Gian Antonio Stella : L’invenzione calabrese per bloccare le elezioniIl «Porcellissimum» elettorale calabrese era ancora più zozzo di quanto pareva

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per bloccare le elezioni
Alfano ha dato per scontato che a novembre si voti, oltre che in Emilia e in vari comuni, anche dal Pollino all’Aspromonte. Ma c’è chi è pronto a scommettere che non sarà così

Il «Porcellissimum» elettorale calabrese era ancora più zozzo di quanto pareva. Non era solo un obbrobrio «dal sen fuggito», con quella soglia minima fissata al 15%: era studiato apposta per essere bocciato. Così da finire davanti alla Corte Costituzionale. Obiettivo: rinviare le elezioni per mesi e mesi e mesi…
Perfino chi osserva da anni le furbizie levantine, i cavilli imbroglioncelli, i colpi bassi della cattiva politica c’era cascato come un baccalà. Pensavamo che la nuova legge elettorale votata dalla maggioranza di destra che governa la Calabria anche «dopo» le dimissioni imposte al governatore Giuseppe Scopelliti in seguito alla condanna a sei anni di galera per reati commessi ai tempi in cui era sindaco di Reggio, fosse «solo» una prepotenza di sconfitti. Decisi a tentare con ogni mezzo di restare al potere o almeno intralciare la marcia ai possibili vincitori.
Occhio alle date: condannato il 27 marzo e sospeso automaticamente in base alla legge Severino, Scopelliti si dimette un buon mese dopo, il 29 aprile. Dieci giorni più tardi il presidente del Consiglio regionale, Francesco Talarico, assicura che «nessun consigliere è abbarbicato alla poltrona» ma che la legge «prevede che i Consigli rimangono comunque in carica» e fissa la seduta per discutere il nuovo statuto, la nuova legge elettorale e le dimissioni del governatore per il mese dopo, 3 giugno. Quando il consiglio regionale, cinque settimane dopo, viene infine «informato delle dimissioni». Evviva.
All’arrivo del giorno fissato, la destra calabrese è sotto choc: la settimana prima, alle Europee, è crollata fragorosamente. Arrivando a malapena, tutta insieme, compresi i partiti che si fanno la guerra come il Nuovo centrodestra e Forza Italia, al 34,6%: meno del Pd (35,8%) da solo. Una sconfitta epocale. Ma più ancora impressiona l’emorragia di voti: 259.163. Duecentomila in meno che alle Europee 2009. Quattrocentomila in meno che alle Regionali del 2010.
E da lì che nasce il «Porcellissimum», con l’oscenità di quella soglia minima del 4% per i partitini disposti a entrare in una coalizione e addirittura del 15% per chi, come l’odiatissimo Movimento 5 Stelle, di coalizioni non vuol sentir parlare. E ancora da lì nasce l’istituzione del «consigliere regionale supplente» (pronto ad entrare al posto di chi fosse nominato assessore) per limitare i danni della dieta imposta da Roma, col taglio dei consiglieri da 50 a 30.
Tema: come poteva una coalizione cosciente di avere perso larga parte del suo bacino elettorale e di avere oggi il consenso solo di un calabrese su sette, cambiare per proprio conto le regole «pro domo sua» ignorando le opposizioni? Possibile che dopo aver varato all’ultimo istante utile nel dicembre 2005 il «Porcellum» per arginare la temuta ondata di centrosinistra, la destra insistesse a livello regionale con un «Porcellissimum»? Non bastasse, si aggiungeva un mistero: come mai la sinistra, fatta eccezione per il pd Mimmo Talarico e l’ex rifondarolo Damiano Guagliardi, non aveva votato compattamente contro preferendo astenersi?
In realtà, come avrebbe spiegato Adriano Mollo sul Quotidiano della Calabria , il giochino era più sottile. La destra calabrese, senza quello Scopelliti disarcionato che per anni era riuscito a vincere un po’ tutte le elezioni a Reggio e in Regione, ha il fiato corto e vuol guadagnare tempo, costi quel che costi, per non andare incontro alle prossime Regionali a una nuova batosta. Dove lo trovano, un altro candidato forte?
Ma anche certi pezzi della sinistra, che magari si sono gettati prontamente tra le braccia di Renzi ma sanno di essere a rischio, non hanno alcuna intenzione di accelerare la corsa al voto. Tanto più che il partito, come dimostrano le polemiche tra i candidati alle primarie, dove i renziani vorrebbero chiuderla lì buttando in pista il quarantenne avvocato Massimo Canale, è spaccatissimo.
A farla corta: con il taglio dei seggi e i nuovi equilibri politici, pochissimi dei cinquanta deputati regionali attuali (quindici dei quali medici e altri quindici che, scrive il Corriere della Calabria , «non hanno mai presentato alcun reddito da lavoro dipendente e mai conosciuto, neanche per un giorno, la dimensione del lavoro» se non come «calciatori in categorie dilettanti e semiprofessionistiche») possono sognare la rielezione. La stragrande maggioranza sa che, una volta finita la legislatura, addio.
Ed ecco il senso del «Porcellissimum»: doveva essere così indecente da andare con la massima certezza incontro alla bocciatura del governo. Una specie di «Porcello di Troia» che avesse un certo aspetto proprio per nascondere al suo interno le armi indispensabili per resistere, resistere, resistere.
Resistere per distribuire poltrone (l’altro giorno la finanziaria regionale Fincalabra, appetita macchina clientelare, è stata affidata al tesoriere di Forza Italia Luca Mannarino a suo tempo escluso per mancanza di requisiti) anche se la giunta dovrebbe limitarsi solo al disbrigo degli affari correnti. Resistere per arrivare al vitalizio, che dalla prossima legislatura non ci sarà più. Ma resistere il più possibile soprattutto per gestire da novembre i nuovi bandi europei 2014-2020, formidabile occasione per accalappiare elettori con appalti, consulenze, progettazioni…
Fatto sta che appena l’esecutivo Renzi, su pressione soprattutto della calabrese Maria Carmela Lanzetta, ministro agli Affari Regionali, ha deciso di impugnare (del resto, non aveva alternative) la legge elettorale per le soglie d’accesso e i consiglieri supplenti, i vecchi volponi della politica calabrese si sono dati di gomito. Un istante dopo, il presidente dell’assemblea regionale Franco Talarico dichiarava: «Difenderemo, senza esitazioni, le nostre ragioni dinanzi alla Corte Costituzionale. Abbiamo riformato lo Statuto della Regione, reintroducendo la figura del consigliere supplente, avendo ben chiaro il contenuto degli articoli 67 e 122 della Costituzione». Vada come vada, qualche settimana o qualche mese in più, con le ferie di mezzo, sono già nel cassetto. In Piemonte, dalla decadenza di Roberto Cota alle elezioni, sono passati solo tre mesi? Chissenefrega di questi confronti…
Angelino Alfano, proprio ieri, ha dato per scontato che a novembre si voti, oltre che in Emilia e in vari comuni, anche dal Pollino all’Aspromonte. Ma c’è chi è pronto a scommettere che non sarà così. Mica facile, mandare a casa quel parlamentino di medici, calciatori e navigatori…

di GIAN ANTONIO STELLA da corriere.it

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