Frattini a Microfoni spenti L’incontro di Londra è stato un fallimento

Frattini a microfoni spenti
“È stato un fallimento”

“No ai direttori ristretti,  è pesata l’assenza dei  Paesi dell’Africa”
A Berlusconi in questo momento della Libia interessa poco. A parte l’attacco ai pm e ai processi milanesi, il premier è tutto preso dall’ondata di sbarchi clandestini. Vuole risolvere l’emergenza (oggi sarà a Lampedusa), «i problemi concreti» del suo Paese e non fare «chiacchiere» come quelle di Obama, Cameron, Sarkozy e Merkel nella videoconferenza dell’altro ieri che lo ha visto tagliato fuori. In questo modo il Cavaliere dissimula la sindrome di esclusione e delega tutta la politica estera al ministro Franco Frattini, senza fare sintesi o prendere contatti con i suoi colleghi europei. Tranne poi lamentarsi sulla frettolosità con la quale lo stesso Frattini ha annunciato un piano italo-tedesco.

Per la verità, il capo della Farnesina non si sente abbandonato da Berlusconi e neanche lasciato fuori dalla porta visto che a suo parere la videoconferenza a quattro dell’altra sera non è servita a prendere decisioni. In qualcosa di più sperava invece dal vertice di Londra, ma il forfait dell’Unione africana gli fa dire in privato che si è trattato di un fallimento (in pubblico ha parlato di «importante risultato politico»). Insomma, si sono fatte ancora chiacchiere. Certo, tutti hanno detto che Gheddafi se ne deve andare, ma non è quello che è stato detto pochi giorni fa a Bruxelles dal Consiglio europeo? Dov’è la novità? Ormai lo dicono tutti… Il problema di fondo è sempre il protagonismo di Londra e Parigi che fa velo a Roma. E Frattini ieri durante il vertice non ha mancato di fare notare che la crisi libica, soprattutto la fase successiva all’uscita di scena di Gheddafi, non può essere gestita da un «direttorio ristretto»: per essere credibile devono essere coinvolti tutti i protagonisti internazionali.

Ecco perché il ministro degli Esteri è rammaricato per l’assenza dell’Unione africana: l’unico organismo in grado di trovare «una proposta valida» per convincere Gheddafi a lasciare la Libia e andare in esilio proprio in un Paese africano. Esilio che per il responsabile della Farnesina non significa dare al raiss un «salvacondotto che gli garantisca l’immunità di fronte alla Corte Penale Internazionale. Quello che è indispensabile è che vi siano Paesi disponibili ad accogliere Gheddafi e la sua famiglia, e ovviamente far finire questa situazione che altrimenti potrebbe prolungarsi per qualche tempo».

E per l’Italia, prima si chiude meglio è, senza dare vantaggi alla Francia e alla Gran Bretagna per quanto riguarda gli intessi petroliferi. Frattini, dopo avere incontrato a Londra i rappresentanti del Comitato Nazionale di Bengasi («un interlocutore sempre più credibile»), ha sottolineato che loro hanno confermato il rispetto dei «patti assunti a livello internazionale» con le società straniere. In sostanza, contratti confermati per l’Eni. I futuri padroni della Libia, quando e se andranno al potere, assicureranno «continuità nell’azione economica e discontinuità nell’azione di governo», garantendo democrazia per il popolo libico. Chissà.

Rimane il braccio di ferro con Sarkozy e Cameron. Alla Farnesina fanno notare che a Londra non si sono fatti grandi passi avanti proprio perché mancava uno dei protagonisti principali, l’Unione africana, appunto. E il presunto «direttorio» Parigi-Londra non è riuscito a convincere la Germania a cambiare la posizione neutralista. Resta comunque la sensazione di isolamento dell’Italia, che ora da sola deve fare i conti con l’immigrazione dalla Tunisia e in prospettiva dalla Libia. «Un afflusso abnorme e improvviso di sfollati – ha osservato Frattini -, di fronte al quale l’Europa non solo può ma deve applicare direttive che esistono, che sono in vigore, come quella che prevede la distribuzione degli immigrati con un permesso temporaneo». Peccato che Berlusconi giovedì e venerdì scorso a Bruxelles non abbia alzato la voce per farsi sentire su questo punto.

AMEDEO LA MATTINA da lastampa.it

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