Francesco Maria Del Vigo Schettino in cattedra, che schifo l’università

Francesco Maria Del VigoSchettino in cattedra, che schifo l’università

Da “comandante” a professore il passo è più breve del previsto. Il più celebre naufragatore di transatlantici del mondo, Francesco Schettino, è una star. Questa è la sua estate. Party in suo onore, selfie come se fosse un vip e ora anche una cattedra dalla quale (stra)parlare. Dalla quale insegnare. Perché questo si fa nelle università: si insegna. E lui non è finito in una piccola università privata a raccontare quella tragica nottata, no. Lui è stato invitato alla Sapienza di Roma, per concionare di “gestione di controllo del panico”. Lui. Quello al timone di una nave che è diventata una bara per trentadue passeggeri. Quello del “vada a bordo, cazzo!” intimatogli da Gregorio De Falco. La notizia, diffusa in esclusiva dalla Nazione, ha scatenato un putiferio di polemiche. Giustamente. L’ateneo ha preso le distanze e il professore che ha invitato Schettino è stato deferito. Ma il portato simbolico di questa schifezza è devastante. Specialmente per il contesto e l’ambito in cui il “comandante” è stato chiamato a esprimersi.

Perché l’università dovrebbe essere l’incubatrice del futuro del Paese, la palestra in cui si allena la classe dirigente del domani e non il pulpito dal quale chiunque può sproloquiare a suo piacimento. Eppure l’ascesa in cattedra di Schettino è una vergogna che stupisce, ma non sconvolge. Perché da tempo l’università e la scuola hanno abdicato al loro ruolo formativo, trasformandosi in diplomifici alla ricerca costante di una ribalta mediatica. La laurea è solo un pezzo di carta che non prepara, non seleziona e non forma. Ma, soprattutto, non connette lo studente al mondo del lavoro. Una selva in cui allignano baroni e trombati vari.

Ma la lectio magistralis di Schettino non sconvolge anche per un’altra serie di motivi. Prima di lui, in cattedra, si erano avvicendati altri discutibili docenti: Renato Curcio all’università di Bologna, l’ex Br Susanna Ronconi a Padova e Adriano Sofri a Macerata. A Oreste Scalzone invece andò male: perché il rettore decise di chiudere l’aula per impedire l’incontro e l’ex terrorista si dovette accontentare di istruire i suoi alunni sulle scale dell’ateneo. Un’abitudine, quella di offrire microfoni ai cattivi maestri, che riscuote successo anche all’estero: nel 2013 Cesare Battisti, l’assassino, è stato invitato da un’università brasiliana a parlare nel corso di un seminario dal titolo “Chi ha diritto di vivere”. Beh, certo, lui è un esperto: ha deciso che quattro persone dovevano morire. Quindi la lezione di Schettino, purtroppo, non sconvolge. Ma fa schifo. E fa molto incazzare.

Francesco Maria Del Vigo da ilgiornale.it

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