I Fantasmi della Casa Rossa del conte Felice De Vecchi a Cortenova

Casa Rossa Cortenova villa de vecchi 09Esplora il significato del termine: A CORTENOVA, NELLA FRAZIONE DI BINDO
Spettri e delitti, i misteri della Casa Rossa
La dimora ottocentesca del conte Felice De Vecchi è considerata una delle case più «infestate» del mondo
Il 1° dicembre 2002 una frana la risparmiò: i massi scivolati a valle dalla montagna retrostante si fermarono a pochi metri distanza. Ma il giorno dopo a Cortenova, Comune nel cuore della Valsassina, molti ebbero la sensazione che sarebbe stato meglio vederla rasa al suolo in un colpo solo. Villa De Vecchi, meglio nota come «la Casa Rossa», tenuta ottocentesca voluta dal conte Felice De Vecchi nella frazione di Bindo, è abbandonata al più totale degrado. È diventata la «casa dei fantasmi» per antonomasia, fonte inesauribile di leggende che parlano di spettri, di un pianoforte che certe notti suona da solo un sinistro ritornello e persino di riti satanici e misteriosi suicidi.

LA COSTRUZIONE – Innamorato della valle, il nobile, protagonista del Risorgimento e delle Cinque giornate di Milano, la fece realizzare tra il 1854 e il 1857 come residenza estiva: una casa da fiaba in mezzo ai boschi. La villa, influenzata nell’architettura della passione per l’oriente del conte, venne realizzata all’interno di un parco di 130 mila metri quadrati. Costo totale: 44.063 lire. L’edificio contava due piani nobili e un seminterrato dedicato a cucina. Al terzo piano, mai realizzato, il conte voleva costruire un osservatorio astronomico.

FANTASMI – La leggenda dice che la decadenza della «Casa Rossa» iniziò dopo che il conte trovò la moglie orrendamente assassinata e la figlia scomparsa. Niente di vero, anche perché il conte morì nel 1862, a 46 anni, ancora celibe. La casa fu ereditata dal fratello, che la lasciò andare in declino anche se la famiglia Negri – che occupava una casetta nel parco – continuò ad occuparsi della sua manutenzione. Un brutto giorno però il custode trovò la moglie assassinata e si suicidò per il dolore. E le leggende sui fantasmi si fecero sempre più insistenti.

IL CROLLO – Come se non bastasse, nei primi anni del Novecento crollò il secondo piano, a causa di una copiosa perdita d’acqua dalle tubature dell’impianto di riscaldamento «avveniristico» che il conte aveva voluto far installare. Negli anni Venti Aleister Crowley, fondatore del moderno occultismo e fonte di ispirazione per il satanismo (avrebbe ispirato la musica dei Led Zeppelin) vi soggiornò per alcune notti, e le leggende raccontano che in seguito i suoi seguaci utilizzarono la casa del custode per riti orgiastici, durante i quali sarebbero anche stati commessi dei delitti.

FAMA SINISTRA – Adesso la Casa Rossa è abbandonata, i muri esterni ricoperti di rampicanti e quelli interni, una volta impreziositi con affreschi e tappezzerie, devastati dall’umidità e dai graffiti. La sua fama sinistra continua: è anche finita anche i televisione, protagonista di una trasmissione su misteri ed esoterismo, e un noto sito Usa l’ha classificata fra le sette case più «haunted» (infestate) del mondo. Il sindaco, Luigi Selva, sorride, ma il suo è un sorriso amaro. La fama «nera» della tenuta, richiamo irresistibile per satanisti, spiritisti e vandali, non piace molto alla gente del posto. «La villa fa parte del nostro patrimonio storico – dice Selva -, sarebbe stato molto importante restaurarla, negli anni Ottanta doveva diventare sede della Comunità montana, ma poi fu scelta la Fornace di Barzio».

NESSUN PROGETTO – «Spiace che sia ridotta in quello stato – commentano alcuni commercianti -. A questo punto, tanto vale demolirla». La villa è pericolante, cintata da un’alta rete per motivi di sicurezza. I vincoli della Sovrintendenza fissano limiti precisi per il recupero, ma di progetti non ce ne sono. Alla domanda quale futuro avrà, il primo cittadino e la proprietà allargano le braccia, e rispondono: «Per ora nessuno, soldi non ce ne sono». La frana del 2002 avrebbe potuto «risolvere» drasticamente il problema: un milione di metri cubi di detriti e fango che travolsero case e aziende. La villa ne uscì indenne. Neanche fosse protetta da forze occulte.

La dimora ottocentesca del conte Felice De Vecchi è considerata una delle case più «infestate» del mondo

Il 1° dicembre 2002 una frana la risparmiò: i massi scivolati a valle dalla montagna retrostante si fermarono a pochi metri distanza. Ma il giorno dopo a Cortenova, Comune nel cuore della Valsassina, molti ebbero la sensazione che sarebbe stato meglio vederla rasa al suolo in un colpo solo. Villa De Vecchi, meglio nota come «la Casa Rossa», tenuta ottocentesca voluta dal conte Felice De Vecchi nella frazione di Bindo, è abbandonata al più totale degrado. È diventata la «casa dei fantasmi» per antonomasia, fonte inesauribile di leggende che parlano di spettri, di un pianoforte che certe notti suona da solo un sinistro ritornello e persino di riti satanici e misteriosi suicidi.

LA COSTRUZIONE – Innamorato della valle, il nobile, protagonista del Risorgimento e delle Cinque giornate di Milano, la fece realizzare tra il 1854 e il 1857 come residenza estiva: una casa da fiaba in mezzo ai boschi. La villa, influenzata nell’architettura della passione per l’oriente del conte, venne realizzata all’interno di un parco di 130 mila metri quadrati. Costo totale: 44.063 lire. L’edificio contava due piani nobili e un seminterrato dedicato a cucina. Al terzo piano, mai realizzato, il conte voleva costruire un osservatorio astronomico.

FANTASMI – La leggenda dice che la decadenza della «Casa Rossa» iniziò dopo che il conte trovò la moglie orrendamente assassinata e la figlia scomparsa. Niente di vero, anche perché il conte morì nel 1862, a 46 anni, ancora celibe. La casa fu ereditata dal fratello, che la lasciò andare in declino anche se la famiglia Negri – che occupava una casetta nel parco – continuò ad occuparsi della sua manutenzione. Un brutto giorno però il custode trovò la moglie assassinata e si suicidò per il dolore. E le leggende sui fantasmi si fecero sempre più insistenti.

IL CROLLO – Come se non bastasse, nei primi anni del Novecento crollò il secondo piano, a causa di una copiosa perdita d’acqua dalle tubature dell’impianto di riscaldamento «avveniristico» che il conte aveva voluto far installare. Negli anni Venti Aleister Crowley, fondatore del moderno occultismo e fonte di ispirazione per il satanismo (avrebbe ispirato la musica dei Led Zeppelin) vi soggiornò per alcune notti, e le leggende raccontano che in seguito i suoi seguaci utilizzarono la casa del custode per riti orgiastici, durante i quali sarebbero anche stati commessi dei delitti.

FAMA SINISTRA – Adesso la Casa Rossa è abbandonata, i muri esterni ricoperti di rampicanti e quelli interni, una volta impreziositi con affreschi e tappezzerie, devastati dall’umidità e dai graffiti. La sua fama sinistra continua: è anche finita anche i televisione, protagonista di una trasmissione su misteri ed esoterismo, e un noto sito Usa l’ha classificata fra le sette case più «haunted» (infestate) del mondo. Il sindaco, Luigi Selva, sorride, ma il suo è un sorriso amaro. La fama «nera» della tenuta, richiamo irresistibile per satanisti, spiritisti e vandali, non piace molto alla gente del posto. «La villa fa parte del nostro patrimonio storico – dice Selva -, sarebbe stato molto importante restaurarla, negli anni Ottanta doveva diventare sede della Comunità montana, ma poi fu scelta la Fornace di Barzio».

NESSUN PROGETTO – «Spiace che sia ridotta in quello stato – commentano alcuni commercianti -. A questo punto, tanto vale demolirla». La villa è pericolante, cintata da un’alta rete per motivi di sicurezza. I vincoli della Sovrintendenza fissano limiti precisi per il recupero, ma di progetti non ce ne sono. Alla domanda quale futuro avrà, il primo cittadino e la proprietà allargano le braccia, e rispondono: «Per ora nessuno, soldi non ce ne sono». La frana del 2002 avrebbe potuto «risolvere» drasticamente il problema: un milione di metri cubi di detriti e fango che travolsero case e aziende. La villa ne uscì indenne. Neanche fosse protetta da forze occulte.

Riccardo Rosa da corriere.it

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