Hollande cambia rotta e sceglie un ex banchiere per l’economia Emmanuel Macron, 37 anni, ha lavorato per Rothschild

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Emmanuel Macron, 37 anni, ha lavorato per Rothschild. Ha una visione opposta rispetto a quella del suo predecessore, Arnaud Montebourg

La nomina di Emmanuel Macron a ministro dell’Economia è un segnale forte che la Francia vuole dare all’Europa (e a Berlino) dopo un biennio di esitazioni e zig zag che hanno fatto precipitare il credito del presidente Hollande e messo il Paese nella posizione del malato ai limiti dell’incurabilità. Macron, 37 anni, è un ex banchiere del gruppo Rothschild e ha una visione opposta a quella di Arnaud Montebourg, il baldanzoso precedessore che ha provocato la crisi di governo lanciando strali contro la politica di austerità e presunte sottomissioni della Francia ai diktat di Berlino. Macron è anche un fedelissimo di Hollande che lo volle come consigliere per l’economia all’Eliseo. Dimessosi in giugno, per divergenze sulle misure da prendere, torna in auge nel momento più difficile e lavorerà di concerto con un altro fedelissimo, Michel Sapin, confermato alle Finanze. Dal governo escono Aurélie Filippetti (Cultura) e Benoît Hamon (Istruzione), due esponenti dell’ala sinistra del partito socialista. E anche questo è un segnale di svolta che, in qualche misura, ripete una vecchia storia della sinistra francese, quando Mitterrand dovette affidarsi al riformista Rocard nonostante rivalità e dissenso politico.
Il nuovo governo del premier Valls è in buona sostanza l’ammissione di un abbaglio: che cioè fosse possibile utilizzare il guanto di velluto nel taglio della spesa e nell’avviare riforme strutturali, aggrappandosi alla speranza del ritorno della crescita. Speranza frustrata dal perdurare della crisi e da avvenimenti internazionali che hanno complicato le prospettive. La Francia paga inoltre una pesante crisi sociale che alimenta il populismo e riduce i margini di manovra del governo, a sua volta condizionato dalle corporazioni e da fronde nella propria maggioranza. Di fatto, Hollande non aveva alternative e ha dovuto rompere gli indugi, anche per conservare le residue possibilità di concludere la legislatura e ricandidarsi all’Eliseo nel 2017. È tuttavia presto per capire se un giovane ex banchiere e un governo d’immagine «renziana» potranno avviare la Francia sulla strada delle riforme strutturali e dei tagli alla spesa che Hollande ha proposto. La maggioranza è risicatissima e il malessere sociale in crescita.
Può sembrare paradossale che l’esclusione di Montebourg sia avvenuta nel momento in cui i governi europei, Germania compresa, riflettono sui guasti di una politica di austerità che frena la crescita e impedisce il risanamento, come in sostanza aveva detto proprio Montebourg, sia pure con linguaggio colorito. In realtà, la maggiore flessibilità non deve diventare un alibi per lasciare fuori controllo la spesa pubblica. La seconda lettura è tutta francese : Montebourg e la sinistra socialista abbandonano la barca che affonda, preparandosi alle sfide di domani. Il disagio del Paese è un gigantesco serbatoio di voti in libera uscita.

di Massimo Nava da corriere.it

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