Generazione Goldrake come Atlas Ufo Robot ci ha cambiati

goldrakeLE INIZIATIVE DEL CORRIERE «UFO ROBOT – GOLDRAKE» LA SERIE IL 4 APRILE 1978 LA PRIMA PUNTATA TRASMESSA SULLA RAI
Generazione Goldrake
«Cresciuti con il robot»
Piloti, scrittori e volti tv: ci ha cambiati

I l 2 aprile 1978 l’americana Cbs manda in onda il primo episodio di Dallas. Un mese dopo gli alpinisti Reinhold Messner e Peter Habeler sono i primi a raggiungere la cima dell’Everest senza bombole di ossigeno. In mezzo c’è un’altra data importante: il giorno in cui la Rete 2 Rai (4 aprile alle ore 18.45) trasmette la prima puntata di Goldrake. Per molti bambini, nati a cavallo degli anni Sessanta, l’infanzia non sarebbe stata più la stessa.
Alabarda e Tuono spaziale, pronunciate da «Atlas Ufo Robot Goldrake», sono rimaste nella mente e nell’anima nostalgica di intere generazioni. Non è un’esagerazione definire Goldrake una rivoluzione copernicana nel mondo dell’intrattenimento televisivo italiano. Tom e Gerry, Braccio di Ferro, Topolino e Paperino, l’immagine rassicurante dei cartoni che la tv pedagogica mandava in onda, furono spazzati di colpo da una generazione di robot orientali, che mutarono paradigma esistenziale ai fruitori dei cartoni televisivi, vestendo i personaggi di nuove identità: sofferenza, combattimenti, lacrime. Insomma sentimenti umani.
Forse proprio questo è stato il successo di Goldrake. L’eroe che lottava per salvare il mondo dalla distruzione. Tempo fa anche il premier Matteo Renzi s’è lasciato sfuggire un «Ragazzi, chiamate Goldrake e la legge elettorale ve la fa lui», parlando con Bruno Vespa in una puntata di Porta a Porta . Goldrake ha il merito di aver creato una generazione a sua immagine.
Quando il robot fece la sua comparsa il regista Daniele Luchetti aveva 18 anni. Un po’ troppo grande per seguire la serie con trepidazione come facevano quelli che avevano almeno cinque anni meno di lui. In più, dice, ero troppo snob. «M’interessavano altre cose. Io l’avrei recuperato più tardi. Grazie a mio figlio, quattordicenne, e mia moglie». La moglie? «Lei è più giovane di me ed è cresciuta formandosi con Goldrake e gli altri fumetti giapponesi». Snob a 18 anni, di una cosa è oggi sicuro Luchetti: Goldrake a suo modo è mitologico. «I giapponesi lo hanno fatto entrare nella mitologia. Anche chi non l’ha mai visto lo conosce. Come l’Ulisse di Joyce: se ne parla anche senza averlo letto».
Non pensava di essere Actarus quando si metteva al volante della sua Benetton in Formula 1 Giancarlo Fisichella. Però l’ex pilota a volte si caricava così: pensando al robot. Alla sua energia. «Avevo cinque anni quando è uscito. Sono rimasto folgorato. Chiamavo mia madre perché mi leggesse i titoli iniziali. A carnevale mi feci comprare il vestito di Actarus, a Natale mi arrivò un pupazzo alto più di mezzo metro di Goldrake. Mi colpiva il lato umano della vicenda, l’idea che il protagonista volesse proteggere il mondo».
Goldrake era il futuro. La rottura con il passato. Il sentimento vissuto attraverso la tecnologia. Il tema della guerra e della pace. All’inizio la Rai fu subissata di lettere di protesta di genitori inferociti. Davide Oldani, chef rinomato, non amava Goldrake. Perché significava rottura con la tradizione. «Lo vedevo come tutti in quell’epoca, ma io sono un tradizionalista nella cucina come nello sport. Ero legato a Paperino e Topolino. M’infastidiva l’eroe invincibile che non perde mai. Non c’era allegria e leggerezza. Ricordo ancora la canzoncina. L’ho seguito per un periodo. Ma quell’ansia di ammazzare non mi piaceva».
Nonostante gli scontri interplanetari, per molti critici Goldrake fu un inno alla pace. Un fumetto pacifista. Per Antonio Pascale, Actarus è sempre stato il suo eroe segreto: «capelli lunghi, occhi malinconici, era come Achille però pacifista». Uno scrittore come Mauro Covacich lo definisce transgenerazionale: «Goldrake è stato il contatto con mio padre. Lo vedevo assieme a lui. Si sono annullate le differenze d’età».
Simone Annicchiarico, conduttore televisivo, figlio di Walter Chiari, deve a Goldrake la scoperta del Giappone. «Prima vedevo Tom e Gerry». La prima serie, ricorda, fu presentata dal Quartetto Cetra e la seconda da Peppino De Filippo. «Una novità assoluta. Non tanto per l’eroe che salva il mondo, c’era già l’Uomo Ragno. Incredibile era l’idea del robot che si trasformava. E mutava la nostra fantasia e l’immaginario. Per non parlare del design. Il robot fu un segno differente».
Nel corso dei decenni sarebbero nati molti fans di Goldrake. E una discreta produzione di blog e saggi. Alessandro Montosi ha scritto: «Ufo Robot Goldrake. Storia di un eroe nell’Italia degli anni Ottanta». Nato quando l’Italia di Bearzot vinceva il Mondiale di calcio (‘82), Actarus l’ha visto grazie ai super otto che acquistava suo padre: «Per me era l’eroe che si evolve e ha sentimenti: soffre, ama. E può morire».
di Agostino Gramigna da corriere.it

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