Gli Sherpa di Germania Italia Francia e Spagna il piano per salvare l’Euro

Debito, Eurobond e banche
ecco il piano per salvare l’euro
Gruppo di lavoro straordinario Germania-Italia-Francia-Spagna. Gli sherpa puntano quantomeno a portare il progetto al tavolo del Consiglio europeo di fine mese. L’iniziativa è stata adottata dai capi di governo durante il vertice romano di venerdì

ROMA – Potrebbe non bastare. Il piano da 130 miliardi lanciato l’altro ieri da Monti, Merkel, Hollande e Rajoy potrebbe non essere la risposta definitiva ai mercati e alla crisi. Così i 4 leader nel chiuso di Palazzo Madama hanno messo in piedi un “gruppo di lavoro” straordinario che acceleri la nascita degli Eurobond. Passando per la creazione di un Fondo di redenzione del debito e degli Eurobills, strumenti chiamati a bloccare subito la folle corsa degli spread.

Tra Roma, Berlino, Parigi e Madrid ne parlano con reticenza. Non vogliono creare troppe aspettative, in caso di fallimento sarebbero un boomerang. Ripetono che una loro approvazione già al Consiglio europeo di giovedì e venerdì è quasi impossibile. “Ma comunque per gli sherpa saranno quattro intensissimi giorni di lavoro in teleconferenza”, spiega una fonte europea. Il risultato minimo è spianare la strada a una discussione a 27 su questi, delicatissimi, temi. In modo che un primo accordo preliminare si possa intravedere nelle dichiarazioni dei leader al termine del summit di Bruxelles. E dare un messaggio ai mercati sul fatto che questa volta l’Europa fa davvero sul serio. Almeno così sperano a Palazzo Chigi, all’Eliseo e alla Moncloa. E l’aver coinvolto anche il Kanzleramt della Merkel è un modo per evitare incomprensioni, per trovare soluzioni condivise.

Venerdì al vertice di Roma i leader delle prime quattro economie dell’euro hanno definitivamente battezzato il piano per la crescita da 130 miliardi. Misure utili, duramente negoziate (soprattutto da Monti e dal suo braccio armato in Europa, Enzo Moavero) di fronte alle reticenze dei nordici, ma che dopo mesi di trattative potrebbero essere state superate dall’aggravarsi della crisi. Per questo a maggio i governi hanno incaricato i 4 presidenti della Ue (Van Rompuy, Draghi, Barroso e Juncker) di scrivere un piano per riformare l’Europa. Ci confluirà l’Unione bancaria proposta dalla Commissione e sarà basato sull’Europa politica chiesta dalla Merkel: più poteri a Bruxelles nel controllo dei bilanci e della politica economica dei governi. Solo allora la Germania cederà sugli Eurobond. Ma perché questo avvenga ci vorranno anni e oggi potrebbe non bastare a sfamare le attese degli investitori. Come conferma il responsabile Europa del Pd Sandro Gozi, per il quale “dopo il successo del summit di Roma bisogna andare avanti, fare di più”.

E qui veniamo alle angosce dei nostri giorni. La crisi greca non è risolta. Idem il salvataggio delle banche spagnole. Bubboni pronti a infiammare di nuovo gli spread, pregiudicando riforme e risanamento di paesi ora virtuosi, come l’Italia. E se il summit di settimana prossima non darà risposte credibili, la crisi potrebbe diventare irreversibile. Proprio per evitare questo scenario è stato creato il gruppo di lavoro che sarà composto dai ministri delle Finanze (per l’Italia Vittorio Grilli) di Italia, Germania, Francia e Spagna e dagli sherpa dei leader. Per Monti il ministro Moavero, che ritroverà “l’uomo euro” della Merkel Nikolaus Meyer-Landrut, con il quale per mesi ha lavorato per sbloccare il piano sulla crescita. Il gruppo si terrà in contatto con Bce e Commissione.

Come prima cosa cercherà di disinnescare la mina delle banche spagnole. Germania, Olanda e Finlandia hanno imposto che i soldi per il salvataggio non andassero direttamente agli istituti, ma passassero dal governo in modo da avere più garanzie in caso di fallimento. Poi la decisione di usare il nascituro fondo salva-stati permanente (Esm) e non quello transitorio (Efsf) in modo tale che il soldi versati dai governi per il salvataggio non venissero conteggiati nel debito pubblico. Ma con un inconveniente: l’Esm è un creditore privilegiato. Status che piace molto ai governi del Nord ma che ha bloccato gli investitori privati, terrorizzati che in caso di default spagnolo a essere rimborsati sarà solo l’Esm, non loro. Il che ha fatto impennare gli spread spagnoli e, di riflesso, quelli italiani. Ma sarà dura far digerire a Berlino, Helsinki e l’Aia la mossa di sottrarre all’Esm lo status di creditore privilegiato.

Il secondo obiettivo degli sherpa è ancora più ambizioso, calmare definitivamente i mercati. L’idea italiana di uno scudo anti-spread è stata bocciata dalla Merkel. “Siamo pronti a battere altre strade”, dicono pragmatici nel nostro governo. Ma in fretta. La pista che seguiranno gli sherpa è quella di far precedere gli Eurobond dal Redemption fund e dagli Eurobills. Il primo è un fondo garantito dalla Ue dove confluirebbe la parte che eccede il 60% del debito di ogni Paese con l’impegno di smaltirlo in 20 anni. Oltretutto è stato ideato dai consiglieri della Merkel ed è stato raccomandato ai governi dal Parlamento europeo. Gli Eurobills sono invece piccoli Eurobond, titoli comuni a breve scadenza che ogni Paese può emettere in quantità limitata. Due misure che finalmente abbatterebbero gli spread. Ma Roma, Madrid e Parigi sperano anche di accelerare sull’Unione bancaria e sull’integrazione delle politiche di bilancio, in modo da arrivare prima agli Eurobond.

di ALBERTO D’ARGENIO da repubblica.it