Il Macellum di Renzi Verdini

verdini_indagatoLA COPPIA RENZI-VERDINI VUOL FARE UN MACELLUM

SI LAVORA SU MODIFICA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA E CANDIDATURE MULTIPLE.

L’accordo Renzi-Berlusconi non si tocca, avverte il relatore in Commissione della legge elettorale, Sisto in serata. E in effetti, al netto di un’altra giornata di “ammuina” parlamentare, quello che regge è proprio l’accordo tra i due. Il segretario Pd incontra Denis Verdini, delegato alla trattativa di Forza Italia e sua vecchia conoscenza. Sul tavolo delle modifiche ci sono essenzialmente due punti: l’innalzamento della soglia per accedere al premio di maggioranza (dal 35 al 38%) e l’abbassamento di quella per entrare in Parlamento (la bozza prevede il 5% in coalizione e fuori l’8%). Verdini dice sì alla prima richiesta, no alla seconda. Poi Matteo prova a chiudere con Angelino Alfano, che se le soglie rimangono queste non ha altra scelta che tornare all’ovile di Fi. Al netto delle richieste di preferenze e sbarramento più basso, la richiesta di Ncd sono le candidature multiple. Renzi ha chiarito: “Non mi immolo sulle candidature multiple”. D’altra parte, fatto salvo l’impianto di massima della legge e per ottenerne l’approvazione, lui non s’immola davanti a nulla. Con buona pace di chi definisce l’Italicum un super Porcellum. La minoranza dem che ha molto abbassato i toni, ma non ha mollato sulla questione dellepreferenze (rilanciata anche da Letta giovedì sera a Otto e mezzo). Una minoranza che in commissione Affari costituzionali è maggioranza. Tanto è vero che il segretario in serata prova a disarmarli offrendo un meccanismo di “primarie alla toscana”, ovvero per legge ma facoltative. E per questo si presenta addirittura a Montecitorio in serata, illustrando al gruppo le modifiche possibili. E il gruppo abbassa le penne impegnandosi a ritirare tutti gli emendamenti, tranne quelli che riguardano il premio di maggioranza, la delega al governo per i collegi e le primarie. Si conclude così una giornata di conclamata “ammuina” parlamentare.

“UNA CASSETTA degli attrezzi”. Così Roberto Speranza, capogruppo Dem, definisce gli emendamenti in Commissione del Pd alla legge (36 su 318 complessivi). Scadenza alle ore 13, trattative continue, alla fine i Democratici si accordano su un non accordo: a titolo più o meno individuale presentano modifiche praticamente su tutto. Abbassare le soglie di sbarramento per partiti e coalizioni, alzare la soglia per l’attribuzione del premio di maggioranza, introdurre le preferenze, salvare il miglior perdente. Ma anche rimandare l’entrata in vigore della legge elettorale a dopo la riforma del Senato, trasformare i collegi da plurinominali in uninominali. Il più unitario prevede la delega al governo a disegnare i collegi e le circoscrizioni. Non firmano nulla la Boschi, Fiano e Bressa. E mai come ieri mattina la Commissione sembra un suk, con firme dei membri della commissione messe sulle modifiche più o meno a caso. Tanto la trattativa avviene fuori, e gli emendamenti sono solo un modo per lasciarsi aperte tutte le porte e prendere tempo. Renzi ribadisce da Firenze quello che va dicendo da giorni: “Se la legge salta, finisce la legislatura”. Franchi tiratori e giochi sotterranei per far saltare l’accordo sono nel conto. Tanto che il segretario scende a Roma nel primo pomeriggio per gestire gli incontri e visionare le modifiche proposte in prima persona. Perché poi, se il Pd ha fatto la sua parte, gli altri non sono stati da meno: Ncd ne presenta 11 (tra cui quello per le candidature multiple), Forza Italia ripropone il salva-Lega. Renzi studia il fascicolo in proprio e incontra Speranza e Emanuele Fiano (relatore della legge in Commissione) al Nazareno. Intanto il premier si cautela e si dice “felice” sia se la la legge elettorale si fa, sia se finisce il bicameralismo perfetto. Un modo per avvertire che la legge passa solo se c’è la garanzia che una volta fatta non si andrà al voto. Ambienti vicini al premier raccontano che la tentazione di sfidare Renzi e di andare al voto con il proporzionale puro e vedere dove arriva ci sarebbe, ma per “senso di responsabilità”.

L’idea è far approvare la legge alla Camera e allungare i tempi al Senato. Per superare l’ultima finestra elettorale per andare al voto con le Europee. Ora dalle parole si passa al voto.

Da Il Fatto Quotidiano del 28/01/2014. Wanda Marra via Triskel182.wordpress.com

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