Gianluca Nicoletti stano per arrivare i gabinetti degenerati oltre gli uomini e le donne

bagni senza generePrepariamoci ai gabinetti de-generati

Il cartello dei bagni neutri della Wesleyan University
Sta maturando l’ idea di una terza via neutra per i bagni pubblici. La scelta di fare pipì non sarà più solamente binaria tra gabinetti per uomini o donne.

Tra i mille problemi che affliggono la società, in evoluzione rapidissima, sta concretamente maturando la necessità di gabinetti “degenerati”. La divisione binaria delle toilettes pubbliche evidentemente non è più al passo con la profonda mutazione della percezione generale sulla varietà di sfumature che oggi può assumere la percezione del proprio genere.
L’icona del signore e della signora sulla porta  sarebbe quindi un indicatore non più sufficiente a soddisfare tutte le categorie degli utenti. Servono gabinetti per le persone in transito di genere, o comunque per cui l’apparenza esteriore a un genere non necessariamente coincida con l’ equivalente possibilità “tecnica” di fare i propri bisogni.
Gli studenti del campus della Wesleyan University, ateneo delle arti liberali di Middletown nel Connecticut, hanno per dimostrazione “degenerato” i bagni della loro università, modificando le porte dei servizi. Laddove c’erano, come ovunque nel mondo, i tradizionali indicatori di plastica o di legno dove è indicato “Uomini” o “Donne”, questi sono stati tolti e sostituiti con un cartello che specifica che quel bagno può essere usato da chiunque senza distinzioni di genere o modi di comportarsi.
Il cartello per i bagni a genere neutro è stato pure messo a disposizione di chiunque con un’ operazione di diffusione virale. Il kit di degenerazione del gabinetto è compresso in un file zip è scaricabile dalla rete,  questo contiene vari tipo di cartello, in formato Pdf, che chiunque può  stampare e apporre sui bagni della propria città o del proprio luogo di lavoro.
Gli studenti hanno espresso in un documento il loro punto di vista. In sintesi chiedono di non considerare più bagni dell’istituto come luoghi di segregazione. Questo dovrebbe togliere disagio alle persone “in transito di genere” spesso in grave imbarazzo su quale porta imboccare quando sono spinti dal bisogno fisiologico. Pare che ci siano studi a supporto del fatto che questo disagio possa provocare anche problemi alla vescica in persone costrette a trattenersi per non sentirsi discriminate.
Per capirci è il problema che provocò una querelle nel nostro paese nel 2006 quando Wladimir Luxuria deputato trans gender di Rifondazione Comunista fu denunciato ai questori dalla collega del Pdl Elisabetta Gardini che si diceva traumatizzata per la sua presenza nel bagno delle donne. Allora la vicepresidente della Camera Giorgia Meloni di An, chiese un richiamo scritto per Luxuria che secondo lei aveva violato “l’etichetta istituzionale e le elementari regole di educazione”.
A distanza di anni la questione dei bagni di genere sembra essere diventata un problema a più vasto respiro, a cui molte amministrazioni hanno voluto dare dei segnali di attenzione. Da febbraio del 2013 a Brighton, cittadina inglese nella contea dell’East Sussex, il consiglio comunale ha stabilito, non senza polemiche, che i tutti bagni dovranno essere aperti a tutti senza distinzione di genere, stanziando una spesa di 140.000 sterline per le necessarie modifiche strutturali.
A giugno Il presidente della Contea di Multnomah a Portland nell’ Oregon, ha emesso un ordine esecutivo per includere servizi igienici genere neutro in tutti gli edifici futuri e progetti di ristrutturazione. Si è iniziato a valutare la modifica in oltre 120 edifici della contea in cui saranno aggiunti i contrassegni di una terza opzione tra i bagni dei maschi e delle femmine.
Il sindaco di Philadelphia Michael Nutter , a novembre, ha firmato la legge che prescrive la modifica di tutti i bagni pubblici negli edifici di proprietà del Comune. Sarà aggiunta anche qui una terza opportunità di utenza per lesbiche, gay, bisessuali e trans gender. La speranza del sindaco è che Philadelphia diventi la città più “LGBT-friendly” del mondo.
A Philadelphia saranno offerte anche delle agevolazioni fiscali alle aziende che vorranno adeguare i loro servizi all’accesso delle persone di genere neutro, o comunque quelle che non amano essere condizionate da un pupazzo stilizzato, di ometto o donnina , sul modo giusto per loro di fare pipì.

GIANLUCA NICOLETTI da lastampa.it

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