La famiglia allargata di Veronesi

La famiglia allargata? Una gran “bischerata”
Giovanni Veronesi presenta Genitori contro figli, agitare bene prima dell’uso, film ispirato al “branco”. Ovvero la ristretta cerchia dei veri affetti, che non ha niente a che fare con i nuclei allargati di oggi, “delle gran buffonate”

di Sara Gambèro

Genitori_contro_figli«Le famiglie allargate sono contro natura, una sciocchezza del nostro tempo, un espediente per vivere in pace col proprio passato e i propri errori, ma non esistono davvero. I veri affetti non sono allargabili o restringibili, sono loro e basta. Alla fine chi conta veramente e ti condiziona la vita, si conta sulle dita di una mano, Non sono più di 4 o 5 persone: i tuoi genitori e i tuoi fratelli. Per questo ho voluto raccontare genitori e figli, perché sono loro che fanno parte del “branco”».

E il confronto-scontro tra il mondo degli adulti e quello dei giovani è visto attraverso gli occhi della quattordicenne Nina (la bravissima esordiente Chiara Passarelli), una sorta di “Alice nel paese delle volgarità”, come la definisce il suo papà cinematografico Silvio Orlando. Che, attraverso un tema commissionato dal professore d’italiano Alberto (Michele Placido) parla di sé -amiche, primi amori- e della sua famiglia. La madre Lusa (Luciana Littizzetto), il padre Gianni (Silvio Orlando) che ha lasciato moglie e figli per vivere su una barca. L’amica della madre Elena (Elena Sofia Ricci), inaspettata amante dell’ex marito, il nuovo amore Mario (Max Tortora), il fratellino minore razzista Ettore (Matteo Amata) e la misteriosa nonna (Piera Degli Esposti). E dalla lettura del suo tema, Alberto e sua moglie Rossana (Margherita Buy) scopriranno di loro figlio cose che non avevano mai sospettato.

Per esempio che oggi, possono nascere dei mostri anche in famiglie normali e moderne . Come il piccolo razzista Ettore, secondogenito di Luisa e Gianni. «Ispirato -dice Veronesi-dall’esempio reale del figlio di un mio amico professore toscano. Lui e la moglie, progressisti di sinistra, si sono ritrovati questo alieno in casa che odiava i cinesi (a Prato è pieno) e non riusciavano a capacitarsene».

«La verità è che il razzismo è nell’aria, si respira con la polvere e lo smog, e non dipende necessariamente dall’educazione o dal tipo di famiglia in cui cresci. Bisogna stare molto attenti a controllare i propri figli: dove vanno, con chi parlano quando sono su internet. Perché un adolescente può chattare per giorni su Facebook con un pedofilo, senza saperlo. E se da una parte crescono molto più velocemente rispetto alla mia generazione, è anche vero che vivono in un mondo molto più pericoloso».

«Anche la rappresentazione che faccio dei bambini in questo film va controcorrente. Di solito nei film vengono descritti come anime pure. Invece sono spietati. Basta vedere quel che succede nelle scuole, dove regna la cattiveria, con i bambini extracomunitari che non riescono a inserirsi»

Veronesi ha dedicato il film ai suoi genitori, “scomparsi prematuramente a 80 anni” («perché non siamo mai pronti a quell’evento»). «Ho sottovalutato l’affetto per i miei: solo quando mi sono mancati, mi sono accorto di non averli toccati abbastanza in vita, di sentirne la mancanza fisica, un vuoto pazzesco. E proprio perché “dedicato”, questo film è più rischioso».

«Nei film più autobiografici e personali ci si mette tanto di sé, ci si espone al giudizio come nervi scoperti». E infatti Veronesi nella storia mette molto della sua famiglia (nomi, ricordi, situazioni) e dei propri punti di vista. Come quello sul Grande Fratello, motivo di scontro tra Alberto e suo figlio diciottenne Gigio (Andrea Fachinetti, figlio di Ornella Muti), deciso a partecipare ai provini. Definito da Veronesi, attraverso la bocca di Placido, «abisso del nulla, dove chi meno ne sa, anziché essere punito, viene premiato con un sacco di soldi».

Genitori_contro_figliE come l’episodio del campo rom. «Io ho vissuto acccanto agli zingari per dieci anni: mi hanno rubato 13 biciclete, ho fatto a botte con loro, li conosco molto bene. Quella scena è vera, e la cosa bella è che io parteggio clamorosamente per gli zingari. Perché quella è la giusta punizione che infliggerebbe un rom a un piccolo borghese che va a chiedergli scusa solo per mettersi a posto la coscienza. Loro non possono comportarsi come noi, dandoci la mano. Come minimo ti sfilano cento euro, se non ti stanno già rubando la macchina».

Il film uscirà in 550 copie, il 26 febbraio, distribuito da FilmAuro.

da MAGAZINE.LIBERO.IT

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