesso aspetto, anche se non parla la tua lingua o non condivide la tua filosofia. Questo è essenziale. È la mancanza di empatia che rende più facile lanciarsi nelle guerre. E’ la mancanza di empatia che ci fa ignorare i senzatetto nelle strade. A me ha ricordato l’elemento centrale della mia fede cristiana: tratta gli altri come vorresti essere trattato da loro. Sua Santità ha suscitato attorno a sè tanto amore e tanto entusiasmo perché sembra proprio che lui viva questi valori. Il mio mestiere è tradurre questi valori, questi imperativi,
in azioni politiche che cambino le cose. E la lotta alle diseguaglianze è anche sana politica economica: c’e` più crescita se le opportunità si diffondono e si allargano».
Il “feeling” che si crea in quei 52 minuti di dialogo a tu per tu, rincuora Obama in alcune battaglie su cui si gioca il suo secondo mandato presidenziale, e la sua eredità storica. Sulle crescenti diseguaglianze all’interno della società americana Obama sta tentando di intervenire con un aumento del salario minimo federale. Ha proposto al Congresso di alzarlo dagli attuali 7,25 a 11,50 dollari l’ora. E’ un’impresa in salita, alla Camera la maggioranza repubblicana non vuole saperne. La destra agita il vecchio dogma liberista, secondo cui è “il mercato” che deve stabilire il giusto livello delle retribuzioni e un aumento imposto per legge finirebbe per
distruggere posti di lavoro. Dopo un trentennio di egemonia culturale del neoliberismo, l’America è una delle società più diseguali del pianeta. Intere zone del paese sono sostanzialmente “vietate” ai sindacati in fabbrica. L’economia Usa ha smesso da tempo di offrire una mobilità sociale elevata, che un tempo era il tratto distintivo del Sogno americano. Obama spera che dalla Chiesa cattolica possa venirgli un sostegno su politiche sociali più avanzate. Vuole che il tema del salario minimo sia una bandiera del partito democratico alle elezioni legislative di novembre.
Lo stesso vale per l’immigrazione. Il Dream Act proposto da Obama è una riforma che offrirebbe agli immigrati irregolari delle corsie per ottenere il permesso di residenza, in particolare per quei giovani che sono arrivati in America nella tenera infanzia, parlano l’inglese meglio della loro lingua d’origine. Obama raccoglie su questo ampi consensi nella comunità ispanica, che è diventata la più forte componente cattolica d’America.
Ma la sintonia, personale e ideale, che si stabilisce tra Obama e il papa argentino, non sana gli altri fronti di tensione. Lo ricorda il comunicato finale del Vaticano, che sui dissensi etico-valoriali non fa nessuno sconto. La conferenza episcopale Usa è schierata contro la riforma sanitaria di Obama, che inizialmente costringeva tutti i datori di lavoro a comprare per i propri dipendenti assicurazioni inclusive della contraccezione. Quel comunicato finale sembra contraddire la versione di Obama, secondo cui il Papa non gli ha chiesto nulla su aborto e matrimoni gay. In realtà lo stesso Obama ammette che non il Papa, ma il Segretario di Stato cardinal Parolin, ha sollevato i temi che dividono. Qualunque cosa si siano detti i due a tu per tu, la gerarchia vaticana non ha dimenticato di confezionare un comunicato col bilancino: per appoggiare le battaglie dei suoi vescovi americani, spesso alleati del partito repubblicano.

Da La Repubblica del 28/03/2014. Federico Rampini via triskel182.wordpress.com

I commenti sono chiusi.