generazione mille euro il film

1000euroDa tempi di crisi arrivano film che questa crisi la raccontano e Generazione Mille Euro nello specifico si occupa di tutta quella fascia di ragazzi al primo lavoro che non riescono a superare la soglia dei 1.000€, che non hanno certezze, non hanno un contratto che non sia a progetto e che per questi motivi di inquietudine non riescono spesso ad avere il coraggio anche solo di tentare di inseguire i sogni.
Il film di Massimo Venier tratto dal racconto di Incorvaia e Rimassa e sceneggiato particolarmente bene dall’autore con Federica Pontremoli racconta proprio di questo: di un ragazzo che lavora senza garanzie in una società di telecomunicazioni ma che è laureato in matematica e adora lavorare all’università, tuttavia precariato e esigenze lo costringono ad una posizione e un lavoro che non tollera senza tuttavia dargli anche sicurezze economiche. Similmente incontrerà due donne, una sul lavoro decisamente in carriera e pronta a “raccomandarlo”, un’altra in casa più dimessa ma pronta ad inseguire i propri sogni. La scelta di vita sarà anche una scelta tra le due.
Tutto questo Venier lo racconta con una bravura e un’abilità assolutamente mai riscontrate nei precedenti lavori. Se la storia ha uno svolgimento canonico e a tratti un po’ ruffiano (corse, musica pop e fascino adolescenziale) la forma con cui è raccontata è di prim’ordine!
Assieme Italo Petriccione (direttore della fotografia di fiducia di Salvatores) elabora un mood visivo per il film molto algido, compie scelte forti e coerenti su come riprendere la città (sempre spersonalizzata e condita di palazzoni), come riprendere gli interni e gli esterni (con tutti toni di grigio) e soprattutto su come riprendere i protagonisti (in esterno quasi sempre da lontano e con un forte zoom in modo da schiacciarli contro il paesaggio urbano).
Tutto insieme questo genera una sensazione di indeterminata prigionia in perfetta armonia con i contenuti del film. La forma esalta il contenuto, prendendo uno svolgimento ordinario e rendendolo in una parola: efficace.
E questo da solo è il segnale migliore che si potesse avere per un cinema come il nostro spesso poco attento alla forma (ma per fortuna questo è sempre meno vero).
Interessante infine il bellissimo umanesimo che pervade la pellicola. Cercando di dribblare quanto più possibile il buonismo Venier approda davvero ad una solidarietà civile che storicamente non appartiene molto al nostro cinema “di crisi”. Solitamente i nostri film erano molto pessimisti sulle possibilità di aiuto e compassione da parte della società (oltre che da parte delle istituzioni) mentre qui, con approccio da Frank Capra, le persone si fanno forza e si aiutano a vicenda anche senza conoscersi. C’è uno spirito non rassegnato ma anzi pieno di ottimismo ragionato (e non dissennato) che è difficile non applaudire.
Regia: Massimo Venier
Cast: Paolo Villaggio, Valentina Lodovini, Carolina Crescentini, Alessandro Tiberi, Francesca Inaudi, Francesco Mandelli
Durata: 101 minuti
Anno: 2009
” Non amo molto la parola ‘precariato’, perche’ abusata e televisiva: uniformando la questione con questo termine/marchio si finisce per nascondere anziche’ mettere in luce ilproblema”. Cosi’ Massimo Venier presenta il suo nuovo film, ‘Generazione 1000 Euro’, adattato per lo schermo insieme a Federica Pontremoli, liberamente ispirato all’omonimo libro di Antonio Incorvaia e Alessandro Rimassa (ed. Rizzoli), nelle sale dal 24 aprile per 01 distribution con 300 copie: “Rispetto al libro – dice ancora il regista – abbiamo voluto non concentrarci solamente su un ragazzo che cerca di sbarcare il lunario per arrivare a fine mese: volevamo rappresentare le diverse possibilita’ con cui differenti personaggi, ognuno meritevole di attenzione, tenta di affrontare la situazione”.

Ed allora ecco Matteo (Alessandro Tiberi), laureato in matematica e a progetto in una multinazionale per fare un lavoro che non ama, l’amico e coinquilino Francesco (Francesco Mandelli), malato di playstation, appassionato di cinema e proiezionista, la nuova abitante Beatrice (Valentina Lodovini), supplente di lettere in attesa di nuovo incarico e la rampante Angelica (Carolina Crescentini), nuovo vice direttore marketing nell’azienda dove lavora Matteo: “La nostra intenzione primaria – racconta la sceneggiatrice Federica Pontremoli – non e’ stata tanto quella di mettere in luce il problema della precarieta’ e/o le possibili soluzioni, ma le differenti reazioni alla situazione portate da ognuno dei personaggi”.

Reazione che, come spesso accade, e’ affidata in principal modo alle figure femminili: “Sono convinto per principio che le donne siano piu’ brave di noi uomini a cambiare il mondo – dice Venier – e poi dal punto di vista narrativo avevamo bisogno di due personaggi femminili che, seppur diametralmente opposti, avrebbero influenzato l’evoluzione di Matteo, il protagonista”. Il quale, per ammissione dello stesso Tiberi, “si rapporta a tutti gli altri personaggi come se fossero uno specchio che lui cerca di decifrare: e’ intelligente, vorrebbe fare cio’ per cui ha studiato una vita e invece si ritrova in una multinazionale senza sapere cosa fara’ domani. L’unica arma che gli rimane e’ quella del sarcasmo, dell’ironia”. Stessi strumenti con i quali, probabilmente, ognuno di questi giovani interpreti cerca di affrontare il piu’ precario dei mestieri, il loro: “Con una differenza, pero’ – dice ancora Tiberi -, che noi abbiamo scelto di intraprendere questa strada e, per un certo verso, siamo dei privilegiati. La maggior parte della gente, invece, e’ ostaggio del proprio lavoro”.

da adn kronos e screenweek

da

I commenti sono chiusi.