Giro Vince Nieve sul Gardeccia davanti a Garzelli

Giro d’Italia – Nieve sul Gardeccia, Contador ha il Giro

Mikel Nieve vince la 15esima tappa del Giro d’Italia davanti a Stefano Garzelli e Alberto Contador. Bravo anche Michele Scarponi, che nel finale rischia di tornare su Contador; Nibali – settimo al traguardo – le prova tutte, ma Contador si dimostra più forte: il Giro sembra ormai finito…

Niente da fare. Nessuna crisi e nessun calo improvviso: tutto secondo copione. Alberto Contador si conferma il più forte di questo Giro d’Italia. Lo spagnolo offre l’ennesima dimostrazione di forza anche durante la 15esima tappa della Corsa Rosa, guadagna su tutti i suoi rivali diretti e ipoteca il secondo Giro d’Italia della sua carriera. Il tappone dolomitico con arrivo sul Gardeccia racconta tante storie, quelle di Nibali e Scarponi, che ci provano fino alla fine senza mai mollare, e quella di Garzelli, in fuga tutto il giorno e premiato con il secondo posto di giornata. Ma è soprattutto la favola di Mikel Nieve (FOTO AP/LaPresse) che merita di essere raccontata e sottolineata. Lo spagnolo dell’Euskaltel Euskadi, che arriva dalla Navarra, la stessa regione di Miguel Indurain, si regala una giornata da sogno, andando in fuga fin dai primi km e poi, ai piedi del Gardeccia, trova ancora la forza per attaccare e staccare Garzelli. All’arrivo non ha nemmeno la forza di esultare, ma il suo timbro è di quelli che rimarranno. Per sempre. Come in eterno rimarranno anche le gesta di Contador…
IL CUORE OLTRE LA SALITA – Il vero problema non sono i 59.4 km di salita e il dislivello totale di circa 6000 metri previsti all’interno dei 229 complessivi che presenta la 15esima tappa di uno dei Giri d’Italia più duri di sempre: le difficoltà più pregnanti della Conegliano-Gardeccia Val di Fassa sono paradossalmente le montagne (e le fatiche) dei giorni precedenti. I corridori lo sanno, ma quando si è chiamati a sfidare – nell’ordine – Piancavallo, Giau e Fedaia, prima dell’arrivo sul Gardeccia, non si fanno molti calcoli. Si pedala, con le gambe e con il cuore, e molto spesso non bastano nemmeno. Serve la testa. Serve intelligenza. E serve coraggio.
GARZELLI SENZA LIMITI – Coraggio, quello che ha avuto Stefano Garzelli (FOTO AP/LaPresse). In origine era stata una fuga di 18 corridori: tanti erano gli atleti che avevano cercato gloria nel tappone dolomitico per eccellenza di questo 94esimo Giro d’Italia. Tra di loro anche Di Luca e Sastre, Weening (ex maglia rosa) e Sella, Popovych e Nieve, l’uomo di fiducia di Igor Anton. Sul Passo Giau, la cima Coppi di questa Corsa Rosa a 2236 metri, ad allungare è Hoogerland: l’azione dell’olandese della Vacansoleil è decisa, ma sembra onestamente troppo anticipata. Il resto degli attaccanti lo lascia fare, ma quando all’arrivo mancano ancora 60 km è Stefano Garzelli a rispondere all’accelerazione di Hoogerland. Il varesino dell’Acqua&Sapone riprende velocemente Hoogerland e continua da solo…
NIBALI ATTACCA, GUADAGNA, SI RIALZA, SI STACCA E POI RITORNA – Gli hanno cancellato il Crostis e la conseguente possibilità di giocarsi le proprie carte lungo quella discesa lunghissima e incredibilmente tecnica. Vincenzo Nibali (FOTO AP/LaPresse) è uno che ha coraggio, che ha cuore. Chi ancora non lo conosceva abbastanza ha avuto modo di capirlo sullo Zoncolan, quando non si è fatto problemi a sfidare Contador sul terreno preferito dello spagnolo: la salita. E mentre affrontava la “salita più dura d’Europa”, magari Vincenzo già pensava alla discesa del Giau: perché è lì che Nibali ha attaccato. Un attacco vero, deciso. E che rapidamente porta il siciliano a guadagnare 40’’ su Contador, ma quando si è da soli è difficile fare la differenza anche quando la discesa finisce. Ed ecco che Nibali si rialza quando mancano 38 km dall’arrivo, poco prima di affrontare il Fedaia, penultima asperità di giornata. Tre km più tardi e a provarci è Contador: fa il vuoto come spesso gli capita, ma il suo non è un vero e proprio attacco, è più un voler controllare il momento dei suoi avversari. Nibali, evidentemente affaticato dallo sforzo profuso lungo la discesa del Giau, si stacca e transita in cima con un minuto tondo tondo di svantaggio. Ma le sue doti di discesista sono ormai note a tutti: il modo in cui il siciliano prende le curve è un qualcosa di meraviglioso, una proprietà del mezzo comune a pochi altri corridori. Prima che la discesa finisca, Nibali è di nuovo con i migliori, con Contador e Scarponi, con Menchov e Gadret, Kreuziger e Rujano, che nel frattempo ha smaltito l’acido lattico dello Zoncolan. Non c’è invece Igor Anton, che evidentemente paga gli sforzi del giorno prima.
IL GARDECCIA PREMIA NIEVE, CONTADOR SEMRPE PIU’ PADRONE DEL GIRO – Quando mancano 6.2 km all’arrivo, quando siamo ai piedi del Gardeccia (ultimo Gpm di questa incredibile tappa al 10% di pendenza media con punte però superiori anche al 15), Garzelli è ripreso da Nieve, con lo spagnolo dell’Euskaltel Euskadi che attacca il varesino a inizio salita. Poco più indietro, dove ci sono gli uomini che questo Giro d’Italia lo vogliono vincere (o almeno provano a farlo), il primo a muoversi è Michele Scarponi: il marchigiano della Lampre attacca a 5 km dall’arrivo, la risposta di Contador – con Gadret alla sua ruota – è immediata. Ma a differenza di quanto fatto sullo Zoncolan, Contador questa volta non aspetta, ma rilancia l’azione. Agilissimo come sempre, lo spagnolo se ne va da solo. E a dimostrazione di quanto si senta più forte di tutti i suoi avversari, non si guarda nemmeno indietro: tanto sa che gli altri sono lontani. Scarponi e Gadret provano a tenerlo a distanza di sicurezza, più indietro Nibali, che nel frattempo si è ripreso dopo la crisi sul Fedaia, guida il gruppetto di cui fanno parte anche Kreuziger, Menchov e Rodriguez. Li guida talmente tanto, che a 2 km dall’arrivo li saluta e va via da solo, e così fa anche Scarponi poco più indietro, con il marchigiano che lascia Gadret e prosegue da solo. Davanti la festa è tutta per Nieve, che transita per primo sul Gardeccia e regala all’Euskaltel Euskadi una doppietta imprevista dopo il successo di Anton sullo Zoncolan. Secondo è un bravissimo Stefano Garzelli, terzo si piazza Alberto Contador che anticipa di una ventina di metri Michele Scarponi, in grande evidenza nel finale. Poi Gadret, quindi Rujano, Nibali e Rodriguez. Kreuziger è nono. La classifica generale parla chiarissimo: l’assoluto padrone della corsa è Alberto Contador .

Andrea TABACCO da Eurosport

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